Coronavirus e comunicazione: tre riflessioni. Più una.

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Tutti in casa. E il traffico sui social decolla. Da una ricerca condotta in Piemonte, la prima settimana di sosta forzata vede crescere Facebook del 42%, Google del 45% e l’uso di internet aumenta del 50% rispetto ai dati di gennaio (fonte: La Stampa).

Sono numeri importanti, per chi fa il nostro lavoro e per chi ha un’impresa. E suggeriscono alcune riflessioni.

La prima, quasi scontata: chi si è dotato per tempo di un e-commerce può affrontare l’emergenza in modo diverso da chi non ha una piattaforma on line. Ritenere l’e-commerce semplice antagonista delle tradizionali modalità di business è oramai anacronistico. Le forme in cui l’e-commerce si concretizza sono davvero molteplici. Si tratta di conoscerle bene, di capirne le differenze e di decidere quali sono più adatte rispetto alle caratteristiche della propria azienda: sia questa un’impresa di grandi o medie dimensioni, una piccola attività artigianale, un’agenzia del terziario, una cooperativa.

Seconda. Per tutti, anche per chi ha sospeso l’abituale attività di vendita, l’emergenza è un’occasione per comunicare: si tratta di capire come.

Nessuno può fingere che nulla sia cambiato. Toni euforici, allegria forzata, sorrisi esibiti sono sicuramente fuori luogo (ammesso che siano mai stati efficaci). Molto più raccomandabili garbo, consapevolezza, equilibrio. Il sorriso va bene, naturalmente, se serve ad alleggerire e far percepire la vicinanza della marca al suo pubblico.

Gli atti d’acquisto sono sospesi o molto rallentati, non però la relazione tra i consumatori e l’azienda, che potrà usare questa pausa per raccontare meglio sé stessa. Magari approfitterà per mettere a fuoco in maniera più precisa la personalità e il proprio posizionamento, sollevata per un momento dall’inseguire urgenze e quotidianità.

Terza. La nostra vita per molti aspetti è del tutto cambiata. Per altri, no. Ci inquietano le sirene delle ambulanze, i dati allarmanti sui ricoveri e i decessi. Ma abbiamo bisogno di continuare a sentire gli amici, di leggere, di ascoltare musica, di stare in relazione attraverso i nostri device elettronici. Le marche hanno un ruolo, e anche una responsabilità, in tutto questo. Rinunciare alla tentazione di cavalcare la situazione è senz’altro buona cosa. Modificare e calibrare il tono di voce con cui l’azienda parla tenendo conto di una mutata sensibilità collettiva, anche. Proporre messaggi rassicuranti senza tuttavia negare la serietà del momento. Mostrare vicinanza e solidarietà senza scivolare nella retorica a buon mercato. Insomma: va trovato un equilibrio fra i valori di base della marca e la mutata situazione collettiva: servono cura, attenzione, consapevolezza.

Infine: comunicare bene oggi significa anche prepararsi al dopo emergenza.

Approfittare della sosta obbligata per rivedere le proprie strategie di marketing consente di attrezzarsi meglio per l’inevitabile e augurabilmente rapida ripresa, dotandosi per tempo di strumenti che risulteranno preziosi. Anche perché molte imprese saranno nelle stesse condizioni, e chi si sarà preparato meglio avrà più chance di successo.

A titolo esemplificativo: promuovere l’attività SEO oggi significa farsi trovare tra due-tre mesi da chi ci cercherà (come sappiamo, il lavoro sui motori di ricerca richiede tempo e continuità, non ha effetti immediati). Pensare a una campagna di comunicazione multimedia. Rinnovare quel vecchio video istituzionale. Affrontare la comunicazione social in modo finalmente professionale. E tanto altro ancora.

Sono suggerimenti dichiaratamente di parte, perché è di comunicazione che ci occupiamo. E ci sta a cuore la salute delle aziende che si affidano a noi (oltre a quella dei nostri collaboratori, in smart working dalla scorsa settimana, e per le prossime).