Sviluppo software:
Sviluppo app Firenze:
per i clienti o per chi ci lavora
Le app aziendali si dividono in due famiglie che hanno poco in comune, e conviene capire subito in quale si sta.
Ci sono le app rivolte al pubblico: fidelizzazione, ordini, prenotazioni, servizi. Vivono negli store, competono con tutto il resto, e il problema principale è convincere qualcuno a installarle.
Poi ci sono le app per chi lavora in azienda: raccolta dati in cantiere, magazzino, assistenza tecnica sul campo, ordini per i venditori. Qui il problema di farsi installare non esiste, e il valore si misura in tempo risparmiato.
Le seconde sono meno affascinanti e rendono quasi sempre di più. Sono anche la parte di sviluppo app a Firenze che ci viene chiesta più spesso dalle aziende che ci conoscono.
Un’app che fa risparmiare mezz’ora al giorno a venti persone si ripaga da sola, e non deve piacere a nessuno.
La verifica iniziale:
tre domande prima di preventivare
Prima di stimare qualsiasi cosa chiediamo tre risposte. Sono le stesse che ci facciamo noi.
Quante volte una persona aprirà questa app in un mese. Se la risposta è una o due, l’app non ce la farà: verrà disinstallata quando serve spazio. Questo numero da solo decide molti progetti.
Cosa succede se non c’è connessione. Se la risposta è “niente, si aspetta”, forse basta un sito. Se invece il lavoro deve continuare lo stesso, serve un’app vera.
Chi la userà e in che condizioni. Un tecnico con i guanti su un tetto e un cliente sul divano richiedono due progetti diversi, e il primo è quello dove i dettagli contano.
Con queste risposte si capisce in mezz’ora se il progetto sta in piedi.
Il momento più economico per fermarsi è prima di cominciare.
Native o multipiattaforma:
cosa cambia davvero
È la scelta tecnica che pesa di più sul costo, e va fatta guardando il progetto, non le mode.
Le app che servono davvero nascono da come si lavora, e attorno a Firenze si lavora in modi diversi.
A Firenze convivono la pelletteria e la moda di alta gamma, l’artigianato di qualità e un turismo internazionale che condiziona i tempi di tutti. Chi lavora per i grandi marchi comunica in modo diverso da chi vende in proprio.
Se quello che serve è un sito e non un’applicazione, la pagina giusta è realizzazione siti internet a Firenze.
Nativa. Un’app scritta per iOS e una per Android, con gli strumenti di ciascun sistema. Resa migliore, accesso completo alle funzioni del telefono, prestazioni superiori. In cambio sono due lavori, e due manutenzioni.
Multipiattaforma. Un solo codice che diventa entrambe le app. Costa in modo sensibilmente inferiore e oggi la differenza di qualità, per la maggior parte delle app gestionali e di servizio, non si nota.
La multipiattaforma è la scelta giusta nella maggioranza dei casi che incontriamo. La nativa resta necessaria quando servono prestazioni grafiche spinte, uso intensivo di funzioni particolari del telefono o integrazioni profonde col sistema.
Chiedete sempre perché vi viene proposta una strada. Se la risposta parla di voi e non della tecnologia, è una buona risposta.
Come siamo fatti:
Continuità:
l’app vive finché qualcuno la segue
Su un’app la continuità non è un valore aggiunto, è un requisito tecnico.
Ogni anno arrivano nuove versioni dei sistemi operativi e nuove regole degli store. Serve qualcuno che se ne accorga per tempo e intervenga prima che l’app venga rimossa o smetta di aprirsi sui telefoni nuovi.
Da noi il progetto ha un referente che resta lo stesso, e il codice è vostro e documentato: se un domani volete portarlo altrove, potete farlo senza ricominciare.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Firenze come nel resto d’Italia.
Un’app abbandonata dal suo sviluppatore ha una vita di circa due anni. Poi va rifatta.
Le tre fasce:
dove si colloca un progetto
Per dare un ordine di grandezza, i progetti che vediamo si dividono in tre gruppi.
App essenziale. Poche schermate, una funzione principale, nessun collegamento con i vostri sistemi. Multipiattaforma. Si fa in qualche settimana e serve a verificare che l’idea funzioni.
App aziendale collegata. Raccolta dati o servizio, con parte server, accesso degli utenti e dialogo con il gestionale. È la fascia della maggior parte dei progetti che seguiamo, e il lavoro grosso sta nei collegamenti.
App complessa. Pagamenti, molti profili di utente, funzionamento senza connessione con sincronizzazione, integrazioni multiple. Qui servono mesi e un gruppo di lavoro stabile.
In tutte e tre il mantenimento annuale resta una voce a sé.
Vi diciamo in quale fascia siete prima di scrivere numeri, così si ragiona su qualcosa di reale.
