Canali online:
Agenzia web marketing Reggio Emilia:
le visite non sono il problema
Nella maggior parte delle situazioni che analizziamo, il traffico c’è. Quello che non c’è è quello che succede dopo.
Le persone arrivano sul sito e non trovano quello che l’annuncio prometteva. Compilano un modulo che finisce in una casella che nessuno controlla. Chiedono un preventivo e vengono richiamate dopo quattro giorni, quando hanno già scelto un altro.
Sono perdite che non compaiono in nessun rapporto, perché ogni fornitore guarda il suo pezzo e il pezzo suo funziona.
Un’agenzia web marketing a Reggio Emilia utile guarda tutto il percorso, dal primo contatto alla vendita, e va a cercare dove si rompe.
Raddoppiare il budget è facile. Recuperare metà delle richieste che state già perdendo costa molto meno.
Come lavoriamo:
prima l’analisi, poi si decide
Non proponiamo un piano prima di aver guardato i numeri. Non sapremmo su cosa basarlo.
Le prime settimane servono a mettere insieme la situazione: cosa è attivo, quanto costa, cosa produce. Ne esce un quadro che di solito nessuno in azienda aveva mai visto tutto insieme, e quasi sempre contiene almeno una sorpresa: un canale che costa molto e porta poco, o uno trascurato che porta clienti da anni.
Solo dopo si costruisce il piano, e a quel punto è fatto di decisioni motivate invece che di buone intenzioni.
Se dall’analisi risulta che quello che state facendo va bene, lo diciamo.
Non tutti i clienti hanno bisogno di un’agenzia in più. Alcuni hanno bisogno di averne una in meno.
Il budget:
come si divide fra i canali
Non esiste una ripartizione giusta a priori. Esiste un modo di arrivarci.
Il percorso che porta a un ordine è lungo in certi settori e corto in altri: a Reggio Emilia ci sono gli uni e gli altri.
Il reggiano vive di meccanica agricola, ceramica, agroalimentare e moda. Una provincia di medie imprese esportatrici, tecniche, con un patrimonio di storie industriali quasi mai raccontate.
Se la parte che manca è la strategia commerciale a monte, la pagina è agenzia marketing a Reggio Emilia.
Si parte da quanto potete permettervi di spendere per acquisire un cliente, che dipende dal margine e da quanto quel cliente vale nel tempo. È il tetto contro cui si misura ogni canale.
Poi si guarda quanto costa un cliente su ciascun canale oggi. Quelli che stanno sotto il tetto meritano più budget, quelli sopra vanno sistemati o chiusi.
C’è un’eccezione da tenere presente: alcuni canali non portano richieste dirette ma fanno funzionare gli altri. Chiuderli guardando solo il loro numero è un errore che si paga qualche mese dopo.
Per questo la revisione si fa ogni trimestre, non ogni settimana.
Spostare budget è una decisione, e va presa con i numeri davanti.
Il team:
Chi lavora
a un piano digitale
Coordinare i canali digitali richiede di conoscerli tutti abbastanza da capire cosa può dare ciascuno.
Da noi ci sono le persone che li presidiano: chi si occupa di posizionamento, chi di campagne, chi di social, chi di contenuti, chi di analisi dei dati. Più chi tiene insieme il quadro e parla con voi.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio, ed è il motivo per cui possiamo guardare il totale invece di un pezzo: le competenze sono tutte qui.
Siamo attivi a Reggio Emilia e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e i clienti che seguiamo sono quasi tutti altrove.
Lavoriamo bene anche accanto a fornitori che avete già, se funzionano.
Cosa chiediamo
prima di cominciare
Quattro cose, e tre sono accessi che avete già.
Gli accessi agli strumenti. Analisi delle visite, Search Console, piattaforme delle campagne. Dicono in poche ore cose che altrimenti sono ipotesi.
Quanto spendete oggi in tutto. Compresi i fornitori esterni e il tempo di chi in azienda se ne occupa. È la voce che si dimentica sempre.
Quanti clienti nuovi avete acquisito nell’ultimo anno e, se possibile, da dove arrivavano.
Quanto vale un cliente per voi. Margine medio e durata del rapporto: senza, non si può dire se un costo di acquisizione è alto o basso.
L’ultima è quella che manca più spesso, e si può ricavare insieme in un paio d’ore.
Con quei quattro elementi si smette di discutere di opinioni.
Dipende da come è impostato il rapporto, e vale la pena chiarirlo perché sotto questo nome si vendono cose molto diverse.
