Campagne pubblicitarie:
Agenzia pubblicità Vercelli:
meno mezzi, fatti bene
La tentazione ricorrente è esserci ovunque. Un po’ di Google, un po’ di social, una radio locale, una pagina sulla rivista di settore.
Con budget da PMI questa strada produce presenze troppo deboli per essere notate su ogni canale. Si spende tutto e non si costruisce niente da nessuna parte.
Preferiamo l’opposto: due mezzi, quelli giusti, con abbastanza budget da avere un effetto reale, e la disponibilità a spegnerne uno se dopo tre mesi non produce.
Un’agenzia pubblicità a Vercelli utile è anche quella che vi dice dove smettere di spendere.
Presidiare due canali rende più che comparire su sei.
Il metodo:
partire da quanto vale un contatto
Prima di parlare di campagne chiediamo un numero: quanto vale per voi un cliente nuovo.
Sembra una domanda da commercialista, e invece decide tutto. Se un cliente vale ottocento euro di margine nel primo anno, potete permettervi di spendere una certa cifra per ottenerlo. Se ne vale ottomila, la cifra è un’altra e cambiano i mezzi che avete a disposizione.
Senza quel numero non si può dire se una campagna sta andando bene. Un contatto da cinquanta euro può essere ottimo o pessimo, e la differenza non sta nella campagna.
Da quel dato ricaviamo quanto si può investire, su quali mezzi e per quanto tempo prima di aspettarsi un ritorno.
Con quel numero la pubblicità diventa una decisione. Senza, resta una scommessa che si rinnova ogni anno.
Misurare:
cosa guardare e cosa ignorare
I numeri della pubblicità digitale sono tanti e quasi tutti inutili per decidere.
Quanto si può spendere per un contatto dipende da cosa si vende, e a Vercelli si vendono cose diverse.
Il vercellese vive di risicoltura su scala industriale, meccanica e chimica. Filiere agricole strutturate, con interlocutori commerciali esperti e poco sensibili alla pubblicità generica.
Sul posizionamento organico, che è la strada lenta ma che resta, c’è SEO a Vercelli.
Visualizzazioni, coperture, interazioni servono a capire se il mezzo sta girando. Non dicono se la campagna sta producendo qualcosa. Eppure sono quelli che finiscono nei riepiloghi, perché sono grandi e fanno bella figura.
I numeri che contano sono pochi: quante richieste sono arrivate, quante sono diventate trattative, quanto è costata ciascuna, quante si sono chiuse. Gli ultimi due li conosce l’azienda, non l’agenzia, e per questo vanno messi in comune fin dall’inizio.
Nei mezzi tradizionali si misura in modo più rozzo: un numero dedicato, un codice sconto, la domanda al telefono. Funziona lo stesso.
Un riepilogo pieno di numeri grandi di solito serve a non parlare di quelli piccoli.
Il team:
Chi lavora
a una campagna
Una campagna pubblicitaria mette insieme mestieri che raramente stanno nella stessa persona.
Serve chi pianifica i mezzi e tratta gli spazi, chi scrive i testi, chi disegna e monta i materiali, chi imposta e sorveglia le campagne online, chi legge i numeri e dice cosa spostare.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio: significa che chi scrive e chi guarda i dati si parlano mentre la campagna gira, non a consuntivo.
Siamo attivi a Vercelli e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e la maggior parte dei clienti lavora altrove.
Le riprese, gli scatti e le registrazioni si fanno dove serve farli.
Preventivo:
cosa ci serve sapere
Per dare una cifra sensata ci servono quattro risposte, e nessuna richiede documenti particolari.
Cosa deve succedere. Richieste di preventivo, vendite online, visite in negozio, iscrizioni a un evento. Con un obiettivo preciso il piano si costruisce, con “farci conoscere” no.
Chi deve vedere la campagna. Privati o aziende, quale ruolo, quale zona.
Cosa avete già provato. Le campagne precedenti, anche quelle andate male, dicono più di qualsiasi analisi: sono dati veri sul vostro mercato.
Quanto potete investire nei prossimi sei mesi. Serve a capire subito quali mezzi sono alla portata e quali no.
Con queste risposte il piano è concreto. Senza, è un elenco di canali che vale per qualsiasi azienda.
Dipende da due voci che vanno tenute separate: quanto va ai mezzi e quanto costa il lavoro.
Il budget media è quello che finisce a Google, alle piattaforme social, alla radio o al concessionario degli spazi. È denaro che l’agenzia gira, non incassa, e determina quante persone vedranno la campagna.
Il lavoro dell’agenzia comprende pianificazione, testi, materiali, impostazione, gestione e lettura dei numeri. Può essere a progetto per una campagna singola o continuativo se c’è un presidio da mantenere.
Quando qualcuno vi dà un’unica cifra senza distinguere le due cose, chiedete il dettaglio: è lì che si capisce quanto della vostra spesa arriva davvero al pubblico.
Non c’è una cifra valida per tutti, ma c’è una soglia sotto la quale un mezzo non vale la pena di essere usato.
Il motivo è la frequenza: una campagna troppo diluita mostra l’annuncio una volta sola a tante persone, e una volta sola non lascia traccia. Meglio farsi vedere più volte da un pubblico più ristretto e più pertinente.
