Progetti web:
Realizzazione siti internet Torino:
il lavoro lungo sono i contenuti
Nei progetti che ritardano, e sono tanti, la causa è quasi sempre la stessa: i contenuti.
Lo sviluppo ha tempi prevedibili. Testi, foto e materiali no, perché dipendono da persone che hanno anche un altro lavoro da fare. Il sito resta fermo per settimane in attesa delle descrizioni dei prodotti o delle foto dello stabilimento.
Per questo, quando affrontiamo la realizzazione di siti internet a Torino, i contenuti si decidono all’inizio: chi li produce, con che tempi, e cosa succede se non arrivano.
Possiamo scriverli noi, o lavorare su quello che avete. Quello che non funziona è rimandare la decisione a dopo la grafica.
Un sito bellissimo senza testi resta offline esattamente come uno non fatto.
Come lavoriamo:
online prima, perfetto dopo
Preferiamo mettere online un sito solido e completo nelle parti che contano, piuttosto che aspettare che sia perfetto ovunque.
Il motivo è pratico: un sito online produce dati. Si vede da dove arrivano le persone, quali pagine leggono, dove si fermano. Dopo due mesi si sa cosa migliorare, e si migliora con cognizione invece che per opinione.
Aspettare la perfezione significa in genere ritardare di mesi il momento in cui il sito comincia a rendere, e discutere nel frattempo di dettagli che nessuno noterà.
Questo non vuol dire pubblicare cose incomplete: le parti che ci sono devono funzionare bene.
Un sito è un lavoro che continua. Trattarlo come un’opera da inaugurare è il modo più caro di farlo.
Quello che serve comunque:
velocità, telefoni, moduli che arrivano
Ci sono tre cose che valgono per ogni sito aziendale, qualunque sia il settore, e che vengono controllate troppo poco.
Chi esporta ha bisogno di cose diverse da chi vende entro cinquanta chilometri, e a Torino ci sono gli uni e gli altri.
Intorno a Torino l’automotive e la componentistica hanno lasciato una filiera di meccanica di precisione che oggi lavora per settori diversissimi, accanto a un polo di design e innovazione cresciuto negli ultimi anni.
Se il progetto è più ampio di un sito, web agency a Torino racconta come lavoriamo sull’insieme.
La velocità. Un sito lento perde visite prima ancora di essere letto, e la lentezza si misura sul telefono con una connessione mediocre, non sul computer dell’ufficio.
Il telefono. La maggior parte delle visite arriva da lì. Progettare prima per lo schermo grande e adattare dopo produce siti che sul telefono funzionano male, ed è ancora la prassi in molti progetti.
I moduli. Sembra banale e non lo è: capita regolarmente che le richieste finiscano in una casella che nessuno guarda o nella posta indesiderata. Si controlla, e si ricontrolla ogni tanto.
Un modulo rotto per tre mesi costa più di qualsiasi errore grafico.
Chi ci lavora:
Come lavoriamo:
squadre piccole e stabili
Preferiamo gruppi ristretti che restano gli stessi dall’inizio alla fine. Su un sito, chi ha capito l’azienda lavora al doppio della velocità.
La squadra tipica è di tre o quattro persone: chi progetta, chi sviluppa, chi cura testi e posizionamento, più il referente.
In tutto siamo più di quaranta, quindi quando serve una fotografia, un video, una traduzione o un collegamento a un gestionale, si aggiunge una competenza senza cercarla fuori.
Operiamo sul territorio di Torino e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Quello che ci interessa è che il sito porti richieste dopo un anno, non che piaccia il giorno della consegna.
Quanto costa un sito:
le variabili che contano
Non esiste un listino, e chi ne ha uno vi sta vendendo un prodotto, non un progetto. Le variabili però sono poche e verificabili.
Quante pagine e quanto diverse fra loro. Venti pagine tutte uguali costano meno di cinque tutte diverse.
Chi scrive i contenuti. È la voce che sposta di più il preventivo, e la più sottovalutata.
Cosa deve fare oltre a informare. Area riservata, preventivatore, prenotazioni, collegamenti al gestionale: ognuna è un progetto dentro il progetto.
Se c’è un sito da sostituire con traffico da salvaguardare, va messo in conto il lavoro di analisi e redirezione.
Quante lingue. Ogni lingua è contenuti nuovi, non una traduzione automatica.
Chiedete sempre cosa non è compreso. È lì che stanno le sorprese.
Dipende da poche variabili, tutte verificabili prima di firmare.
La prima è quante pagine servono e quanto sono diverse fra loro: venti pagine con la stessa struttura costano meno di cinque tutte da progettare. La seconda, che sposta di più il totale, è chi scrive i contenuti: se ci sono già testi e foto usabili il progetto costa sensibilmente meno.
Poi conta cosa deve fare il sito oltre a informare: un’area riservata, un configuratore o un collegamento al gestionale sono progetti dentro il progetto. E conta se c’è un sito da sostituire con traffico da salvaguardare.
Il nostro modo di procedere è definire prima la struttura in un documento, e stimare su quello. La cifra che ne esce non cambia in corsa, che è il punto.
Non necessariamente, ed è la prima cosa che verifichiamo.
Guardiamo quante visite arrivano e da dove. Se il sito riceve poche visite, il problema non è il sito: è che non vi trova nessuno, e rifarlo non cambierà niente.
Se invece le visite ci sono ma non si trasformano in contatti, si guarda dove si fermano le persone. Spesso la causa è circoscritta: una pagina che non spiega cosa fate, un modulo troppo lungo, un numero di telefono difficile da trovare, tempi di caricamento lunghi sul telefono.
