Marketing digitale:
Agenzia web marketing Genova:
il problema non è fare, è collegare
Quasi tutte le aziende che ci contattano stanno già facendo qualcosa online. Spesso parecchio.
C’è chi segue i social, chi ha impostato le campagne, chi ha fatto il sito, magari qualcuno che si occupa di posizionamento. Ognuno manda un rapporto e ognuno, preso da solo, sembra andare bene.
Quello che manca è qualcuno che guardi il totale: quanto si sta spendendo in tutto, quanti clienti nuovi ne sono arrivati, quindi quanto è costato ciascuno. È una domanda semplice a cui in genere nessuno sa rispondere.
Il lavoro di un’agenzia web marketing a Genova comincia da lì: mettere in fila pezzi che esistono già e farli parlare fra loro.
Cinque rapporti mensili non sostituiscono un numero solo.
Il metodo:
collegare i dati che avete già
Quasi tutti i dati che servono esistono già, sparsi in posti che non si parlano.
Le visite stanno nello strumento di analisi, le campagne nelle rispettive piattaforme, le richieste in una casella di posta o in un foglio di calcolo, le trattative nella testa dei commerciali o nel gestionale, le vendite in amministrazione.
Il lavoro consiste nel far attraversare l’informazione dell’origine tutta la catena: quando un cliente firma, si deve poter risalire a da dove era arrivato.
Tecnicamente non è complicato: richiede che i moduli registrino l’origine, che i contatti finiscano in un posto solo e che qualcuno segni cosa ne è stato.
Il giorno in cui sapete da dove arrivano i clienti che chiudono, metà delle decisioni si prendono da sole.
I numeri che servono:
e quelli che ingombrano
Gli strumenti digitali producono una quantità di dati che serve soprattutto a riempire rapporti.
Quanto vale un cliente cambia con la filiera, e attorno a Genova le filiere sono diverse.
A Genova il porto detta i tempi: logistica, spedizioni, cantieristica e un terziario che ci gravita attorno. Un mondo B2B dove le decisioni passano da pochi interlocutori molto competenti.
Se la parte che manca è la strategia commerciale a monte, la pagina è agenzia marketing a Genova.
Numeri che non fanno decidere: visualizzazioni, copertura, interazioni, tempo medio sul sito, numero di seguaci. Descrivono attività, non risultati.
Numeri che fanno decidere: quante richieste arrivano da ciascun canale, quanto costa ciascuna, quante diventano trattative, quante si chiudono e con che margine.
Gli ultimi due li conosce solo l’azienda, ed è il motivo per cui vanno condivisi con chi si occupa del marketing. Senza, si ottimizza sul numero di contatti, che è il numero sbagliato: cento contatti che non chiudono costano più di dieci che chiudono.
Nei rapporti che facciamo i numeri sono pochi e sempre gli stessi, così si vedono i cambiamenti.
Un rapporto di venti pagine di solito serve a non dire che il costo per cliente è salito.
Chi ci lavora:
Un referente:
e i vostri fornitori restano dove sono
Non chiediamo di sostituire chi lavora già bene per voi. Capita spesso il contrario: ci occupiamo del quadro generale e i fornitori esistenti continuano a fare il loro pezzo.
Serve però un punto solo dove i numeri si sommano e qualcuno che possa dire, a fine trimestre, cosa ha funzionato e cosa no.
Da noi quel punto è il referente di progetto, che resta lo stesso nel tempo e conosce la vostra situazione senza doverla ristudiare ogni volta.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Genova come nel resto d’Italia.
Se un fornitore va sostituito lo diciamo, con i numeri e non per prendergli il lavoro.
Cosa chiediamo
prima di cominciare
Quattro cose, e tre sono accessi che avete già.
Gli accessi agli strumenti. Analisi delle visite, Search Console, piattaforme delle campagne. Dicono in poche ore cose che altrimenti sono ipotesi.
Quanto spendete oggi in tutto. Compresi i fornitori esterni e il tempo di chi in azienda se ne occupa. È la voce che si dimentica sempre.
Quanti clienti nuovi avete acquisito nell’ultimo anno e, se possibile, da dove arrivavano.
Quanto vale un cliente per voi. Margine medio e durata del rapporto: senza, non si può dire se un costo di acquisizione è alto o basso.
L’ultima è quella che manca più spesso, e si può ricavare insieme in un paio d’ore.
Con quei quattro elementi si smette di discutere di opinioni.
Dipende da come è impostato il rapporto, e vale la pena chiarirlo perché sotto questo nome si vendono cose molto diverse.
