Sviluppo software:
Sviluppo app Reggio Emilia:
una cosa sola, fatta bene
Le app che le persone usano davvero fanno una cosa e la fanno meglio di qualsiasi alternativa.
Quelle che nascono come contenitore di tutto quello che l’azienda vorrebbe comunicare hanno tutte lo stesso destino: si scaricano al lancio, si aprono una volta, restano lì.
Per questo nei progetti di sviluppo app a Reggio Emilia passiamo del tempo a togliere funzioni prima di scriverne una riga. Non per risparmiare: perché ogni funzione in più allontana quella principale.
La domanda che facciamo è sempre la stessa: se questa app potesse fare una cosa sola, quale sarebbe.
La risposta è difficile da dare. Ed è quella che decide se il progetto funzionerà.
Quando ha senso:
quattro situazioni ricorrenti
Nei progetti che abbiamo seguito le app che hanno retto nel tempo nascevano quasi tutte da una di queste quattro esigenze.
Lavoro fuori sede. Tecnici, installatori, agenti, rilevatori. Raccolta dati sul posto, spesso senza connessione, con sincronizzazione quando la linea torna. È il caso in cui un’app rende di più.
Riacquisto frequente. Clienti che ordinano spesso le stesse cose. L’app toglie attriti e diventa un’abitudine.
Servizio legato alla posizione. Prenotazioni, accessi, punti vendita, logistica.
Comunicazioni che devono arrivare. Notifiche vere, non promozionali: uno stato che cambia, un turno, una scadenza.
Se il vostro caso non somiglia a nessuno di questi, ne parliamo comunque. Ma partiamo scettici, ed è un servizio anche quello.
Il mantenimento:
il costo che non si può evitare
Un sito fermo continua a funzionare per anni. Un’app ferma smette di funzionare, ed è la differenza più importante fra le due cose.
Il valore di un’app si misura sul processo che semplifica, e i processi cambiano da filiera a filiera.
Il reggiano vive di meccanica agricola, ceramica, agroalimentare e moda. Una provincia di medie imprese esportatrici, tecniche, con un patrimonio di storie industriali quasi mai raccontate.
Se quello che serve è un sito e non un’applicazione, la pagina giusta è realizzazione siti internet a Reggio Emilia.
I sistemi operativi si aggiornano una o due volte l’anno, e a ogni giro qualcosa cambia: regole sui permessi, requisiti minimi, componenti che vengono dismessi. Gli store impongono scadenze per adeguarsi, e un’app non aggiornata viene rimossa.
Questo significa che serve un budget annuale anche se non aggiungete nulla. Non è un contratto di assistenza opzionale: è una condizione per restare pubblicati.
Lo scriviamo nel preventivo iniziale con una cifra indicativa. Scoprirlo due anni dopo, quando l’app sparisce dallo store, è la situazione che vediamo più spesso arrivare da fuori.
Se un preventivo non parla di mantenimento, è incompleto.
Chi ci lavora:
Chi lavora
a un progetto app
Un’app mette insieme mestieri diversi, e la parte che si vede è solo l’ultima.
Serve chi progetta il percorso d’uso, chi disegna le schermate rispettando le convenzioni dei due sistemi, chi sviluppa, chi costruisce la parte server e i collegamenti con i vostri gestionali, chi prova l’app su telefoni veri prima che esca.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio, quindi queste figure lavorano nella stessa stanza invece che per email.
Siamo attivi a Reggio Emilia e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e la maggior parte dei progetti che seguiamo è altrove.
Sulle app per uso interno però un sopralluogo serve: bisogna vedere come si lavora davvero.
Quanto costa sviluppare un’app:
da cosa dipende il preventivo
Le variabili sono poche e sono tutte verificabili prima di firmare.
Quante funzioni deve avere. È di gran lunga la voce principale. Ogni schermata è progettazione, sviluppo e prove su due sistemi.
Nativa o multipiattaforma. La prima significa due lavori, e si sente sul totale.
Cosa c’è dietro. Se l’app deve parlare con i vostri gestionali, il lavoro sul server può pesare quanto l’app stessa. È la voce che viene sottovalutata più spesso.
Chi la userà. Un’app per il pubblico richiede più cura sull’aspetto e sui casi limite; una per venti tecnici interni può essere più essenziale.
A parte va il mantenimento annuale, che non è opzionale. Il conto va fatto a tre anni, perché è la vita minima di un’app che ha senso.
Dipende quasi tutto da una cosa: quante funzioni deve avere. Ogni schermata è progettazione, sviluppo e prove su due sistemi operativi.
Le altre variabili che pesano sono la scelta fra nativa e multipiattaforma, e soprattutto cosa c’è dietro: se l’app deve dialogare con i vostri gestionali, il lavoro sul server può costare quanto l’app.
C’è poi una voce che va tenuta separata e che quasi nessuno mette nel primo preventivo: il mantenimento annuale. Non è assistenza opzionale, è quello che tiene l’app pubblicata quando i sistemi si aggiornano.
Il nostro modo di lavorare è definire prima cosa deve fare l’app, schermata per schermata, e stimare su quello. Una cifra data prima di quel passaggio è un’ipotesi che cambierà.
Sì. È vostro, ve lo consegniamo e lo teniamo documentato.
Non lavoriamo con impianti chiusi che vi legano a noi: se un domani volete portare il progetto a un altro fornitore o gestirlo internamente, potete farlo senza rifare tutto.
