Farsi riconoscere:
Agenzia di comunicazione Genova:
la differenza fra farsi vedere e farsi capire
Ci sono due modi di far conoscere un’azienda. Uno è dire quello che dicono tutti, con una grafica più curata. L’altro è trovare la cosa vera e dirla bene.
Il primo si riconosce subito: parla di qualità, passione e innovazione. Il secondo racconta come lavorate davvero, e funziona perché nessun altro può copiarlo.
Un’agenzia di comunicazione a Genova serve a quello: tirare fuori la cosa vera e trovarle la forma giusta. Che a volte è una campagna, a volte un marchio nuovo, a volte semplicemente scrivere bene le pagine che avete già.
Quello che non facciamo è arrivare con la soluzione decisa prima di conoscervi.
Prima il contenuto, poi il contenitore. È meno spettacolare da raccontare, ma è l’unico ordine che regge.
Il nostro ordine di lavoro:
si capisce, si decide, si produce
La parte che fa la differenza è quella che nessuno vede, e viene prima di ogni file consegnato.
Si capisce. Come nasce il vostro prodotto, chi lo compra e perché sceglie voi invece del concorrente a dieci chilometri. Questa risposta quasi mai è quella che ci si aspetta, e quasi sempre la conoscono i commerciali.
Si decide. Un messaggio, non cinque. Un pubblico prioritario, non tutti. È il passaggio più scomodo, perché scegliere vuol dire rinunciare a qualcosa, ed è per questo che tante aziende non lo fanno mai.
Si produce. Marchio, testi, foto, video, sito, campagne. Con una regola: ogni pezzo deve poter stare accanto agli altri senza sembrare di un’altra azienda.
Si controlla. Non i like: le richieste che arrivano, le trattative che si aprono, le domande che i clienti smettono di fare perché hanno già trovato la risposta.
Sembra lento. È l’opposto. Quello che fa perdere tempo è produrre per due anni senza una direzione.
Comunicazione a Genova:
il tuo mercato decide il tono
Lo stesso messaggio non funziona uguale in settori diversi, e intorno a Genova ce ne sono parecchi.
A Genova il porto detta i tempi: logistica, spedizioni, cantieristica e un terziario che ci gravita attorno. Un mondo B2B dove le decisioni passano da pochi interlocutori molto competenti.
Sulla parte di analisi commerciale e piano c’è agenzia marketing a Genova.
Sono pubblici diversi, con tempi di decisione diversi e canali diversi. Chi vende impianti a un ufficio acquisti non usa il linguaggio di chi vende a un consumatore, e chi esporta ha bisogno di materiali che reggano anche in un’altra lingua e in un’altra cultura commerciale.
Prima di scegliere il tono bisogna sapere chi lo ascolta. È la parte che si salta più spesso, ed è quella che decide se il resto funziona.
Chi siamo:
Da agenzia web
ad agenzia di comunicazione
Vent’anni fa non eravamo un’agenzia di comunicazione. Eravamo un’agenzia web: facevamo siti internet, e basta.
Poi i clienti hanno cominciato a chiedere altro. Prima i testi, poi le foto, poi il marchio, poi le campagne. Ci siamo evoluti insieme a loro, aggiungendo persone invece di appoggiarci a fornitori esterni.
Oggi in Dexa lavorano oltre quaranta professionisti: dodici programmatori, undici fra graphic designer, web designer, art director e copywriter, e poi strategia, social, e-commerce, CRM e analisi dati.
Serve a una cosa concreta. Quando il marchio nuovo va messo sul sito, sul catalogo e sullo stand della fiera, non ci sono tre fornitori che si rimpallano i file.
Ci sentiamo arrivati? No. Navigati sì. Il mestiere cambia in fretta e la parte difficile è restare curiosi dopo vent’anni.
Quanto costa la comunicazione:
come si costruisce un preventivo
Non c’è un listino, perché non c’è un lavoro standard. Ma le voci che compongono un preventivo sono sempre le stesse quattro, e puoi valutarle anche da solo.
Quanto c’è da capire prima. Un’azienda che ha già chiaro il proprio posizionamento parte da un punto diverso rispetto a una che deve ancora definirlo. La fase di ascolto è la più sottovalutata e la più decisiva.
Quanto materiale va prodotto. Un marchio, un’immagine coordinata, un servizio fotografico, un video, i testi. È la voce che pesa di più, e cambia molto a seconda di cosa avete già di utilizzabile.
Su quanti canali. Presidiarne tre costa più che presidiarne uno, e quasi sempre rende meno che farne uno bene.
Per quanto tempo. Una campagna ha una durata. Un lavoro di identità si giudica su almeno un anno.
Prima di qualsiasi cifra ti diciamo cosa faremmo e perché, in modo che tu possa confrontarlo con altri preventivi. Se una proposta non si riesce a confrontare, di solito è fatta apposta.
