Applicazioni mobile:
Sviluppo app Torino:
una cosa sola, fatta bene
Le app che le persone usano davvero fanno una cosa e la fanno meglio di qualsiasi alternativa.
Quelle che nascono come contenitore di tutto quello che l’azienda vorrebbe comunicare hanno tutte lo stesso destino: si scaricano al lancio, si aprono una volta, restano lì.
Per questo nei progetti di sviluppo app a Torino passiamo del tempo a togliere funzioni prima di scriverne una riga. Non per risparmiare: perché ogni funzione in più allontana quella principale.
La domanda che facciamo è sempre la stessa: se questa app potesse fare una cosa sola, quale sarebbe.
La risposta è difficile da dare. Ed è quella che decide se il progetto funzionerà.
Quando serve davvero un’app:
e quando basta un sito
Cominciamo dalla parte che ci fa perdere qualche progetto, così il resto si legge con più fiducia.
Un sito basta quando il bisogno è informarsi, leggere, contattare, comprare ogni tanto. Un sito moderno fa tutto questo, si apre senza installare niente e si trova su Google. Se qualcuno vi propone un’app per queste cose, chiedetevi perché.
Serve un’app quando c’è almeno una di queste ragioni: uso frequente e ripetuto, funzionamento anche senza connessione, accesso a fotocamera, posizione o lettore di codici in modo intensivo, notifiche che devono arrivare davvero, uso sul campo da parte di persone che lavorano.
Fuori da questi casi l’app è un costo che si aggiunge al sito, non che lo sostituisce.
Chi non vi fa questa domanda vi sta vendendo quello che sa fare.
Il mantenimento:
il costo che non si può evitare
Un sito fermo continua a funzionare per anni. Un’app ferma smette di funzionare, ed è la differenza più importante fra le due cose.
Il valore di un’app si misura sul processo che semplifica, e i processi cambiano da filiera a filiera.
Intorno a Torino l’automotive e la componentistica hanno lasciato una filiera di meccanica di precisione che oggi lavora per settori diversissimi, accanto a un polo di design e innovazione cresciuto negli ultimi anni.
Se quello che serve è un sito e non un’applicazione, la pagina giusta è realizzazione siti internet a Torino.
I sistemi operativi si aggiornano una o due volte l’anno, e a ogni giro qualcosa cambia: regole sui permessi, requisiti minimi, componenti che vengono dismessi. Gli store impongono scadenze per adeguarsi, e un’app non aggiornata viene rimossa.
Questo significa che serve un budget annuale anche se non aggiungete nulla. Non è un contratto di assistenza opzionale: è una condizione per restare pubblicati.
Lo scriviamo nel preventivo iniziale con una cifra indicativa. Scoprirlo due anni dopo, quando l’app sparisce dallo store, è la situazione che vediamo più spesso arrivare da fuori.
Se un preventivo non parla di mantenimento, è incompleto.
Il team:
Come lavoriamo:
versioni corte, prove vere
Non consegniamo un’app finita dopo sei mesi di silenzio. È il modo migliore per scoprire alla fine che serviva un’altra cosa.
Lavoriamo per versioni: si parte da quello che deve funzionare per forza, lo si mette in mano a chi dovrà usarlo e si guarda cosa succede. Su un’app per uso interno bastano cinque persone per due settimane per capire cosa va cambiato.
La squadra tipica è di tre o quattro persone e resta la stessa dall’inizio.
In tutto siamo più di quaranta, quindi per una competenza particolare o un collegamento a un gestionale insolito non serve cercare fuori.
Operiamo sul territorio di Torino e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Il preventivo:
come lo costruiamo
Facciamo sempre due passaggi, e il primo costa poco.
Prima si definisce cosa deve fare l’app, schermata per schermata, con le funzioni elencate e quelle escluse scritte nero su bianco. È un lavoro di qualche giorno che produce un documento vostro, utilizzabile anche per chiedere altri preventivi.
Poi si stima lo sviluppo su quel documento. A quel punto il numero è affidabile, perché si sa cosa si sta contando.
Chi dà una cifra prima di questo passaggio sta indovinando, e il conto vero arriva a metà progetto sotto forma di varianti.
Nel preventivo mettiamo separati: sviluppo, parte server, pubblicazione sugli store e mantenimento annuale.
Quattro numeri invece di uno. È meno comodo da leggere e molto più difficile da sbagliare.
Dipende quasi tutto da una cosa: quante funzioni deve avere. Ogni schermata è progettazione, sviluppo e prove su due sistemi operativi.
Le altre variabili che pesano sono la scelta fra nativa e multipiattaforma, e soprattutto cosa c’è dietro: se l’app deve dialogare con i vostri gestionali, il lavoro sul server può costare quanto l’app.
C’è poi una voce che va tenuta separata e che quasi nessuno mette nel primo preventivo: il mantenimento annuale. Non è assistenza opzionale, è quello che tiene l’app pubblicata quando i sistemi si aggiornano.
Il nostro modo di lavorare è definire prima cosa deve fare l’app, schermata per schermata, e stimare su quello. Una cifra data prima di quel passaggio è un’ipotesi che cambierà.
Sì. È vostro, ve lo consegniamo e lo teniamo documentato.
Non lavoriamo con impianti chiusi che vi legano a noi: se un domani volete portare il progetto a un altro fornitore o gestirlo internamente, potete farlo senza rifare tutto.
