La mia opinione su Graph Search

Like Don't move Unlike
 
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È vero, m’è stato necessario qualche giorno di troppo per valutare ed esprimermi circa questo Facebook Graph Search, che tutti per mesi hanno atteso spasmodicamente e che è finalmente atterrato in settimana, parcheggiando l’astronave (per ora) dall’altra parte dell’Atlantico.

Forse perché non ho sentito niente che m’abbia sorpreso, e temevo mi fosse sfuggito qualcosa. Forse mi aspettavo di più, e mi son sentito deluso, un po’ come quando vedo un film d’azione al cinema.

Sì, bello, per carità.

Che effetti speciali. Figata.

Poteva essere meglio, questo sì.

A dirla tutta: ma che è ‘sta cosa?

Non è per contestare, Mark, dopo tutto quello che hai fatto per noi, ma obbiettivamente…

 

Di cosa si tratta

 

Graph Search è il nuovo, attesissimo, motore di ricerca semi/interno di Facebook. Dico semi/interno perché (come già accade a dirla tutta) in caso di carenza di risultati interni verranno presentati  quelli delle SERP Bing.

Facebook prenderà in esame la nostra richiesta “dove mangiare il maialetto a Cagliari?” e risponderà incrociando anzitutto le preferenze dei nostri amici, dopodiché le pagine di una qualche attività di Cagliari che abbia una pagina Facebook, in ordine di like/check-in/altri segni di preferenza da parte dell’utenza, in terzo luogo i risultati che esistono in Facebook pur non avendo una pagina ufficiale (magari un “Place” registrato da un utente) ed infine i risultati da Bing. Quindi ipotizziamo: voi siete amici miei; io ho fatto “like” su due ristoranti che cucinano il maialetto divinamente (che è il minimo sindacale previsto per poter cucinare il maialetto senza rischiare il linciaggio); uno di questi ha 10 liker, l’altro 100: Graph Search segnalerà quest’ultimo ristorante al primo posto. Naturalmente, chi fa campagna Ads su Facebook lo sa bene, ciò finirà per rendere più importante la promozione della propria pagina Facebook (surprise surprise), visto che le differenze in numeri tra chi fa campagna e chi non la fa, a parità di condizioni, sono nette. Per i ristoranti è facile, perché molte persone utilizzano la rete per parlare di cucina, ricette e quant’altro. Ma chi farà like al mio dentista, poveraccio? Come faccio a suggerirvi un buon idraulico? Significa che, ad intero beneficio della stessa Facebook, tuttituttipropriotutti dovranno fare qualcosa per rendersi “disponibili” on line.

I dati che gli utenti inseriscono in Facebook sono non solo praticamente infiniti, ma anche in continua evoluzione: foto, date, connessioni e preferenze personali saranno analizzate per questa ricerca, e tanti saluti a coloro che immancabilmente si lamenteranno (su Facebook) di quanto Facebook faccia schifo per non rispettare la privacy. Una scena che si ripete oramai con cadenza settimanale. Interessante spunto: la ricerca prenderà in esame anche le immagini, per cui potrò filtrare tutte le foto del Monte Fuji durante la primavera, ad esempio. L’introduzione di Graph Search finirà per aumentare la portata di questo stream di dati: basti pensare a come una pagina Facebook aziendale passerà da “utile” ad “essenziale”, così come una campagna Ads.

Le informazioni presenti, però, saranno necessariamente incomplete (ed ecco perché non penso che Graph Search vada a disturbare Google più di tanto). Ad esempio, come segnalato da Danny Sullivan in un’interessantissima analisi, quando andiamo a cercare su Facebook “chi ha vinto i Golden Globe”, veniamo sballottati da un risultato all’altro (fan di questo, fan di quell’altro, insulti o sfottò, etc.) senza mai arrivare ad un risultato completo, informativo ed imparziale.

Also Known As: la gente su Facebook condivide la sua opinione, non i dati. Opinioni tante, tantissime, milioni (anzi, più di un miliardo ormai). Ma dati oggettivi? Non mi sembra arriverà mai il momento in cui ci si potrà affidare interamente a Facebook per ottenere informazioni, perché le fastidiose tendenze dell’Homo Sapiens ad avere pollici opponibili ed esprimere la propria opinione non saranno scalfite affatto dall’aumento di interlocutori, opzioni o argomenti.

Anzi.

 

Cosa penso cambierà

 

Oltre a Zuckerberg, ho già nominato due volte qualcun’altro che finirà per guadagnarci: Bing. In particolar modo, tutto questo processo porterà il motore di ricerca Made in Microsoft al di fuori dagli attuali paletti a stelle e strisce.

Non mi sembra che in casa Big G invece siano preoccupati: lo confermano le affabili dichiarazioni rilasciate da Larry Page a Wired su Facebook: “stanno lavorando davvero male sui loro prodotti”. E per quanto la mia opinione conti LEGGERMENTE meno di quella di Page, non posso che dargli ragione al momento. Ciononostante mi sembra fuori discussione che la cosa potrà e dovrà a lungo termine andare a scalfire la corazza di Google.

Google stessa non resterà certamente con le mani in mano. Probabilmente Local finirà per perdere qualcosa in termini numerici, così come succede a causa di Trip Advisor e simili. Per le stesse ragioni forse sono altri motori meno generalisti di Google, come Yelp o LinkedIn o lo stesso Trip Advisor, quelli che finiranno per dover incassare il colpo di cannone. La potenza di fuoco di Facebook in termini di quantità rende inevitabile dei grossi scossoni per tutti gli interessati.

Pur convinto che Facebook basa larga parte della propria forza sulla quantità, piuttosto che sulla qualità (e chi non lo farebbe al suo posto?), non posso non vedere una certa furbizia in questa mossa di Zuckerberg & co. A parte la rinnovata necessità di interconnettersi sempre di più (che male non ci fa), oggi NON stiamo facendo niente contro Google: la ricerca è completamente diversa, i target diversi…no oggi no.

Magari domani.

Sicuramente, domani.