In pratica, con budget contenuti la risposta quasi sempre è concentrare su un solo mezzo invece di spalmare su tre.
Se il budget disponibile non regge nemmeno un mezzo in modo sensato, ve lo diciamo. Prendere il lavoro sapendo che non produrrà risultati non conviene a nessuno dei due.
Fanno due lavori diversi e la scelta dipende da cosa vendete.
La pubblicità sulla ricerca di Google intercetta chi sta già cercando quel prodotto o servizio. È la più diretta e di solito la più redditizia, quando la domanda esiste. Se nessuno cerca quello che vendete, non c’è nulla da intercettare.
La pubblicità sui social propone qualcosa a chi non lo stava cercando. Serve a far conoscere, a spingere prodotti che si capiscono da un’immagine, a raggiungere chi ha già visitato il sito.
Per molte aziende la combinazione utile è: social per farsi conoscere, ricerca per raccogliere chi poi cerca il nome. Ma dipende dal settore, e si verifica con una prova, non per principio.
In certi casi sì, e lo diciamo pur essendo un’agenzia nata sul digitale.
Radio locale e affissione funzionano ancora bene su bacini geografici ristretti, con messaggi semplici e per attività che hanno un pubblico ampio sul territorio. I costi sono spesso più ragionevoli di quanto ci si aspetti.
La stampa di settore conserva un peso reale nel B2B: poche riviste lette dalle persone giuste valgono più di grandi numeri generici.
Quello che è cambiato è che oggi va misurata: un numero di telefono dedicato, un indirizzo web specifico, un codice. Senza, resta un investimento che nessuno sa giudicare.
Dipende dall’obiettivo, e le due situazioni vanno tenute distinte.
Se l’obiettivo è raccogliere richieste da chi sta già cercando, i primi risultati arrivano in giorni. Le prime due o tre settimane servono a capire quali annunci e quali parole funzionano, poi si sposta il budget su quelli.
Se l’obiettivo è far conoscere un nome o un prodotto nuovo, i tempi sono altri: mesi, non settimane, perché la notorietà si costruisce con la ripetizione.
Il momento in cui si giudica va deciso prima di partire. Spegnere una campagna dopo dieci giorni perché “non sta rendendo” è un errore che si paga due volte: si perde l’investimento fatto e non si impara niente.
Ce ne occupiamo noi, ed è un vantaggio pratico più che una questione di qualità.
Quando pianificazione e produzione stanno nello stesso posto, i materiali nascono già nei formati giusti per i mezzi scelti. Il problema più comune con fornitori separati è banale: arriva un video bellissimo nel formato sbagliato, o troppo lungo per dove deve andare.
Se avete già un fornitore per video o fotografia con cui vi trovate bene, lavoriamo con lui: ci occupiamo di dargli le specifiche giuste e i tempi.
Quello che non facciamo è produrre materiali senza sapere dove andranno. È il modo più sicuro di doverli rifare.
Guardando pochi numeri, decisi prima che la campagna parta.
I numeri utili sono: quante richieste o vendite sono arrivate, quanto è costata ciascuna, quante si sono trasformate in trattative, quante si sono chiuse. Gli ultimi due li conosce solo l’azienda, per questo vanno condivisi.
I numeri che non servono a decidere sono visualizzazioni, coperture e interazioni. Dicono se il mezzo sta girando, non se sta producendo. Finiscono nei riepiloghi perché sono grandi.
Nei nostri resoconti mettiamo prima i numeri piccoli, quelli che contano, e solo dopo gli altri. Qualche volta è una conversazione scomoda, ed è il motivo per cui la facciamo.
Sì, ed è quasi sempre la scelta giusta per chi lavora su un territorio.
Sui mezzi online si può limitare l’area a una provincia, a un comune o a un raggio di chilometri intorno a un indirizzo. Si può anche escludere chi è troppo lontano per diventare cliente.
Restringere l’area alza il costo per singola visualizzazione ma abbassa quello per contatto utile, perché smettete di pagare per persone che non verrebbero mai da voi.
Per le attività locali questo è il modo più sensato di spendere: pochi chilometri, molta frequenza, un messaggio che riguarda chi è lì.
Produzione:
Video, scatti e voci nei formati richiesti dai mezzi scelti. Il materiale sbagliato è il ritardo più comune.
Budget:
Diviso in modo trasparente fra quanto va ai mezzi e quanto al lavoro. Se qualcuno non lo distingue, il problema è quello.
Atterraggio:
La pagina dove arrivano le persone. Raddoppiare quanto converte vale come raddoppiare il budget, e costa molto meno.
Misura:
Richieste, costo per richiesta, trattative, chiusure. Visualizzazioni e coperture dicono solo se il mezzo sta girando.
Correzione:
Spostare il budget su quello che funziona, ogni mese. Una campagna che nessuno guarda dopo il lancio è un preventivo.
Obiettivo:
Cosa deve succedere davvero: richieste, vendite, visite. Deciso prima di produrre qualsiasi cosa, altrimenti a fine campagna si discute di gusti.
Hai già fatto campagne che non hanno reso? Guardiamo insieme i dati di quelle: quasi sempre dicono dove si era rotto qualcosa.
Le recensioni dei clienti che ci hanno scelto.
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