Vale anche per gli account degli store, che sono intestati a voi, e per i server, che possono stare su infrastrutture vostre se preferite.
Lo diciamo perché il contrario è frequente e produce situazioni sgradevoli: aziende che devono rifare da zero un’app funzionante solo perché non hanno accesso a niente di quello che l’ha prodotta.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Progettazione, sviluppo e prove si fanno a distanza senza perdere nulla.
C’è un’eccezione: le app per uso interno. Lì un sopralluogo serve davvero, perché bisogna vedere come si lavora, in che condizioni, con che tempi. Una raccolta dati progettata a tavolino e non provata sul campo si scopre inadatta al primo giorno di uso vero.
Per quei progetti veniamo, almeno una volta all’inizio e una durante le prove.
Spesso sì, e prima di rifare guardiamo perché non viene usata.
Le cause ricorrenti sono tre. La prima: l’app fa cose che si potevano fare sul sito, quindi non c’era motivo di installarla. La seconda: fa troppe cose e quella utile è sepolta. La terza: funziona male sui telefoni di oggi perché nessuno l’ha aggiornata.
Nel terzo caso è manutenzione, e costa relativamente poco. Nel secondo si interviene togliendo, che è meno caro di quanto sembri. Nel primo caso, onestamente, la risposta giusta a volte è chiuderla e investire quei soldi sul sito.
Guardiamo i dati d’uso, se ci sono, e ve lo diciamo senza girarci intorno.
È la prima domanda che facciamo, e in parecchi casi la risposta onesta è che basta un sito.
Un sito moderno si apre senza installare niente, si trova su Google e fa quasi tutto: informare, prenotare, vendere, farsi contattare. Installare un’app invece è un ostacolo, e chi lo supera vuole qualcosa in più.
Un’app serve quando c’è uso frequente e ripetuto, quando deve funzionare senza connessione, quando usa in modo intensivo fotocamera, posizione o lettore di codici, quando le notifiche devono arrivare davvero, o quando la usano persone che lavorano sul campo.
Se il vostro caso non rientra in questi, l’app diventa un costo che si aggiunge al sito invece di sostituirlo, e la strada giusta è la realizzazione di un sito fatta bene. Preferiamo dirlo prima di prendere il lavoro.
Per la maggior parte dei progetti aziendali oggi la multipiattaforma è la scelta giusta.
Si scrive un codice solo che diventa sia l’app iOS sia quella Android: il costo scende in modo sensibile e la manutenzione è una invece di due. Per app gestionali, di servizio e di raccolta dati la differenza di qualità non si percepisce.
La nativa resta necessaria quando servono prestazioni grafiche spinte, uso molto intensivo di funzioni specifiche del telefono, o integrazioni profonde con il sistema operativo.
Non abbiamo una preferenza da difendere: valutiamo sul progetto. Quello che consigliamo è di chiedere sempre perché vi viene proposta una strada, e diffidare se la risposta parla della tecnologia invece che del vostro caso.
Per un’app essenziale, poche schermate e nessun collegamento con i vostri sistemi, dalle otto alle dodici settimane.
Per un’app aziendale con parte server, accesso utenti e dialogo con il gestionale, dai quattro ai sei mesi. La parte lunga raramente è l’app: sono i collegamenti e le prove sul campo.
A questi tempi va aggiunta la pubblicazione sugli store, che richiede una revisione da parte loro. Di solito è questione di giorni, ma può capitare un rifiuto da correggere, quindi conviene non fissare il lancio con margini stretti.
Lavoriamo per versioni successive: si mette in mano alle persone qualcosa di funzionante presto, così se serve cambiare direzione lo si scopre al secondo mese e non al quinto.
È la domanda giusta, e va fatta prima di firmare.
Un’app, a differenza di un sito, si degrada se nessuno la tocca. I sistemi operativi si aggiornano una o due volte l’anno e cambiano requisiti, permessi e componenti. Gli store impongono scadenze per adeguarsi, e un’app non aggiornata prima o poi viene rimossa o smette di aprirsi sui telefoni nuovi.
Quindi esiste un costo annuale anche se non aggiungete nessuna funzione. Va considerato parte del progetto, non un extra.
Nei nostri preventivi lo indichiamo dall’inizio con una cifra di riferimento. Le app che ci arrivano da fuori da sistemare sono quasi sempre app di cui nessuno aveva spiegato questa parte.
Uso interno:
Raccolta dati in cantiere, magazzino, assistenza sul campo. Meno affascinanti e quasi sempre le più redditizie.
Offline:
Funzionare senza connessione e sincronizzare dopo. È la ragione tecnica più solida per fare un’app invece di un sito.
Server:
La parte che nessuno vede e che spesso costa quanto l’app. Gestisce dati, utenti e collegamenti con i vostri sistemi.
Integrazioni:
Dialogo con gestionale, magazzino, anagrafiche. Prima verifica tecnica che facciamo, perché sposta il preventivo.
Notifiche:
Utili quando comunicano qualcosa che cambia: uno stato, un turno, una scadenza. Usate per promuovere, fanno disinstallare.
Store:
Account intestati a voi, revisione e possibili rifiuti, adempimenti su privacy e dati. Una fase con tempi propri.
Se stai valutando un progetto, la prima conversazione serve a definire cosa deve fare l’app. Quel documento resta tuo, anche se poi non lo facciamo noi.
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