Commercio elettronico:
E-commerce Firenze:
aprire è facile, vendere no
Oggi un negozio online si apre in un pomeriggio. Ci sono servizi che lo fanno con un abbonamento mensile e un tema pronto.
Il punto è che aprire non è mai stato il problema. Il problema comincia il secondo mese, quando hanno comprato i parenti e gli amici e il traffico si ferma. A quel punto ci si accorge che mancava tutto il resto: come arrivano le persone, perché dovrebbero fidarsi, quanto costa spedire, cosa succede quando un ordine va storto.
Un progetto e-commerce Firenze serio parte da lì, non dal catalogo.
Le domande sono poche e scomode: quanto margine hai su ogni prodotto, quanto puoi spendere per ottenere un ordine, chi prepara i pacchi e chi risponde a chi scrive.
Se i conti tornano, il sito è la parte semplice. Se non tornano, nessun sito li aggiusta.
Prima della piattaforma:
il catalogo e chi lo aggiorna
La domanda che spacca i progetti a metà non è tecnica: chi aggiorna il sito fra sei mesi?
Nei progetti che funzionano c’è una persona in azienda che ci mette mano ogni settimana. Nei progetti che si spengono non c’è nessuno, e dopo un anno il catalogo mostra prodotti finiti e prezzi vecchi.
Per questo quando lavoriamo a un e-commerce a Firenze guardiamo prima come nascono i dati dei prodotti: dove stanno le schede, chi fa le foto, come si aggiornano i prezzi, se esiste un gestionale da cui pescare.
Se i dati arrivano da un gestionale conviene automatizzare e la piattaforma si sceglie in base a quanto è facile collegarla. Se i dati li scrive una persona, conviene una piattaforma semplice da usare, anche a costo di qualche funzione in meno.
Un negozio che nessuno aggiorna smette di vendere, qualunque tecnologia ci sia sotto.
Quello che sta sotto:
gestionale, magazzino, spedizioni
La parte che si vede di un negozio online è meno della metà del lavoro.
Quanto sia adatto un prodotto alla vendita online dipende dal prodotto, e intorno a Firenze se ne fanno di generi molto diversi.
A Firenze convivono la pelletteria e la moda di alta gamma, l’artigianato di qualità e un turismo internazionale che condiziona i tempi di tutti. Chi lavora per i grandi marchi comunica in modo diverso da chi vende in proprio.
Se invece il sito deve informare e non vendere, la pagina è realizzazione siti internet a Firenze.
Il gestionale. Giacenze, anagrafiche, prezzi e ordini devono viaggiare nei due sensi, possibilmente da soli. Senza questo dialogo qualcuno passa le giornate a ricopiare dati, e prima o poi vende un prodotto che non c’è.
La logistica. Chi prepara i pacchi, con che tempi, con quale corriere e a che costo. Le spedizioni gratuite sopra una certa soglia non sono un gesto di generosità: sono un calcolo sul margine, e va fatto prima.
I pagamenti. Carta, PayPal, bonifico, pagamento alla consegna dove serve ancora. Ogni metodo ha una commissione e un tasso di abbandono diverso.
I resi. Non sono un dettaglio legale: sono una voce di costo e un motivo di acquisto. Un reso facile fa vendere di più, però qualcuno lo deve gestire.
Il negozio è il lato visibile di un processo aziendale. Se il processo non c’è, il sito lo mette solo in mostra.
Il team:
Come lavoriamo:
poche persone, sempre le stesse
Preferiamo squadre piccole e stabili. Su un e-commerce chi conosce il catalogo e le abitudini dell’azienda lavora al doppio della velocità.
Il gruppo di lavoro tipico è di tre o quattro persone: chi progetta, chi sviluppa, chi segue contenuti e posizionamento, più il referente che tiene i rapporti. Sono le stesse dall’inizio alla fine.
Siamo più di quaranta in tutto, quindi quando serve una competenza specifica, un’integrazione particolare o una lingua in più, si aggiunge senza cercarla fuori.
Operiamo sul territorio di Firenze e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, vicino a Brescia.
Il nostro metro è banale: quanti dei clienti che hanno aperto con noi vendono ancora dopo tre anni.
Preventivo:
cosa chiediamo prima di farlo
Per dare un numero che non cambi dopo un mese ci servono cinque risposte, e nessuna richiede documenti particolari.
Quanti prodotti vendi e come sono organizzati. Taglie, colori, varianti e configurazioni cambiano il lavoro più del numero di articoli.
Chi compra. Privati, aziende o entrambi. Se ci sono aziende, servono listini e condizioni differenziate.
Cosa usi in azienda. Gestionale, magazzino, programmi di fatturazione. Se devono parlare con il sito, è metà del progetto.
Chi ci metterà le mani dopo. Determina quanto deve essere semplice il pannello di gestione.
Quanto puoi investire per farti trovare nei primi sei mesi. Se la risposta è zero, conviene rivedere il piano prima di partire.
Con queste risposte il preventivo è preciso. Senza, è un numero buttato lì che serve solo a far firmare.