Vale anche per gli account degli store, che sono intestati a voi, e per i server, che possono stare su infrastrutture vostre se preferite.
Lo diciamo perché il contrario è frequente e produce situazioni sgradevoli: aziende che devono rifare da zero un’app funzionante solo perché non hanno accesso a niente di quello che l’ha prodotta.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Progettazione, sviluppo e prove si fanno a distanza senza perdere nulla.
C’è un’eccezione: le app per uso interno. Lì un sopralluogo serve davvero, perché bisogna vedere come si lavora, in che condizioni, con che tempi. Una raccolta dati progettata a tavolino e non provata sul campo si scopre inadatta al primo giorno di uso vero.
Per quei progetti veniamo, almeno una volta all’inizio e una durante le prove.
Spesso sì, e prima di rifare guardiamo perché non viene usata.
Le cause ricorrenti sono tre. La prima: l’app fa cose che si potevano fare sul sito, quindi non c’era motivo di installarla. La seconda: fa troppe cose e quella utile è sepolta. La terza: funziona male sui telefoni di oggi perché nessuno l’ha aggiornata.
Nel terzo caso è manutenzione, e costa relativamente poco. Nel secondo si interviene togliendo, che è meno caro di quanto sembri. Nel primo caso, onestamente, la risposta giusta a volte è chiuderla e investire quei soldi sul sito.
Guardiamo i dati d’uso, se ci sono, e ve lo diciamo senza girarci intorno.
È la prima domanda che facciamo, e in parecchi casi la risposta onesta è che basta un sito.
Un sito moderno si apre senza installare niente, si trova su Google e fa quasi tutto: informare, prenotare, vendere, farsi contattare. Installare un’app invece è un ostacolo, e chi lo supera vuole qualcosa in più.
Un’app serve quando c’è uso frequente e ripetuto, quando deve funzionare senza connessione, quando usa in modo intensivo fotocamera, posizione o lettore di codici, quando le notifiche devono arrivare davvero, o quando la usano persone che lavorano sul campo.
Se il vostro caso non rientra in questi, l’app diventa un costo che si aggiunge al sito invece di sostituirlo, e la strada giusta è la realizzazione di un sito fatta bene. Preferiamo dirlo prima di prendere il lavoro.
Per la maggior parte dei progetti aziendali oggi la multipiattaforma è la scelta giusta.
Si scrive un codice solo che diventa sia l’app iOS sia quella Android: il costo scende in modo sensibile e la manutenzione è una invece di due. Per app gestionali, di servizio e di raccolta dati la differenza di qualità non si percepisce.
La nativa resta necessaria quando servono prestazioni grafiche spinte, uso molto intensivo di funzioni specifiche del telefono, o integrazioni profonde con il sistema operativo.
Non abbiamo una preferenza da difendere: valutiamo sul progetto. Quello che consigliamo è di chiedere sempre perché vi viene proposta una strada, e diffidare se la risposta parla della tecnologia invece che del vostro caso.
Per un’app essenziale, poche schermate e nessun collegamento con i vostri sistemi, dalle otto alle dodici settimane.
Per un’app aziendale con parte server, accesso utenti e dialogo con il gestionale, dai quattro ai sei mesi. La parte lunga raramente è l’app: sono i collegamenti e le prove sul campo.
A questi tempi va aggiunta la pubblicazione sugli store, che richiede una revisione da parte loro. Di solito è questione di giorni, ma può capitare un rifiuto da correggere, quindi conviene non fissare il lancio con margini stretti.
Lavoriamo per versioni successive: si mette in mano alle persone qualcosa di funzionante presto, così se serve cambiare direzione lo si scopre al secondo mese e non al quinto.
È la domanda giusta, e va fatta prima di firmare.
Un’app, a differenza di un sito, si degrada se nessuno la tocca. I sistemi operativi si aggiornano una o due volte l’anno e cambiano requisiti, permessi e componenti. Gli store impongono scadenze per adeguarsi, e un’app non aggiornata prima o poi viene rimossa o smette di aprirsi sui telefoni nuovi.
Quindi esiste un costo annuale anche se non aggiungete nessuna funzione. Va considerato parte del progetto, non un extra.
Nei nostri preventivi lo indichiamo dall’inizio con una cifra di riferimento. Le app che ci arrivano da fuori da sistemare sono quasi sempre app di cui nessuno aveva spiegato questa parte.
Notifiche:
Utili quando comunicano qualcosa che cambia: uno stato, un turno, una scadenza. Usate per promuovere, fanno disinstallare.
Store:
Account intestati a voi, revisione e possibili rifiuti, adempimenti su privacy e dati. Una fase con tempi propri.
Prove:
Su telefoni veri e con le persone che useranno l’app. Cinque utenti per due settimane dicono più di qualsiasi riunione.
Mantenimento:
Costo annuale non evitabile: i sistemi si aggiornano e un’app ferma smette di funzionare. Va messo a budget dall’inizio.
Proprietà:
Codice e account sono vostri, documentati. Se un domani il progetto va altrove, non si ricomincia da zero.
Diffusione:
Come farla installare, se è rivolta al pubblico. Va deciso prima di svilupparla, non dopo il lancio.
Se stai valutando un progetto, la prima conversazione serve a definire cosa deve fare l’app. Quel documento resta tuo, anche se poi non lo facciamo noi.
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