Comunicazioni automatiche:
Marketing automation Vercelli:
il patrimonio che avete già
Quasi ogni azienda ha un elenco di contatti raccolti negli anni: clienti vecchi, richieste mai chiuse, biglietti da visita di fiere, iscritti a una newsletter che non parte da tempo.
È il patrimonio più trascurato che ci capita di vedere. Contattare chi vi conosce già costa una frazione rispetto a trovare qualcuno di nuovo, e la probabilità che risponda è molto più alta.
Il lavoro consiste nel mettere ordine, capire chi è chi, e ricominciare a parlare con qualcosa di utile da dire, senza scusarsi per il silenzio e senza mandare a tutti la stessa cosa.
Un progetto di marketing automation a Vercelli spesso comincia proprio da qui, perché è dove il ritorno arriva più in fretta.
Prima di cercare contatti nuovi conviene guardare quelli che avete già.
Come lavoriamo:
prima il database, poi le sequenze
La prima cosa che guardiamo non sono le automazioni: è cosa c’è nel vostro elenco di contatti.
Quanti sono, da dove arrivano, quanti hanno dato un consenso valido, quanti indirizzi sono ancora attivi, se si riesce a distinguere un cliente da chi ha solo chiesto informazioni.
Questo determina tutto: senza poter separare i gruppi, si finisce a mandare la stessa cosa a tutti, che è il motivo principale per cui le persone smettono di aprire.
Spesso il lavoro più utile dei primi mesi è mettere ordine qui: recuperare l’origine dei contatti, marcare chi è cliente e chi no, togliere gli indirizzi morti che rovinano la consegna dei messaggi.
Una lista sporca fa finire nella posta indesiderata anche i messaggi buoni.
Segmentare:
smettere di mandare tutto a tutti
È l’intervento che migliora i risultati più di qualsiasi automazione nuova, e non richiede tecnologia particolare.
Cosa valga la pena automatizzare dipende da come si vende, e attorno a Vercelli si vende in modi diversi.
Il vercellese vive di risicoltura su scala industriale, meccanica e chimica. Filiere agricole strutturate, con interlocutori commerciali esperti e poco sensibili alla pubblicità generica.
Se prima dei messaggi automatici serve mettere ordine nei contatti, la pagina è CRM a Vercelli.
Mandare lo stesso messaggio a chi è cliente da dieci anni e a chi ha chiesto informazioni la settimana scorsa significa dire una cosa poco utile a entrambi. Il primo si sente trattato come un estraneo, il secondo riceve comunicazioni che non capisce.
Le distinzioni che servono sono poche: cliente o non cliente, cosa ha comprato, da quanto tempo è fermo, che tipo di interesse aveva mostrato.
Con quattro gruppi ben fatti si ottiene più che con quaranta segmenti costruiti su comportamenti minuti, che poi nessuno mantiene aggiornati.
Meno messaggi e più pertinenti producono più vendite di più messaggi uguali per tutti.
Il team:
Chi lavora
alle vostre automazioni
Servono tre cose insieme, e la tecnica è la meno rara.
Chi configura la piattaforma e costruisce i percorsi, chi scrive messaggi che una persona apra volentieri, chi legge i numeri e capisce quale passaggio non funziona. Più chi tiene il collegamento con il sito e con il gestionale, perché le automazioni utili si basano su cosa fanno davvero le persone.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio, quindi chi scrive e chi imposta i percorsi lavorano insieme invece di passarsi documenti.
Siamo attivi a Vercelli e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e i clienti sono quasi tutti altrove.
È un lavoro che si fa interamente a distanza.
Quanto costa:
piattaforma e lavoro, separati
Le due voci vanno tenute distinte, perché la seconda pesa più della prima e quasi sempre si guarda solo la prima.
La piattaforma. Canone che di solito cresce con il numero di contatti. Si parte con strumenti semplici e si cambia quando servono davvero funzioni in più.
L’impostazione. Analisi del processo, pulizia e organizzazione della lista, configurazione tecnica, costruzione dei primi percorsi e dei messaggi. Una volta sola, ed è la spesa principale all’avvio.
La gestione. Nuovi contenuti, revisione dei percorsi, lettura dei numeri. Dipende da quanto volete comunicare e da chi scrive.
La configurazione tecnica del dominio per la consegna dei messaggi è un lavoro una tantum che va fatto bene: senza, tutto il resto perde efficacia.
Un canone pagato con tre automazioni attive è la situazione che troviamo più spesso.
È far partire da sole le comunicazioni giuste al momento giusto, in base a quello che le persone fanno.