Dipende da quattro cose: quanti prodotti, quante integrazioni con i sistemi che già usate, se vendete ai privati o alle aziende, quante lingue.
Un negozio essenziale con catalogo contenuto e nessuna integrazione sta su cifre molto diverse da un progetto collegato al gestionale con listini differenziati. Fra i due estremi il rapporto è facilmente di uno a dieci, quindi un prezzo dato al telefono non vuol dire niente.
Quello che possiamo fare subito è dirvi in quale fascia siete e quali voci peseranno di più. Di solito sono le integrazioni e i contenuti dei prodotti, non la grafica.
Nel preventivo mettiamo anche il costo di gestione annuale e quello per farsi trovare: senza quelle due voci il conto è incompleto e si scopre dopo.
Spesso no, ed è la prima cosa che verifichiamo.
Prima di proporre di rifare guardiamo i numeri: quante visite arrivano, da dove, quante persone mettono qualcosa nel carrello e in che punto si fermano. Da lì si capisce se il problema è il traffico, il tipo di traffico o il sito.
Nella maggior parte dei casi il problema è a monte: non ci arriva nessuno, oppure arrivano persone che non cercavano quel prodotto. Rifare il sito in quelle condizioni non cambia niente e costa parecchio.
Quando invece il sito perde le persone in fase di acquisto, si interviene su quei passaggi, che di solito sono pochi e identificabili.
Si può fare in tre modi e vanno decisi all’inizio, perché è la voce che fa slittare i tempi più di ogni altra.
Li fate voi, ed è la strada più economica se avete già materiale decente e qualcuno che può dedicarci tempo. Li facciamo noi, e allora vanno messi a preventivo: le schede prodotto sono anche il contenuto che vi fa trovare su Google. Oppure si parte da quello che passa il fornitore e si migliora dove serve.
L’ultima strada è la più diffusa ed è anche la più rischiosa: descrizioni identiche a quelle di altri cento negozi non aiutano nessuno a sceglierti.
Sui prodotti che fanno il fatturato conviene sempre scrivere qualcosa di proprio.
Ci sono tre voci e vanno guardate insieme.
La prima è tecnica: hosting o canone della piattaforma, aggiornamenti, sicurezza, backup. Su una piattaforma in abbonamento è un costo prevedibile; su una installata dipende da quanto è complesso l’impianto.
La seconda è la gestione: aggiornare il catalogo, i prezzi, le promozioni. Può farla l’azienda o possiamo farla noi, ma qualcuno la fa.
La terza, la più pesante, è farsi trovare: campagne, posizionamento, contenuti. Non è una spesa accessoria, è quella che determina se il negozio vende.
Mettiamo tutte e tre nel preventivo iniziale, perché scoprirle dopo è il modo più comune di abbandonare un progetto a metà.
Dipende dal margine e da cosa volete costruire.
I marketplace portano volume subito, perché il traffico c’è già. In cambio prendono una commissione su ogni ordine, vi mettono accanto ai concorrenti e non vi lasciano il rapporto con il cliente: quella persona resta loro, non vostra.
Per molte aziende la combinazione sensata è entrambe le cose: il marketplace per far girare il magazzino e farsi conoscere, il negozio proprio per costruire clienti che tornano e su cui il margine è pieno.
La scelta va fatta con i numeri davanti, non per principio. Se la commissione si mangia tutto il margine, il volume non serve a niente.
Le stesse persone che hanno fatto il progetto.
Non abbiamo un gruppo che sviluppa e uno che assiste: chi ha costruito il negozio è chi risponde quando c’è da aggiungere un metodo di pagamento o capire perché un ordine si è bloccato. È il motivo principale per cui certi clienti sono con noi da vent’anni.
Il primo periodo dopo l’apertura è quello in cui serve più attenzione: si vedono i primi ordini veri e saltano fuori le cose che in prova non si erano viste.
Su come proseguire decidete voi: possiamo occuparci anche di campagne e contenuti, oppure limitarci alla parte tecnica se il marketing lo fate internamente.
Carrello:
Dove le persone si fermano e perché. Costi a sorpresa e registrazione obbligatoria sono i due motivi più comuni di abbandono.
Clienti:
Far tornare chi ha già comprato costa una frazione rispetto a trovarne di nuovi. È la leva più redditizia e la meno usata.
Numeri:
Visite, conversione, valore medio dell’ordine, costo per ordine acquisito. Senza questi quattro si naviga a sensazione.
Analisi:
Se il prodotto regge la vendita online e a quali condizioni. Margine, peso, concorrenza e costo di spedizione dicono quasi tutto prima di spendere una riga di codice.
Piattaforma:
Shopify, PrestaShop, Magento o WooCommerce. Si sceglie sul catalogo e su chi dovrà gestirlo, non sulle mode del momento.
Catalogo:
Struttura di categorie, varianti e filtri. È la parte che decide se una persona trova quello che cerca o esce dopo venti secondi.
Se stai valutando di aprire, la prima conversazione serve a fare due conti sul margine. Se non tornano è meglio saperlo adesso.
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