Presenza digitale:
Agenzia web marketing Torino:
le visite non sono il problema
Nella maggior parte delle situazioni che analizziamo, il traffico c’è. Quello che non c’è è quello che succede dopo.
Le persone arrivano sul sito e non trovano quello che l’annuncio prometteva. Compilano un modulo che finisce in una casella che nessuno controlla. Chiedono un preventivo e vengono richiamate dopo quattro giorni, quando hanno già scelto un altro.
Sono perdite che non compaiono in nessun rapporto, perché ogni fornitore guarda il suo pezzo e il pezzo suo funziona.
Un’agenzia web marketing a Torino utile guarda tutto il percorso, dal primo contatto alla vendita, e va a cercare dove si rompe.
Raddoppiare il budget è facile. Recuperare metà delle richieste che state già perdendo costa molto meno.
Come lavoriamo:
prima l’analisi, poi si decide
Non proponiamo un piano prima di aver guardato i numeri. Non sapremmo su cosa basarlo.
Le prime settimane servono a mettere insieme la situazione: cosa è attivo, quanto costa, cosa produce. Ne esce un quadro che di solito nessuno in azienda aveva mai visto tutto insieme, e quasi sempre contiene almeno una sorpresa: un canale che costa molto e porta poco, o uno trascurato che porta clienti da anni.
Solo dopo si costruisce il piano, e a quel punto è fatto di decisioni motivate invece che di buone intenzioni.
Se dall’analisi risulta che quello che state facendo va bene, lo diciamo.
Non tutti i clienti hanno bisogno di un’agenzia in più. Alcuni hanno bisogno di averne una in meno.
Dove si perde:
i punti di rottura ricorrenti
Analizzando decine di situazioni, i punti dove si perdono richieste sono quasi sempre gli stessi cinque.
Quali canali portino clienti dipende dal mercato, e quello attorno a Torino non è omogeneo.
Intorno a Torino l’automotive e la componentistica hanno lasciato una filiera di meccanica di precisione che oggi lavora per settori diversissimi, accanto a un polo di design e innovazione cresciuto negli ultimi anni.
Se la parte che manca è la strategia commerciale a monte, la pagina è agenzia marketing a Torino.
Fra l’annuncio e la pagina. L’annuncio promette una cosa, la pagina ne racconta un’altra. Le persone se ne vanno in pochi secondi e il costo è già stato pagato.
Nel modulo. Troppi campi, informazioni chieste troppo presto, nessuna indicazione su cosa succederà dopo.
Nel tempo di risposta. È il punto più costoso di tutti: una richiesta richiamata dopo giorni vale una frazione della stessa richiamata subito.
Nel passaggio ai commerciali. Richieste che arrivano per email e non vengono prese in carico da nessuno in particolare.
Dopo il primo no. Contatti buoni che non erano pronti in quel momento e che nessuno risente più.
Nessuno di questi punti si sistema aumentando il budget.
Il team:
Chi lavora
a un piano digitale
Coordinare i canali digitali richiede di conoscerli tutti abbastanza da capire cosa può dare ciascuno.
Da noi ci sono le persone che li presidiano: chi si occupa di posizionamento, chi di campagne, chi di social, chi di contenuti, chi di analisi dei dati. Più chi tiene insieme il quadro e parla con voi.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio, ed è il motivo per cui possiamo guardare il totale invece di un pezzo: le competenze sono tutte qui.
Siamo attivi a Torino e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e i clienti che seguiamo sono quasi tutti altrove.
Lavoriamo bene anche accanto a fornitori che avete già, se funzionano.
Quanto costa:
tre voci da tenere distinte
In un progetto di marketing digitale le voci sono tre e mescolarle rende impossibile capire cosa si sta pagando.
L’analisi iniziale. Una volta sola: si mette insieme la situazione, si traccia il percorso, si calcola il costo per cliente per canale. Poche settimane, e il documento che ne esce è vostro.
Il budget da investire nei canali. Soldi che vanno alle piattaforme pubblicitarie, non a noi. Devono essere sempre visibili come voce separata.
Il lavoro continuativo. Coordinamento, gestione dei canali che seguiamo noi, misura e revisioni periodiche. Si dimensiona su quanti canali e quanta operatività.
Una PMI che parte spende quasi sempre più in budget che in lavoro. Se il rapporto è rovesciato, conviene chiedersi perché.
Chiedete sempre quanto del totale arriva davvero al pubblico.
Dipende da come è impostato il rapporto, e vale la pena chiarirlo perché sotto questo nome si vendono cose molto diverse.
C’è chi esegue attività su singoli canali: campagne, social, contenuti. È lavoro operativo e serve, ma può farlo anche un professionista specializzato.
