Marketing operativo:
Agenzia marketing Napoli:
quando conviene chiamarne una
Non serve un’agenzia per fare pubblicità. Serve quando il marketing deve diventare una funzione dell’azienda e non una serie di iniziative estemporanee.
I segnali sono ricorrenti. Le vendite dipendono da due o tre clienti storici. I contatti arrivano solo dal passaparola. Si spende in pubblicità ma nessuno sa dire quanto renda. Si lancia un prodotto nuovo e si scopre che il mercato lo valuta diversamente da come era stato pensato.
In questi casi l’agenzia marketing a Napoli non porta una campagna: porta un metodo per decidere.
Che poi è la parte che resta anche quando il contratto finisce.
Le campagne si consumano. Un posizionamento chiaro no.
Il metodo:
partire da quanto vale un cliente
C’è un numero che cambia tutte le decisioni di marketing, e quasi nessuna PMI lo conosce: quanto vale un cliente nel tempo.
Senza quel dato non si può dire se una campagna sta andando bene. Un contatto che costa ottanta euro è caro o economico? Dipende se quel cliente in tre anni ne lascia mille o ventimila. La stessa cifra può essere un affare o uno spreco.
Per questo cominciamo sempre da lì: valore medio del cliente, durata del rapporto, costo di acquisizione attuale. Sono numeri ricavabili da quello che avete già.
Da quel momento ogni scelta ha un metro: si può dire con onestà se un canale conviene, se un prezzo regge, se vale la pena inseguire un segmento o lasciarlo perdere.
Senza quel metro, il marketing è una questione di opinioni, e vince quella di chi parla più forte.
A Napoli non esiste
un piano che va bene per tutti
La prima cosa che guardiamo non è il settore sulla carta, ma come si compra in quel settore.
Intorno a Napoli l’agroalimentare, la moda e la cantieristica convivono con un terziario di servizi giovane e molto digitale. Un mercato dove il passaparola conta ancora quanto la pubblicità.
Sulla parte di identità e contenuti c’è agenzia di comunicazione a Napoli.
Da questo dipende quasi tutto: se l’obiettivo è generare contatti o presidiare una reputazione, se il commerciale è indispensabile o è un costo evitabile, se la fiera vale più di dodici mesi di campagne, se conviene investire per farsi trovare o per farsi ricordare.
Sono decisioni da prendere prima del budget, e cambiano il budget più di qualsiasi trattativa sul prezzo.
Il team:
Un metodo
che resta all’azienda
L’obiettivo di un buon lavoro di marketing non è rendervi dipendenti dall’agenzia.
I numeri che mettiamo insieme all’inizio restano vostri e continuano a servire anche senza di noi: valore del cliente, costo di acquisizione, tasso di chiusura per canale. Lo stesso vale per il posizionamento: una volta deciso, orienta scelte che prendete voi ogni settimana.
Quello che facciamo dopo è aiutarvi a eseguire, e fin dove ha senso farlo insieme. In Dexa siamo oltre quaranta persone, quindi possiamo occuparci anche della produzione, ma non è obbligatorio.
Alcuni clienti ci seguono da vent’anni. Non per contratto: perché ogni anno c’è qualcosa di nuovo da fare.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e lavoriamo in tutta Italia.
Il budget:
quanto serve davvero per partire
La domanda ricorrente è quanto bisogna investire. La risposta dipende da un numero che potete calcolare prima di sentire qualsiasi agenzia.
Prendete quanto vale un cliente per voi in tre anni e quanti clienti nuovi vorreste in un anno. Quel prodotto è il valore in gioco. Un budget marketing ragionevole è una frazione di quella cifra, non una percentuale astratta del fatturato.
Se il conto non regge, il problema non è il budget: è il modello. Può voler dire che il prezzo è troppo basso, o che state inseguendo il cliente sbagliato. Saperlo prima vale più di qualsiasi campagna.
È anche il motivo per cui a volte diciamo di non spendere ancora, e di sistemare prima altro.
Il primo lavoro utile costa poco. È mettere in fila i numeri che avete già.
Dipende da quattro voci, e vanno sempre tenute separate:
- Analisi e piano: si paga una volta e dura un anno o più. È la voce che costa meno e pesa di più sul risultato.
- Attività ricorrenti: gestione campagne, contenuti, presidio dei canali. È il costo mensile.
- Produzione: materiali, foto, video, pagine. Concentrata nei primi mesi.
- Budget media: va alle piattaforme, non all’agenzia. Si decide a parte.
Una cifra unica a corpo non si può confrontare con nessun’altra offerta. Chiedi la divisione.
Non all’inizio, ma prima o poi sì.
Senza uno strumento che tracci da dove arrivano i contatti e cosa ne è stato, il costo di acquisizione resta una stima. Si può partire anche con un foglio di calcolo tenuto bene: quello che conta è l’abitudine di registrare, non il software.
Quando il volume cresce, un CRM vero diventa necessario. Ce ne occupiamo anche noi, ma solo quando serve davvero.
Nella maggior parte dei casi che vediamo, per uno di tre motivi.
Il pubblico è sbagliato: la campagna raggiunge persone che non compreranno mai. L’offerta non è chiara: chi arriva non capisce in dieci secondi cosa gli state proponendo. Oppure il percorso si interrompe a valle, su una pagina lenta o un modulo troppo lungo.
Sono tutti problemi che si vedono guardando i dati della campagna e la pagina di destinazione. È la prima cosa che facciamo.
Aiuta a partire prima, ma non è la cosa più importante.
Un’agenzia che ha fatto venti progetti nello stesso comparto tende a riproporre le stesse soluzioni, e nel vostro mercato assomigliereste a tutti gli altri.
Quello che conta di più è il metodo con cui si arriva a capire un’azienda, e la disponibilità a passare del tempo in reparto con chi il prodotto lo fa. Il settore si impara.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo aziende in tutta Italia. Il lavoro di analisi e pianificazione si fa in buona parte a distanza, mentre gli incontri in azienda si concentrano nella fase iniziale.
Quando serve capire come lavorate, però, veniamo: certe cose non si vedono da una videochiamata.
Il primo ciclo è di solito di sei o dodici mesi: è il tempo minimo per costruire il piano, eseguirlo e vedere se i numeri si muovono.
Dopo dipende. Alcune aziende ci tengono in affiancamento continuo, altre tornano quando c’è un progetto nuovo: un prodotto da lanciare, un mercato da aprire.
Non vendiamo contratti lunghi per vincolare nessuno. Se dopo un anno non c’è un motivo chiaro per continuare, il motivo non c’è.
Prezzo:
Quanto potete chiedere e perché. È la leva più veloce sul margine e la meno usata, per timore più che per analisi.
Lancio:
Portare sul mercato un prodotto nuovo o entrare in un mercato nuovo. La fase in cui gli errori costano di più e si recuperano peggio.
Export:
Vendere fuori dall’Italia richiede materiali, canali e tempi diversi. Non è la stessa strategia tradotta.
Fiere:
Preparazione, materiali e soprattutto il seguito. Nel B2B i contatti si raccolgono in fiera e si perdono nelle tre settimane dopo.
CRM:
Tracciare da dove arriva ogni contatto e che fine fa. Senza, il costo di acquisizione resta una stima e il budget una scommessa.
Misura:
Contatti, trattative aperte, tasso di chiusura, costo per cliente acquisito. I numeri di visibilità servono a capire i canali, non a giudicare il marketing.
Raccontaci cosa vendi e a chi. Ti diciamo quali numeri guardare per primi e cosa faremmo, in che ordine, prima di parlare di cifre.
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