In parecchi casi si sistema con interventi mirati che costano una frazione di un sito nuovo. Se invece il problema è che non vi trova nessuno, il lavoro è un altro: lo trovate descritto in web agency a Torino.
Per un sito aziendale di media dimensione, dalle otto alle sedici settimane.
Lo sviluppo in sé ha tempi prevedibili. Quello che fa slittare i progetti sono quasi sempre i contenuti: testi da approvare, foto da fare, materiali da recuperare. È la parte che dipende da persone che hanno anche un altro lavoro.
Per questo all’inizio decidiamo chi produce cosa e con che tempi. Se i contenuti li scriviamo noi, i tempi sono più prevedibili ma il costo sale. Se li scrivete voi, costa meno e serve che qualcuno ci dedichi tempo davvero.
Per i rifacimenti va aggiunta la fase di analisi e mappatura del sito esistente, che richiede una o due settimane e ne fa risparmiare molte dopo.
Il rischio c’è ed è concreto, ma è evitabile quasi del tutto: quando succede è per un errore, non per fatalità.
Prima di rifare misuriamo quali pagine portano visite e da quali ricerche. Poi si costruisce la mappa delle redirezioni: ogni vecchio indirizzo deve portare alla pagina nuova corrispondente. Le pagine che spariscono si indirizzano al contenuto più vicino, non tutte alla home, che è l’errore più diffuso.
I contenuti che portano traffico da anni si conservano e si migliorano, invece di essere cancellati perché sembrano vecchi.
Dopo la pubblicazione teniamo sotto controllo le visite per sei settimane: se qualcosa cala, si individua subito dove. È la differenza fra un calo di una settimana e un danno di sei mesi.
Si può fare in tre modi, e vanno decisi all’inizio perché è la voce che determina i tempi.
Li scriviamo noi, dopo aver intervistato chi in azienda conosce prodotti e clienti. È la strada più veloce e ha un costo. Li scrivete voi, con una traccia che vi diamo: costa meno e richiede tempo vero da parte di qualcuno.
Oppure si parte da quello che avete, cataloghi e presentazioni, e lo si riadatta: è la via di mezzo che usiamo più spesso.
Quello che non funziona è rimandare la decisione: il sito si ferma in attesa di testi che nessuno ha il tempo di scrivere. Succede regolarmente, ed è il motivo per cui certi progetti durano un anno.
Un sito fatto bene parte con le basi a posto: struttura leggibile, pagine veloci, contenuti organizzati come le persone cercano.
Questo non basta a posizionarsi su ricerche competitive. Farsi trovare è un lavoro continuativo: contenuti che rispondono a domande vere, pagine dedicate ai servizi che contano, tempo.
Quello che facciamo in ogni progetto è non partire svantaggiati e impostare le pagine principali su ciò che le persone cercano davvero, non sul linguaggio interno dell’azienda. È una differenza che si vede.
Se poi c’è l’obiettivo di posizionarsi su ricerche specifiche, è un lavoro a parte: se ne parla nella pagina sulla SEO a Torino, con obiettivi e tempi propri.
Sì, ed è quasi sempre il modo giusto di impostarlo.
Consegniamo i siti con un pannello di gestione da cui modificare testi, immagini e pagine senza competenze tecniche. Usiamo soprattutto WordPress proprio per questo: è diffuso, molte persone lo conoscono già, e non vi lega a noi.
Quando il progetto ha molti contenuti, più persone che pubblicano o permessi differenziati, lavoriamo su Drupal. È meno immediato da usare e più solido su strutture complesse: lo scegliamo per quello, non per gusto.
Facciamo una sessione di affiancamento alla consegna e lasciamo istruzioni scritte sulle operazioni che farete più spesso.
Quello che conviene lasciare a noi sono gli interventi strutturali: pagine nuove di un certo tipo, modifiche al funzionamento, aggiornamenti tecnici. Il confine lo definiamo insieme all’inizio.
Per certe situazioni i servizi che si montano da soli vanno benissimo, e lo diciamo volentieri.
Se serve una presenza semplice, poche pagine, nessuna integrazione e nessun obiettivo commerciale preciso, spendere molto non ha senso.
La differenza si sente quando il sito deve produrre richieste: struttura pensata su come cercano i vostri clienti, testi scritti sul vostro mercato, collegamenti con i sistemi che usate, attenzione a velocità e posizionamento. Sono cose che un modello pronto non fa.
L’altra differenza è avere qualcuno che risponde quando qualcosa non funziona, o quando fra due anni serve cambiare. Dipende da quanto il sito conta per il vostro lavoro.
Contenuti:
Testi e foto: la fase più lenta di ogni progetto. Chi li produce si decide all’inizio, non dopo la grafica.
Progettazione:
Le pagine che contano, prima sullo schermo del telefono. Da lì arriva la maggior parte delle visite.
Sviluppo:
La fase con i tempi più prevedibili. Se un progetto ritarda, quasi mai è per colpa di questa.
Rifacimento:
Mappare il sito esistente prima di toccarlo. Le pagine che portano visite si migliorano, non si cancellano.
Redirezioni:
Ogni vecchio indirizzo alla pagina nuova giusta. Mandare tutto alla home è l’errore che costa il posizionamento.
CMS:
WordPress quando deve essere semplice da aggiornare, Drupal quando i contenuti sono molti e i redattori più di uno.
Hai un sito che non porta richieste? Guardiamo insieme se il problema è il sito o il fatto che non ci arriva nessuno. Sono due lavori diversi.
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