C’è chi esegue attività su singoli canali: campagne, social, contenuti. È lavoro operativo e serve, ma può farlo anche un professionista specializzato.
Quello di cui ci occupiamo noi è il livello sopra: capire quali canali hanno senso per voi, come dividere il budget, misurare quanto costa acquisire un cliente su ciascuno, e trovare dove si perdono le richieste lungo il percorso.
Poi, se serve, eseguiamo anche. Ma il valore sta nel coordinamento: è la parte che manca nella maggior parte delle aziende che hanno tre o quattro fornitori diversi, ognuno bravo nel suo pezzo e nessuno che guardi il totale.
Serve che l’informazione dell’origine attraversi tutta la catena, dal primo clic alla firma.
In pratica: i moduli del sito registrano da dove arrivava la persona, i contatti finiscono tutti in un posto solo, e qualcuno segna cosa ne è stato di ciascuno. Non serve un sistema complicato, all’inizio basta anche un foglio ben tenuto.
C’è una parte che i sistemi non vedono: il passaparola, la fiera, il cliente che vi aveva visti mesi prima e poi ha cercato il vostro nome. Per quella serve una domanda semplice fatta a chi arriva, e vale la pena farla.
Quando questo giro funziona, si scopre quasi sempre qualcosa di inatteso: un canale che sembrava morto porta i clienti migliori, o uno che costa molto porta richieste che non chiudono mai.
È la situazione più frequente, e le cause sono due, molto diverse fra loro.
La prima: le campagne portano le persone sbagliate. Succede quando sono impostate su parole troppo generiche, o quando l’annuncio promette qualcosa che voi non fate esattamente. Si vede subito guardando cosa cercavano quelle persone.
La seconda: i contatti sono buoni ma si perdono dopo. Tempi di risposta lunghi, richieste che nessuno prende in carico, nessun secondo tentativo con chi non era pronto subito.
La seconda causa è più comune della prima e costa di più, perché state già pagando per quei contatti. Il tempo di risposta in particolare è la leva più sottovalutata: la differenza fra richiamare in un’ora e richiamare in tre giorni è enorme.
Si capisce quale delle due è guardando i dati per un paio di settimane.
Dipende da cosa si mette in moto, e conviene distinguere.
Le correzioni sul percorso, cioè pagine, moduli, tempi di risposta, gestione dei contatti, danno effetti in poche settimane. Sono anche le meno costose, ed è il motivo per cui partiamo da lì.
Le campagne producono subito, ma i primi due mesi servono a capire cosa funziona: prima di allora i numeri non sono ancora affidabili.
Il posizionamento sui motori richiede mesi, con risultati consistenti fra sei e dodici, e la misurazione di tutto questo è un lavoro a sé: web analytics a Genova.
Un piano ragionevole mette insieme le tre cose: si sistemano le perdite subito perché si vede in fretta, si usano le campagne per avere volume nel frattempo, e si costruisce il posizionamento che a un anno riduce la dipendenza dalla pubblicità.
Pochi numeri, sempre gli stessi, così i cambiamenti si vedono.
Quante richieste sono arrivate e da quale canale. Quanto è costata ciascuna, considerando budget e lavoro. Quante sono diventate trattative e quante si sono chiuse.
Gli ultimi due li dovete fornire voi: nessuna agenzia può saperli. Ed è il motivo per cui molti rapporti si fermano al numero di contatti, che preso da solo dice poco.
Quello che potete ignorare tranquillamente: visualizzazioni, copertura, interazioni, tempo medio sulle pagine, numero di seguaci. Descrivono attività, non risultati.
Un segnale pratico: se il rapporto è lungo venti pagine e il costo per cliente non compare, di solito è perché è salito.
Ripresa:
Chi non era pronto al primo contatto e che nessuno risente più. Contatti già pagati, lasciati raffreddare.
Origine:
L’informazione di dove arrivava una persona deve arrivare fino alla firma. Serve poco per farlo funzionare.
Numeri:
Richieste, costo, trattative, chiusure. Visualizzazioni e interazioni descrivono attività, non risultati.
Revisione:
Ogni trimestre si sposta il budget su quello che funziona. Ogni settimana è troppo presto per capire.
Fornitori:
Chi lavora bene resta. Ci occupiamo del quadro, non di prendere il posto di chi sta già facendo il suo pezzo.
Accessi:
Strumenti e account intestati a voi. Cambiare fornitore non deve significare perdere anni di storico.
Dacci gli accessi agli strumenti che usi già. In poche settimane ti diciamo quanto ti costa oggi un cliente, canale per canale, e dove stai perdendo richieste.
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