Sviluppo software:
Sviluppo app Catania:
una cosa sola, fatta bene
Le app che le persone usano davvero fanno una cosa e la fanno meglio di qualsiasi alternativa.
Quelle che nascono come contenitore di tutto quello che l’azienda vorrebbe comunicare hanno tutte lo stesso destino: si scaricano al lancio, si aprono una volta, restano lì.
Per questo nei progetti di sviluppo app a Catania passiamo del tempo a togliere funzioni prima di scriverne una riga. Non per risparmiare: perché ogni funzione in più allontana quella principale.
La domanda che facciamo è sempre la stessa: se questa app potesse fare una cosa sola, quale sarebbe.
La risposta è difficile da dare. Ed è quella che decide se il progetto funzionerà.
Quando ha senso:
quattro situazioni ricorrenti
Nei progetti che abbiamo seguito le app che hanno retto nel tempo nascevano quasi tutte da una di queste quattro esigenze.
Lavoro fuori sede. Tecnici, installatori, agenti, rilevatori. Raccolta dati sul posto, spesso senza connessione, con sincronizzazione quando la linea torna. È il caso in cui un’app rende di più.
Riacquisto frequente. Clienti che ordinano spesso le stesse cose. L’app toglie attriti e diventa un’abitudine.
Servizio legato alla posizione. Prenotazioni, accessi, punti vendita, logistica.
Comunicazioni che devono arrivare. Notifiche vere, non promozionali: uno stato che cambia, un turno, una scadenza.
Se il vostro caso non somiglia a nessuno di questi, ne parliamo comunque. Ma partiamo scettici, ed è un servizio anche quello.
Gli store:
quello che nessuno mette a preventivo
Pubblicare un’app non è caricare un file. È un passaggio con regole proprie, e ogni tanto con sorprese.
Chi ha persone sul campo ha esigenze precise, ed è una parte importante del tessuto di Catania.
Attorno a Catania l’elettronica e il polo tecnologico convivono con agroalimentare e turismo. Chi lavora nell’alta tecnologia ha un pubblico internazionale, chi lavora nel food un pubblico che compra con gli occhi.
Se quello che serve è un sito e non un’applicazione, la pagina giusta è realizzazione siti internet a Catania.
Servono gli account da sviluppatore, che hanno un costo annuale e vanno intestati a voi, non all’agenzia: è un punto su cui insistiamo, perché un’app pubblicata sull’account del fornitore è un problema il giorno che cambiate fornitore.
Poi c’è la revisione. Ogni versione viene esaminata e può essere respinta: per una schermata di accesso poco chiara, per una richiesta di permessi non spiegata, per regole sui contenuti o sui pagamenti. Succede, si corregge e si ripresenta, ma va messo nei tempi.
Ci sono infine gli adempimenti: informativa sulla privacy, dichiarazione sui dati raccolti, requisiti di accessibilità.
Mettiamo questa fase nel preventivo perché esiste, non perché ci piace.
Il team:
Continuità:
l’app vive finché qualcuno la segue
Su un’app la continuità non è un valore aggiunto, è un requisito tecnico.
Ogni anno arrivano nuove versioni dei sistemi operativi e nuove regole degli store. Serve qualcuno che se ne accorga per tempo e intervenga prima che l’app venga rimossa o smetta di aprirsi sui telefoni nuovi.
Da noi il progetto ha un referente che resta lo stesso, e il codice è vostro e documentato: se un domani volete portarlo altrove, potete farlo senza ricominciare.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Catania come nel resto d’Italia.
Un’app abbandonata dal suo sviluppatore ha una vita di circa due anni. Poi va rifatta.
Quanto costa sviluppare un’app:
da cosa dipende il preventivo
Le variabili sono poche e sono tutte verificabili prima di firmare.
Quante funzioni deve avere. È di gran lunga la voce principale. Ogni schermata è progettazione, sviluppo e prove su due sistemi.
Nativa o multipiattaforma. La prima significa due lavori, e si sente sul totale.
Cosa c’è dietro. Se l’app deve parlare con i vostri gestionali, il lavoro sul server può pesare quanto l’app stessa. È la voce che viene sottovalutata più spesso.
Chi la userà. Un’app per il pubblico richiede più cura sull’aspetto e sui casi limite; una per venti tecnici interni può essere più essenziale.
A parte va il mantenimento annuale, che non è opzionale. Il conto va fatto a tre anni, perché è la vita minima di un’app che ha senso.