Dipende quasi tutto da una cosa: quante funzioni deve avere. Ogni schermata è progettazione, sviluppo e prove su due sistemi operativi.
Le altre variabili che pesano sono la scelta fra nativa e multipiattaforma, e soprattutto cosa c’è dietro: se l’app deve dialogare con i vostri gestionali, il lavoro sul server può costare quanto l’app.
C’è poi una voce che va tenuta separata e che quasi nessuno mette nel primo preventivo: il mantenimento annuale. Non è assistenza opzionale, è quello che tiene l’app pubblicata quando i sistemi si aggiornano.
Il nostro modo di lavorare è definire prima cosa deve fare l’app, schermata per schermata, e stimare su quello. Una cifra data prima di quel passaggio è un’ipotesi che cambierà.
Se l’app è per uso interno il problema non esiste: si installa a chi lavora e si spiega come si usa.
Se è rivolta al pubblico, questa è la parte difficile e va affrontata prima di sviluppare, non dopo. Le persone installano poche app e le scelgono con attenzione: serve un motivo chiaro, ripetuto in ogni punto di contatto, e spesso un vantaggio concreto legato all’uso.
Il lancio va organizzato: chi già vi conosce, il sito, i punti vendita, le comunicazioni ai clienti. Contare sul fatto che vi trovino cercando negli store è una speranza, non un piano.
Ne parliamo prima di cominciare, perché se non c’è una risposta convincente a questa domanda, il progetto non sta in piedi comunque sia fatto bene.
Sì. È vostro, ve lo consegniamo e lo teniamo documentato.
Non lavoriamo con impianti chiusi che vi legano a noi: se un domani volete portare il progetto a un altro fornitore o gestirlo internamente, potete farlo senza rifare tutto.
Vale anche per gli account degli store, che sono intestati a voi, e per i server, che possono stare su infrastrutture vostre se preferite.
Lo diciamo perché il contrario è frequente e produce situazioni sgradevoli: aziende che devono rifare da zero un’app funzionante solo perché non hanno accesso a niente di quello che l’ha prodotta.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Progettazione, sviluppo e prove si fanno a distanza senza perdere nulla.
C’è un’eccezione: le app per uso interno. Lì un sopralluogo serve davvero, perché bisogna vedere come si lavora, in che condizioni, con che tempi. Una raccolta dati progettata a tavolino e non provata sul campo si scopre inadatta al primo giorno di uso vero.
Per quei progetti veniamo, almeno una volta all’inizio e una durante le prove.
Spesso sì, e prima di rifare guardiamo perché non viene usata.
Le cause ricorrenti sono tre. La prima: l’app fa cose che si potevano fare sul sito, quindi non c’era motivo di installarla. La seconda: fa troppe cose e quella utile è sepolta. La terza: funziona male sui telefoni di oggi perché nessuno l’ha aggiornata.
Nel terzo caso è manutenzione, e costa relativamente poco. Nel secondo si interviene togliendo, che è meno caro di quanto sembri. Nel primo caso, onestamente, la risposta giusta a volte è chiuderla e investire quei soldi sul sito.
Guardiamo i dati d’uso, se ci sono, e ve lo diciamo senza girarci intorno.
È la prima domanda che facciamo, e in parecchi casi la risposta onesta è che basta un sito.
Un sito moderno si apre senza installare niente, si trova su Google e fa quasi tutto: informare, prenotare, vendere, farsi contattare. Installare un’app invece è un ostacolo, e chi lo supera vuole qualcosa in più.
Un’app serve quando c’è uso frequente e ripetuto, quando deve funzionare senza connessione, quando usa in modo intensivo fotocamera, posizione o lettore di codici, quando le notifiche devono arrivare davvero, o quando la usano persone che lavorano sul campo.
Se il vostro caso non rientra in questi, l’app diventa un costo che si aggiunge al sito invece di sostituirlo, e la strada giusta è la realizzazione di un sito fatta bene. Preferiamo dirlo prima di prendere il lavoro.
Verifica:
Se serve un’app o basta un sito. Mezz’ora di domande all’inizio, invece di un costo che resta per anni.
Progetto:
Cosa deve fare l’app, schermata per schermata, con scritto anche cosa non farà. Il documento resta vostro.
Nativa:
Una app per iOS e una per Android. Resa migliore, due sviluppi e due manutenzioni. Serve quando serve davvero.
Multipiattaforma:
Un codice solo per entrambi i sistemi. Costa meno e per la maggior parte delle app aziendali la differenza non si nota.
Uso interno:
Raccolta dati in cantiere, magazzino, assistenza sul campo. Meno affascinanti e quasi sempre le più redditizie.
Offline:
Funzionare senza connessione e sincronizzare dopo. È la ragione tecnica più solida per fare un’app invece di un sito.
Hai un’app che nessuno apre? Guardiamo i dati d’uso e ti diciamo se conviene sistemarla, alleggerirla o chiuderla.
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