Dipende da quattro voci, e conviene tenerle separate nel preventivo:
- L’analisi iniziale: quanto c’è da capire prima di produrre qualsiasi cosa.
- La produzione: marchio, immagine coordinata, foto, video, testi. È la voce più pesante.
- I canali da presidiare: ognuno aggiunge lavoro ricorrente, tutti i mesi.
- La durata: una campagna si misura in settimane, un lavoro di identità in anni.
Chiedi sempre che siano separate. Un preventivo a corpo unico non lo puoi confrontare con nessun altro.
Una web agency costruisce e gestisce la presenza digitale: sito, e-commerce, campagne online. Un’agenzia di comunicazione parte più a monte, dal messaggio, e poi sceglie i canali, digitali e non.
Noi abbiamo fatto il percorso dalla prima alla seconda, e per questo la parte tecnica non la subappaltiamo: quando il progetto arriva al sito o alle campagne, lo sviluppa lo stesso studio che ha definito il messaggio.
Sì, ed è spesso la scelta più sensata.
Un primo lavoro circoscritto, con un obiettivo chiaro e una scadenza, serve a due cose: a te per capire come lavoriamo prima di impegnarti, a noi per conoscere davvero l’azienda.
Quello che chiediamo è che sia un progetto vero e non un test: un lavoro senza obiettivo non dice niente a nessuno dei due.
I copywriter interni, dopo aver parlato con voi. Non li scrive chi fa la grafica nei ritagli di tempo, e non li scrive un software.
La parte che richiede più lavoro non è scrivere: è capire cosa avete da dire. Un testo di mezza pagina su un prodotto tecnico può richiedere un’ora di conversazione con chi quel prodotto lo costruisce.
Quando serve, i testi li facciamo rileggere ai vostri tecnici prima di pubblicarli. Un errore di sostanza lo vede subito il cliente esperto.
No, e provarci è uno degli errori più comuni.
Presidiare un canale vuol dire pubblicare con continuità, rispondere ai messaggi e avere qualcosa da dire. Farlo su cinque canali con le risorse per uno significa farlo male su tutti e cinque.
Meglio scegliere dove sta davvero chi compra da voi, e su quello esserci per bene. Gli altri profili, se restano, si tengono aggiornati al minimo o si chiudono.
Con numeri che riguardano il business, non la vanità.
Le richieste di contatto e i preventivi chiesti. Le trattative che si aprono e da dove arrivano. Il tempo che passa fra il primo contatto e la firma, che spesso si accorcia quando i materiali spiegano bene. Quante domande di base i clienti smettono di fare.
I follower e le visualizzazioni li guardiamo, ma non sono il risultato: sono un mezzo per arrivarci.
Probabilmente sì, ma non è la domanda più importante da farci.
Conoscere un settore aiuta a partire più in fretta. Ma una agenzia che ha fatto venti progetti nello stesso comparto rischia di riproporre le stesse soluzioni, e nel vostro mercato assomigliereste a tutti gli altri.
Quello che conta di più è il metodo con cui si arriva a capire un’azienda. Il settore lo si impara, e le domande scomode le fa meglio chi arriva da fuori.
Dal posizionamento, non dal logo. È la risposta a tre domande: che cosa siete, per chi, e contro chi.
Sembrano ovvie, ma quasi nessuna azienda le ha messe per iscritto, e senza quelle ogni scelta successiva è arbitraria: il marchio, il tono, i canali, perfino il prezzo.
È anche la fase che costa meno e che fa risparmiare di più, perché evita di produrre materiale che fra un anno butterete.
Stampa:
Cataloghi, brochure, materiali per la rete vendita. Nel B2B la carta non è morta: è quello che resta sulla scrivania dopo che il commerciale è uscito.
Coerenza:
Sito, catalogo, social e materiali di vendita devono sembrare della stessa azienda. Sembra ovvio, ed è la cosa che manca più spesso.
Ascolto:
Veniamo a vedere come lavorate e parliamo con chi vende e con chi produce. Le cose interessanti da raccontare escono quasi sempre dal reparto, non dalla sala riunioni.
Posizione:
Che cosa siete, per chi e contro chi. Tre domande che quasi nessuna azienda ha messo per iscritto, e senza le quali ogni scelta successiva diventa arbitraria.
Marchio:
Identità visiva, immagine coordinata, applicazioni. Un marchio funziona se regge ovunque serva: su uno schermo piccolo, ricamato su una divisa, stampato in un colore solo.
Parole:
Testi che una persona legge fino in fondo. Vale per il sito, il catalogo e la mail commerciale: il tono si decide una volta e poi si tiene su tutto.
Raccontaci cosa fai e a chi vuoi arrivare. Ti diciamo cosa faremmo, in che ordine e perché, prima di parlare di cifre. Al telefono o in videoconferenza, come preferisci.
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