Dipende quasi tutto da una cosa: quante funzioni deve avere. Ogni schermata è progettazione, sviluppo e prove su due sistemi operativi.
Le altre variabili che pesano sono la scelta fra nativa e multipiattaforma, e soprattutto cosa c’è dietro: se l’app deve dialogare con i vostri gestionali, il lavoro sul server può costare quanto l’app.
C’è poi una voce che va tenuta separata e che quasi nessuno mette nel primo preventivo: il mantenimento annuale. Non è assistenza opzionale, è quello che tiene l’app pubblicata quando i sistemi si aggiornano.
Il nostro modo di lavorare è definire prima cosa deve fare l’app, schermata per schermata, e stimare su quello. Una cifra data prima di quel passaggio è un’ipotesi che cambierà.
Per la maggior parte dei progetti aziendali oggi la multipiattaforma è la scelta giusta.
Si scrive un codice solo che diventa sia l’app iOS sia quella Android: il costo scende in modo sensibile e la manutenzione è una invece di due. Per app gestionali, di servizio e di raccolta dati la differenza di qualità non si percepisce.
La nativa resta necessaria quando servono prestazioni grafiche spinte, uso molto intensivo di funzioni specifiche del telefono, o integrazioni profonde con il sistema operativo.
Non abbiamo una preferenza da difendere: valutiamo sul progetto. Quello che consigliamo è di chiedere sempre perché vi viene proposta una strada, e diffidare se la risposta parla della tecnologia invece che del vostro caso.
Per un’app essenziale, poche schermate e nessun collegamento con i vostri sistemi, dalle otto alle dodici settimane.
Per un’app aziendale con parte server, accesso utenti e dialogo con il gestionale, dai quattro ai sei mesi. La parte lunga raramente è l’app: sono i collegamenti e le prove sul campo.
A questi tempi va aggiunta la pubblicazione sugli store, che richiede una revisione da parte loro. Di solito è questione di giorni, ma può capitare un rifiuto da correggere, quindi conviene non fissare il lancio con margini stretti.
Lavoriamo per versioni successive: si mette in mano alle persone qualcosa di funzionante presto, così se serve cambiare direzione lo si scopre al secondo mese e non al quinto.
È la domanda giusta, e va fatta prima di firmare.
Un’app, a differenza di un sito, si degrada se nessuno la tocca. I sistemi operativi si aggiornano una o due volte l’anno e cambiano requisiti, permessi e componenti. Gli store impongono scadenze per adeguarsi, e un’app non aggiornata prima o poi viene rimossa o smette di aprirsi sui telefoni nuovi.
Quindi esiste un costo annuale anche se non aggiungete nessuna funzione. Va considerato parte del progetto, non un extra.
Nei nostri preventivi lo indichiamo dall’inizio con una cifra di riferimento. Le app che ci arrivano da fuori da sistemare sono quasi sempre app di cui nessuno aveva spiegato questa parte.
Sul vostro, sempre, ed è un punto su cui insistiamo anche quando all’inizio sembra un fastidio burocratico.
Gli account da sviluppatore hanno un costo annuale e vanno intestati alla vostra azienda. Un’app pubblicata sull’account del fornitore diventa un problema il giorno in cui volete cambiare fornitore: recensioni, storico e continuità degli aggiornamenti sono legati a quell’account.
Vi aiutiamo ad aprirli e configurarli, e li usiamo con le autorizzazioni che ci date.
Vale lo stesso per il codice: è vostro e documentato. Se un domani il progetto va altrove, chi lo riceve deve poterci lavorare senza ricominciare da zero.
Notifiche:
Utili quando comunicano qualcosa che cambia: uno stato, un turno, una scadenza. Usate per promuovere, fanno disinstallare.
Store:
Account intestati a voi, revisione e possibili rifiuti, adempimenti su privacy e dati. Una fase con tempi propri.
Prove:
Su telefoni veri e con le persone che useranno l’app. Cinque utenti per due settimane dicono più di qualsiasi riunione.
Mantenimento:
Costo annuale non evitabile: i sistemi si aggiornano e un’app ferma smette di funzionare. Va messo a budget dall’inizio.
Proprietà:
Codice e account sono vostri, documentati. Se un domani il progetto va altrove, non si ricomincia da zero.
Diffusione:
Come farla installare, se è rivolta al pubblico. Va deciso prima di svilupparla, non dopo il lancio.
Raccontaci cosa dovrebbe fare. Ti diciamo se serve un’app, se basta un sito e quanto costerebbe l’una o l’altra strada.
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