Negozi online:
E-commerce Napoli:
quando conviene farlo davvero
Non tutte le aziende devono vendere online, e non lo diciamo per modestia.
Ci sono prodotti che online rendono poco: margini stretti che non reggono la spedizione, articoli che il cliente vuole vedere, cataloghi che cambiano ogni settimana e nessuno in azienda che possa aggiornarli. In questi casi un negozio online diventa un costo fisso che nessuno guarda più dopo sei mesi.
Ci sono invece situazioni in cui un e-commerce a Napoli è la cosa più sensata da fare: quando il prodotto si spiega da solo, quando il margine regge il costo di acquisizione, quando c’è già una domanda che oggi si serve altrove.
La differenza si vede prima di partire, facendo due conti su un foglio.
Preferiamo dirlo prima. Un progetto che non sta in piedi non conviene nemmeno a noi.
La scelta tecnica:
tre domande che decidono tutto
Prima di parlare di software ne chiariamo tre cose, e da lì la piattaforma quasi si sceglie da sola.
Quanti prodotti e quanto cambiano. Duecento articoli stabili e quindicimila codici stagionali sono due mestieri diversi. Nel secondo caso il problema non è il sito: è come ci entrano i dati e chi li tiene aggiornati.
A chi vendi. Al privato serve un percorso semplice e pagamento immediato. All’azienda servono listini per cliente, sconti a scaglioni, ordini ripetuti, pagamento differito. Sono impianti diversi, non impostazioni diverse.
Cosa c’è già in azienda. Un gestionale che tiene giacenze e anagrafiche cambia l’ordine dei lavori: il sito diventa una vetrina di dati che stanno altrove, e il grosso del lavoro è il dialogo fra i due.
Rispondere richiede un paio d’ore. Sbagliare si paga per anni, perché migrare un negozio che vende è un intervento delicato.
Shopify, PrestaShop, Magento e WooCommerce le usiamo tutte. Non abbiamo una preferita da difendere.
Dopo il lancio:
la parte che nessuno preventiva
Il giorno dell’apertura un negozio online ha zero clienti. Non è come un negozio in centro, dove passa qualcuno comunque.
Prima di parlare di piattaforme guardiamo cosa vendete e a chi, perché il mercato di Napoli non è uno solo.
Intorno a Napoli l’agroalimentare, la moda e la cantieristica convivono con un terziario di servizi giovane e molto digitale. Un mercato dove il passaparola conta ancora quanto la pubblicità.
Se invece il sito deve informare e non vendere, la pagina è realizzazione siti internet a Napoli.
Il traffico va costruito, e costa. Ci sono tre strade e di solito servono tutte e tre: le ricerche su Google, che rendono nel tempo ma chiedono mesi e contenuti veri; le campagne a pagamento, che rendono subito e smettono di rendere quando smetti di pagare; il rapporto con chi ha già comprato, che è la più redditizia e la più trascurata.
Questa parte pesa quanto la realizzazione, spesso di più, e va messa nel conto dall’inizio.
Quando facciamo un preventivo per un e-commerce a Napoli lo diciamo esplicitamente: se il budget copre solo il sito, il sito resta fermo.
Meglio un negozio più semplice e qualcosa da investire dopo, che un negozio perfetto senza visitatori.
Chi ci lavora:
Un e-commerce
non lo fa una persona sola
Su un progetto di vendita online lavorano mestieri diversi, e questo è il motivo principale per cui ci si rivolge a una struttura invece che a un singolo.
Serve chi progetta il percorso di acquisto, chi sviluppa, chi fa parlare il sito con il gestionale, chi scrive le schede prodotto in modo che siano leggibili e trovabili, chi imposta le campagne e chi legge i numeri dopo.
In Dexa siamo oltre quaranta persone e lavoriamo tutti nello stesso posto, il che accorcia parecchio i tempi quando qualcosa va sistemato.
Siamo attivi a Napoli e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e le aziende che seguiamo sono quasi tutte altrove.
Il lavoro si fa in buona parte a distanza, con qualche incontro nei momenti che contano: l’avvio e le decisioni grosse.
Quanto costa un e-commerce:
come si costruisce il preventivo
Un prezzo di listino non esiste, e chi lo dà senza aver visto il catalogo lo cambierà in corsa.
Il costo dipende da cose misurabili: quanti prodotti e come sono fatti, quante integrazioni servono con gestionale, magazzino o corrieri, che tipo di vendita è, ai privati o alle aziende con listini differenziati, quante lingue e quanti mercati.
A queste si aggiungono due voci che quasi nessuno mette nel preventivo iniziale: i contenuti, cioè foto e schede prodotto, e il budget per farsi trovare dopo l’apertura.
Il modo onesto di fare un preventivo è dividerlo: cosa serve per aprire, cosa può aspettare il secondo anno, quanto costa tenerlo in piedi ogni mese.
Il conto che conta non è il prezzo del sito. È quanto ti costa ottenere un ordine e quanto ci guadagni sopra.