Quello di cui ci occupiamo noi è il livello sopra: capire quali canali hanno senso per voi, come dividere il budget, misurare quanto costa acquisire un cliente su ciascuno, e trovare dove si perdono le richieste lungo il percorso.
Poi, se serve, eseguiamo anche. Ma il valore sta nel coordinamento: è la parte che manca nella maggior parte delle aziende che hanno tre o quattro fornitori diversi, ognuno bravo nel suo pezzo e nessuno che guardi il totale.
Serve che l’informazione dell’origine attraversi tutta la catena, dal primo clic alla firma.
In pratica: i moduli del sito registrano da dove arrivava la persona, i contatti finiscono tutti in un posto solo, e qualcuno segna cosa ne è stato di ciascuno. Non serve un sistema complicato, all’inizio basta anche un foglio ben tenuto.
C’è una parte che i sistemi non vedono: il passaparola, la fiera, il cliente che vi aveva visti mesi prima e poi ha cercato il vostro nome. Per quella serve una domanda semplice fatta a chi arriva, e vale la pena farla.
Quando questo giro funziona, si scopre quasi sempre qualcosa di inatteso: un canale che sembrava morto porta i clienti migliori, o uno che costa molto porta richieste che non chiudono mai.
È la situazione più frequente, e le cause sono due, molto diverse fra loro.
La prima: le campagne portano le persone sbagliate. Succede quando sono impostate su parole troppo generiche, o quando l’annuncio promette qualcosa che voi non fate esattamente. Si vede subito guardando cosa cercavano quelle persone.
La seconda: i contatti sono buoni ma si perdono dopo. Tempi di risposta lunghi, richieste che nessuno prende in carico, nessun secondo tentativo con chi non era pronto subito.
La seconda causa è più comune della prima e costa di più, perché state già pagando per quei contatti. Il tempo di risposta in particolare è la leva più sottovalutata: la differenza fra richiamare in un’ora e richiamare in tre giorni è enorme.
Si capisce quale delle due è guardando i dati per un paio di settimane.
Dipende da cosa si mette in moto, e conviene distinguere.
Le correzioni sul percorso, cioè pagine, moduli, tempi di risposta, gestione dei contatti, danno effetti in poche settimane. Sono anche le meno costose, ed è il motivo per cui partiamo da lì.
Le campagne producono subito, ma i primi due mesi servono a capire cosa funziona: prima di allora i numeri non sono ancora affidabili.
Il posizionamento sui motori richiede mesi, con risultati consistenti fra sei e dodici, e la misurazione di tutto questo è un lavoro a sé: web analytics a Torino.
Un piano ragionevole mette insieme le tre cose: si sistemano le perdite subito perché si vede in fretta, si usano le campagne per avere volume nel frattempo, e si costruisce il posizionamento che a un anno riduce la dipendenza dalla pubblicità.
Pochi numeri, sempre gli stessi, così i cambiamenti si vedono.
Quante richieste sono arrivate e da quale canale. Quanto è costata ciascuna, considerando budget e lavoro. Quante sono diventate trattative e quante si sono chiuse.
Gli ultimi due li dovete fornire voi: nessuna agenzia può saperli. Ed è il motivo per cui molti rapporti si fermano al numero di contatti, che preso da solo dice poco.
Quello che potete ignorare tranquillamente: visualizzazioni, copertura, interazioni, tempo medio sulle pagine, numero di seguaci. Descrivono attività, non risultati.
Un segnale pratico: se il rapporto è lungo venti pagine e il costo per cliente non compare, di solito è perché è salito.
Sì, e va verificato con qualsiasi fornitore, non solo con noi.
Gli strumenti di analisi, Search Console, gli account pubblicitari e i profili social devono essere intestati alla vostra azienda. Chi vi segue lavora con permessi che gli concedete e che potete revocare.
La ragione è concreta: quei sistemi contengono lo storico dei vostri dati e delle vostre campagne. Se sono sull’account di un fornitore, il giorno che cambiate ricominciate da zero, e nella pubblicità lo storico ha un valore reale.
Capita di trovare aziende che hanno perso anni di dati in un passaggio di fornitore. Non è raro come sembra.
Risposta:
Il tempo che passa fra la richiesta e la prima chiamata. La leva più sottovalutata e una delle più costose.
Ripresa:
Chi non era pronto al primo contatto e che nessuno risente più. Contatti già pagati, lasciati raffreddare.
Origine:
L’informazione di dove arrivava una persona deve arrivare fino alla firma. Serve poco per farlo funzionare.
Numeri:
Richieste, costo, trattative, chiusure. Visualizzazioni e interazioni descrivono attività, non risultati.
Revisione:
Ogni trimestre si sposta il budget su quello che funziona. Ogni settimana è troppo presto per capire.
Fornitori:
Chi lavora bene resta. Ci occupiamo del quadro, non di prendere il posto di chi sta già facendo il suo pezzo.
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