Gli esempi concreti sono semplici: chi lascia i dati riceve subito un messaggio di benvenuto e nei giorni successivi altri due o tre; chi abbandona un acquisto a metà riceve un promemoria; chi non compra da un tempo insolito viene ricontattato; chi ha comprato un prodotto riceve consigli su come usarlo.
Non è niente di misterioso: sono cose che un’azienda piccola farebbe a mano se avesse tempo, e che su numeri grandi si possono far succedere in automatico.
La parte difficile non è la tecnologia. È decidere cosa mandare, a chi e quando, e avere qualcosa di utile da dire.
Non è indispensabile all’inizio, ma la combinazione rende molto di più.
Si può partire con una piattaforma di invio collegata al sito o al negozio online: bastano per benvenuto, carrelli abbandonati e riacquisto, che sono già le automazioni con il ritorno migliore.
Il sistema di gestione clienti serve quando la vendita passa da persone: sapere che un contatto è diventato trattativa, o cliente, permette di smettere di mandargli comunicazioni da estraneo, che è uno degli errori più visibili.
Se dovete scegliere da cosa partire e la vostra vendita è gestita dai commerciali, di solito conviene prima il CRM. Se vendete online, prima le automazioni.
Possiamo scriverli noi, o lavorare su quello che producete voi, ma la domanda va risolta prima di cominciare.
È il punto dove questi progetti si fermano più spesso: la piattaforma è configurata, i percorsi sono pronti, e non parte niente perché nessuno ha tempo di scrivere.
Per le automazioni il lavoro è contenuto: sono messaggi che si scrivono una volta e girano per anni. Il problema sono le comunicazioni periodiche, che richiedono argomenti nuovi ogni volta.
La soluzione che funziona è decidere all’inizio da dove arrivano gli argomenti: le domande dei clienti, le novità di prodotto, quello che i tecnici spiegano tutti i giorni. Senza una fonte stabile, dopo due mesi si finisce a mandare promozioni perché è l’unica cosa che si riesce a produrre.
Dipende da come vendete, e la risposta è quasi sempre una di queste due.
Se vendete online, dal recupero dei carrelli abbandonati: è la più rapida da attivare e quella che produce prima. Subito dopo viene il riacquisto, cioè ricontattare chi ha comprato e non torna da un tempo insolito per quel prodotto.
Se vendete servizi o prodotti su preventivo, dalla sequenza che parte dopo una richiesta: un messaggio immediato che conferma e dice cosa succederà, poi due o tre comunicazioni utili nei giorni successivi mentre la persona sta valutando.
In entrambi i casi si parte da una sola, si misura per sei settimane, e solo dopo si aggiunge la seconda. Accenderne cinque insieme rende impossibile capire cosa ha funzionato.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Questo lavoro si fa interamente a distanza: configurazioni, percorsi, contenuti e misura.
Serve una conversazione iniziale con chi conosce i clienti e con chi vende, per capire cosa ha senso comunicare e in che momenti. Quella si fa in videochiamata senza perdere nulla.
Se c’è già una piattaforma attiva, il primo passo è un accesso in lettura per vedere com’è impostata: in mezza giornata si capisce cosa recuperare.
Guardando pochi numeri, e non quelli che si guardano di solito.
Le aperture sono un dato poco affidabile, perché i sistemi di posta le contano in modo scorretto. I clic dicono qualcosa di più, ma restano un passaggio intermedio.
Quello che conta è cosa è successo dopo: quanti acquisti sono stati recuperati, quante richieste di preventivo sono arrivate da una sequenza, quanti contatti fermi sono tornati attivi, e quanto valgono in euro.
Per ogni automazione che accendiamo definiamo prima questo numero e lo confrontiamo con la situazione precedente. È l’unico modo per sapere se il canone della piattaforma si ripaga, che è la domanda vera.
Pulizia:
Togliere indirizzi morti e chi non apre da un anno. Riduce la lista e migliora la consegna a chi resta.
Segmenti:
Quattro gruppi ben fatti valgono più di quaranta segmenti che nessuno aggiorna. Cliente o no, cosa ha comprato, da quanto è fermo.
Benvenuto:
I primi giorni dopo che qualcuno lascia i dati sono quelli di massima attenzione. Quasi nessuno li sfrutta.
Carrelli:
Per chi vende online è l’automazione con il ritorno più alto. Due o tre messaggi, e nessuno sconto immediato.
Riacquisto:
Chi ha comprato e non torna da un tempo insolito. Costa una frazione rispetto a trovare un cliente nuovo.
Riattivazione:
Contatti fermi da mesi. Un tentativo fatto bene recupera sempre qualcosa e permette di ripulire il resto.
Se vendi online e non stai recuperando i carrelli abbandonati, quella è la prima cosa da fare. Si attiva in poche ore e si misura subito.
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