Dipende da quattro cose: quanti prodotti, quante integrazioni con i sistemi che già usate, se vendete ai privati o alle aziende, quante lingue.
Un negozio essenziale con catalogo contenuto e nessuna integrazione sta su cifre molto diverse da un progetto collegato al gestionale con listini differenziati. Fra i due estremi il rapporto è facilmente di uno a dieci, quindi un prezzo dato al telefono non vuol dire niente.
Quello che possiamo fare subito è dirvi in quale fascia siete e quali voci peseranno di più. Di solito sono le integrazioni e i contenuti dei prodotti, non la grafica.
Nel preventivo mettiamo anche il costo di gestione annuale e quello per farsi trovare: senza quelle due voci il conto è incompleto e si scopre dopo.
Spesso no, ed è la prima cosa che verifichiamo.
Prima di proporre di rifare guardiamo i numeri: quante visite arrivano, da dove, quante persone mettono qualcosa nel carrello e in che punto si fermano. Da lì si capisce se il problema è il traffico, il tipo di traffico o il sito.
Nella maggior parte dei casi il problema è a monte: non ci arriva nessuno, oppure arrivano persone che non cercavano quel prodotto. Rifare il sito in quelle condizioni non cambia niente e costa parecchio.
Quando invece il sito perde le persone in fase di acquisto, si interviene su quei passaggi, che di solito sono pochi e identificabili.
Si può fare in tre modi e vanno decisi all’inizio, perché è la voce che fa slittare i tempi più di ogni altra.
Li fate voi, ed è la strada più economica se avete già materiale decente e qualcuno che può dedicarci tempo. Li facciamo noi, e allora vanno messi a preventivo: le schede prodotto sono anche il contenuto che vi fa trovare su Google. Oppure si parte da quello che passa il fornitore e si migliora dove serve.
L’ultima strada è la più diffusa ed è anche la più rischiosa: descrizioni identiche a quelle di altri cento negozi non aiutano nessuno a sceglierti.
Sui prodotti che fanno il fatturato conviene sempre scrivere qualcosa di proprio.
Ci sono tre voci e vanno guardate insieme.
La prima è tecnica: hosting o canone della piattaforma, aggiornamenti, sicurezza, backup. Su una piattaforma in abbonamento è un costo prevedibile; su una installata dipende da quanto è complesso l’impianto.
La seconda è la gestione: aggiornare il catalogo, i prezzi, le promozioni. Può farla l’azienda o possiamo farla noi, ma qualcuno la fa.
La terza, la più pesante, è farsi trovare: campagne, posizionamento, contenuti. Non è una spesa accessoria, è quella che determina se il negozio vende.
Mettiamo tutte e tre nel preventivo iniziale, perché scoprirle dopo è il modo più comune di abbandonare un progetto a metà.
Dipende dal margine e da cosa volete costruire.
I marketplace portano volume subito, perché il traffico c’è già. In cambio prendono una commissione su ogni ordine, vi mettono accanto ai concorrenti e non vi lasciano il rapporto con il cliente: quella persona resta loro, non vostra.
Per molte aziende la combinazione sensata è entrambe le cose: il marketplace per far girare il magazzino e farsi conoscere, il negozio proprio per costruire clienti che tornano e su cui il margine è pieno.
La scelta va fatta con i numeri davanti, non per principio. Se la commissione si mangia tutto il margine, il volume non serve a niente.
Le stesse persone che hanno fatto il progetto.
Non abbiamo un gruppo che sviluppa e uno che assiste: chi ha costruito il negozio è chi risponde quando c’è da aggiungere un metodo di pagamento o capire perché un ordine si è bloccato. È il motivo principale per cui certi clienti sono con noi da vent’anni.
Il primo periodo dopo l’apertura è quello in cui serve più attenzione: si vedono i primi ordini veri e saltano fuori le cose che in prova non si erano viste.
Su come proseguire decidete voi: possiamo occuparci anche di campagne e contenuti, oppure limitarci alla parte tecnica se il marketing lo fate internamente.
Pagamenti:
Carta, PayPal, bonifico, contrassegno dove serve ancora. Ogni metodo ha una commissione e un effetto diverso sugli abbandoni.
Spedizioni:
Corrieri, tempi, soglie di gratuità. La spedizione gratis è un calcolo sul margine, non un gesto commerciale.
Resi:
Regole chiare e processo semplice. Un reso facile fa comprare di più, ma qualcuno in azienda lo deve gestire.
B2B:
Listini per cliente, sconti a scaglioni, riordini rapidi, pagamento differito. Vendere alle aziende è un impianto diverso, non un’opzione.
Estero:
Lingue, valute, imposte e spedizioni fuori dall’Italia. Ogni mercato aggiunge regole, e vanno verificate prima di aprirlo.
Traffico:
Posizionamento e campagne. Un negozio nuovo ha zero visitatori il primo giorno e nessuno passa per caso.
Raccontaci cosa vendi e a chi. Ti diciamo se ha senso venderlo online, con quale piattaforma e cosa serve davvero per partire.
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