C’è chi esegue attività su singoli canali: campagne, social, contenuti. È lavoro operativo e serve, ma può farlo anche un professionista specializzato.
Quello di cui ci occupiamo noi è il livello sopra: capire quali canali hanno senso per voi, come dividere il budget, misurare quanto costa acquisire un cliente su ciascuno, e trovare dove si perdono le richieste lungo il percorso.
Poi, se serve, eseguiamo anche. Ma il valore sta nel coordinamento: è la parte che manca nella maggior parte delle aziende che hanno tre o quattro fornitori diversi, ognuno bravo nel suo pezzo e nessuno che guardi il totale.
È la situazione più frequente, e le cause sono due, molto diverse fra loro.
La prima: le campagne portano le persone sbagliate. Succede quando sono impostate su parole troppo generiche, o quando l’annuncio promette qualcosa che voi non fate esattamente. Si vede subito guardando cosa cercavano quelle persone.
La seconda: i contatti sono buoni ma si perdono dopo. Tempi di risposta lunghi, richieste che nessuno prende in carico, nessun secondo tentativo con chi non era pronto subito.
La seconda causa è più comune della prima e costa di più, perché state già pagando per quei contatti. Il tempo di risposta in particolare è la leva più sottovalutata: la differenza fra richiamare in un’ora e richiamare in tre giorni è enorme.
Si capisce quale delle due è guardando i dati per un paio di settimane.
Dipende da cosa si mette in moto, e conviene distinguere.
Le correzioni sul percorso, cioè pagine, moduli, tempi di risposta, gestione dei contatti, danno effetti in poche settimane. Sono anche le meno costose, ed è il motivo per cui partiamo da lì.
Le campagne producono subito, ma i primi due mesi servono a capire cosa funziona: prima di allora i numeri non sono ancora affidabili.
Il posizionamento sui motori richiede mesi, con risultati consistenti fra sei e dodici, e la misurazione di tutto questo è un lavoro a sé: web analytics a Reggio Emilia.
Un piano ragionevole mette insieme le tre cose: si sistemano le perdite subito perché si vede in fretta, si usano le campagne per avere volume nel frattempo, e si costruisce il posizionamento che a un anno riduce la dipendenza dalla pubblicità.
Pochi numeri, sempre gli stessi, così i cambiamenti si vedono.
Quante richieste sono arrivate e da quale canale. Quanto è costata ciascuna, considerando budget e lavoro. Quante sono diventate trattative e quante si sono chiuse.
Gli ultimi due li dovete fornire voi: nessuna agenzia può saperli. Ed è il motivo per cui molti rapporti si fermano al numero di contatti, che preso da solo dice poco.
Quello che potete ignorare tranquillamente: visualizzazioni, copertura, interazioni, tempo medio sulle pagine, numero di seguaci. Descrivono attività, non risultati.
Un segnale pratico: se il rapporto è lungo venti pagine e il costo per cliente non compare, di solito è perché è salito.
Sì, e va verificato con qualsiasi fornitore, non solo con noi.
Gli strumenti di analisi, Search Console, gli account pubblicitari e i profili social devono essere intestati alla vostra azienda. Chi vi segue lavora con permessi che gli concedete e che potete revocare.
La ragione è concreta: quei sistemi contengono lo storico dei vostri dati e delle vostre campagne. Se sono sull’account di un fornitore, il giorno che cambiate ricominciate da zero, e nella pubblicità lo storico ha un valore reale.
Capita di trovare aziende che hanno perso anni di dati in un passaggio di fornitore. Non è raro come sembra.
Tetto:
Quanto potete permettervi di spendere per un cliente. Dipende dal margine e da quanto vale nel tempo.
Selezione:
Due o tre canali presidiati bene battono sei fatti a metà. La parte difficile è chiudere quelli che non rendono.
Atterraggio:
Le pagine dove arrivano le campagne. Se promettono una cosa diversa dall’annuncio, il budget è già speso e perso.
Moduli:
Pochi campi, richieste proporzionate, e che arrivino a qualcuno che le legge. Banale, e rotto molto spesso.
Risposta:
Il tempo che passa fra la richiesta e la prima chiamata. La leva più sottovalutata e una delle più costose.
Ripresa:
Chi non era pronto al primo contatto e che nessuno risente più. Contatti già pagati, lasciati raffreddare.
Hai più fornitori e nessuno che guardi il totale? La prima cosa utile è mettere insieme i numeri: di solito basta a far emergere almeno uno spreco che paga il lavoro.
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