Pubblicità per le PMI:
Agenzia pubblicità Parma:
meno mezzi, fatti bene
La tentazione ricorrente è esserci ovunque. Un po’ di Google, un po’ di social, una radio locale, una pagina sulla rivista di settore.
Con budget da PMI questa strada produce presenze troppo deboli per essere notate su ogni canale. Si spende tutto e non si costruisce niente da nessuna parte.
Preferiamo l’opposto: due mezzi, quelli giusti, con abbastanza budget da avere un effetto reale, e la disponibilità a spegnerne uno se dopo tre mesi non produce.
Un’agenzia pubblicità a Parma utile è anche quella che vi dice dove smettere di spendere.
Presidiare due canali rende più che comparire su sei.
Come lavoriamo:
si parte piccolo e si sposta il budget
Nessuno sa in anticipo quale messaggio funzionerà. Chi dice il contrario non ha mai guardato i dati di una campagna vera.
Per questo partiamo con più versioni dello stesso annuncio su una parte del budget, lasciamo correre abbastanza da avere numeri affidabili, e poi spostiamo la spesa su quello che sta funzionando.
Serve un metodo perché la tentazione è decidere dopo tre giorni, quando i dati non significano ancora niente, o non decidere mai e lasciare tutto com’è per pigrizia.
Nei mezzi tradizionali questo lavoro si fa diversamente, con meno dati e più mestiere, ma il principio regge: si verifica, non si presume.
Una campagna che nessuno guarda dopo il lancio è un preventivo, non una campagna.
Misurare:
cosa guardare e cosa ignorare
I numeri della pubblicità digitale sono tanti e quasi tutti inutili per decidere.
Quanto si può spendere per un contatto dipende da cosa si vende, e a Parma si vendono cose diverse.
Parma tiene insieme il food più riconoscibile d’Italia e un comparto di impiantistica alimentare che esporta in tutto il mondo. Chi produce il prosciutto e chi produce le macchine per affettarlo hanno pubblici opposti.
Sul posizionamento organico, che è la strada lenta ma che resta, c’è SEO a Parma.
Visualizzazioni, coperture, interazioni servono a capire se il mezzo sta girando. Non dicono se la campagna sta producendo qualcosa. Eppure sono quelli che finiscono nei riepiloghi, perché sono grandi e fanno bella figura.
I numeri che contano sono pochi: quante richieste sono arrivate, quante sono diventate trattative, quanto è costata ciascuna, quante si sono chiuse. Gli ultimi due li conosce l’azienda, non l’agenzia, e per questo vanno messi in comune fin dall’inizio.
Nei mezzi tradizionali si misura in modo più rozzo: un numero dedicato, un codice sconto, la domanda al telefono. Funziona lo stesso.
Un riepilogo pieno di numeri grandi di solito serve a non parlare di quelli piccoli.
Come siamo fatti:
Come lavoriamo:
gli stessi, campagna dopo campagna
Preferiamo squadre piccole e continuità nel tempo. In pubblicità quello che si impara da una campagna serve alla successiva, ma solo se le persone sono le stesse.
Il gruppo tipico è di tre o quattro: chi pianifica, chi scrive, chi produce i materiali, chi segue i numeri. Il referente è uno e non cambia.
Siamo più di quaranta in tutto, quindi per una produzione video, una voce per la radio o una lingua in più non serve cercare fuori.
Operiamo sul territorio di Parma e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Alcuni clienti fanno campagne con noi da vent’anni. È il motivo per cui sappiamo cosa non ha funzionato nel 2019.
Preventivo:
cosa ci serve sapere
Per dare una cifra sensata ci servono quattro risposte, e nessuna richiede documenti particolari.
Cosa deve succedere. Richieste di preventivo, vendite online, visite in negozio, iscrizioni a un evento. Con un obiettivo preciso il piano si costruisce, con “farci conoscere” no.
Chi deve vedere la campagna. Privati o aziende, quale ruolo, quale zona.
Cosa avete già provato. Le campagne precedenti, anche quelle andate male, dicono più di qualsiasi analisi: sono dati veri sul vostro mercato.
Quanto potete investire nei prossimi sei mesi. Serve a capire subito quali mezzi sono alla portata e quali no.
Con queste risposte il piano è concreto. Senza, è un elenco di canali che vale per qualsiasi azienda.
Dipende da due voci che vanno tenute separate: quanto va ai mezzi e quanto costa il lavoro.
Il budget media è quello che finisce a Google, alle piattaforme social, alla radio o al concessionario degli spazi. È denaro che l’agenzia gira, non incassa, e determina quante persone vedranno la campagna.
Il lavoro dell’agenzia comprende pianificazione, testi, materiali, impostazione, gestione e lettura dei numeri. Può essere a progetto per una campagna singola o continuativo se c’è un presidio da mantenere.
Quando qualcuno vi dà un’unica cifra senza distinguere le due cose, chiedete il dettaglio: è lì che si capisce quanto della vostra spesa arriva davvero al pubblico.
Dipende dall’obiettivo, e le due situazioni vanno tenute distinte.
Se l’obiettivo è raccogliere richieste da chi sta già cercando, i primi risultati arrivano in giorni. Le prime due o tre settimane servono a capire quali annunci e quali parole funzionano, poi si sposta il budget su quelli.
Se l’obiettivo è far conoscere un nome o un prodotto nuovo, i tempi sono altri: mesi, non settimane, perché la notorietà si costruisce con la ripetizione.
Il momento in cui si giudica va deciso prima di partire. Spegnere una campagna dopo dieci giorni perché “non sta rendendo” è un errore che si paga due volte: si perde l’investimento fatto e non si impara niente.
Ce ne occupiamo noi, ed è un vantaggio pratico più che una questione di qualità.
Quando pianificazione e produzione stanno nello stesso posto, i materiali nascono già nei formati giusti per i mezzi scelti. Il problema più comune con fornitori separati è banale: arriva un video bellissimo nel formato sbagliato, o troppo lungo per dove deve andare.
Se avete già un fornitore per video o fotografia con cui vi trovate bene, lavoriamo con lui: ci occupiamo di dargli le specifiche giuste e i tempi.
Quello che non facciamo è produrre materiali senza sapere dove andranno. È il modo più sicuro di doverli rifare.
Guardando pochi numeri, decisi prima che la campagna parta.
I numeri utili sono: quante richieste o vendite sono arrivate, quanto è costata ciascuna, quante si sono trasformate in trattative, quante si sono chiuse. Gli ultimi due li conosce solo l’azienda, per questo vanno condivisi.
I numeri che non servono a decidere sono visualizzazioni, coperture e interazioni. Dicono se il mezzo sta girando, non se sta producendo. Finiscono nei riepiloghi perché sono grandi.
Nei nostri resoconti mettiamo prima i numeri piccoli, quelli che contano, e solo dopo gli altri. Qualche volta è una conversazione scomoda, ed è il motivo per cui la facciamo.
Sì, ed è quasi sempre la scelta giusta per chi lavora su un territorio.
Sui mezzi online si può limitare l’area a una provincia, a un comune o a un raggio di chilometri intorno a un indirizzo. Si può anche escludere chi è troppo lontano per diventare cliente.
Restringere l’area alza il costo per singola visualizzazione ma abbassa quello per contatto utile, perché smettete di pagare per persone che non verrebbero mai da voi.
Per le attività locali questo è il modo più sensato di spendere: pochi chilometri, molta frequenza, un messaggio che riguarda chi è lì.
È una domanda legittima e la prima cosa che facciamo è guardare cosa era stato fatto.
Nella maggior parte dei casi che ci arrivano il motivo è uno di questi tre: l’obiettivo non era mai stato definito, quindi non si poteva nemmeno dire se avesse funzionato; il budget era troppo diluito su troppi canali; oppure la campagna portava persone su una pagina che non le convinceva.
L’ultimo caso è il più frequente e il più frustrante: la campagna faceva il suo lavoro, il sito no.
Prima di proporvi una campagna nuova guardiamo quei dati. Se il problema era a valle, rifare pubblicità è buttare altri soldi.
Sì, e spesso è lì che si recupera più margine.
La pagina di arrivo determina quante delle persone che avete pagato per portare fanno quello che volevate. Raddoppiare quella quota vale come raddoppiare il budget, e costa molto meno.
Nelle campagne che seguiamo guardiamo sempre anche quel passaggio: cosa promette l’annuncio, cosa trova chi clicca, quanto è facile fare il passo successivo.
Quando la pagina non regge lo diciamo prima di partire, perché portare traffico su una pagina che non converte è il modo più rapido di bruciare un budget.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo campagne in tutta Italia. Pianificazione, gestione e misura si fanno a distanza senza perdere nulla.
Gli incontri servono all’inizio, per capire il prodotto e il mercato, e nelle riprese o negli scatti, che si fanno dove stanno i prodotti e le persone.
Per le campagne locali conosciamo il funzionamento dei mezzi sul territorio, che è una cosa che si impara lavorandoci, non leggendo un listino.
Atterraggio:
La pagina dove arrivano le persone. Raddoppiare quanto converte vale come raddoppiare il budget, e costa molto meno.
Misura:
Richieste, costo per richiesta, trattative, chiusure. Visualizzazioni e coperture dicono solo se il mezzo sta girando.
Correzione:
Spostare il budget su quello che funziona, ogni mese. Una campagna che nessuno guarda dopo il lancio è un preventivo.
Obiettivo:
Cosa deve succedere davvero: richieste, vendite, visite. Deciso prima di produrre qualsiasi cosa, altrimenti a fine campagna si discute di gusti.
Pubblico:
Chi decide l’acquisto, non “il mercato”. Che ruolo ha, cosa lo preoccupa e in che momento è raggiungibile.
Mezzi:
Dove investire e dove no. Presidiarne due con abbastanza budget rende più che comparire su sei con le briciole.
Se stai valutando un investimento pubblicitario, la prima conversazione serve a capire quanto ti costa oggi acquisire un cliente. Da lì il resto è più semplice.
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