Vendere online:
E-commerce Biella:
quando conviene farlo davvero
Non tutte le aziende devono vendere online, e non lo diciamo per modestia.
Ci sono prodotti che online rendono poco: margini stretti che non reggono la spedizione, articoli che il cliente vuole vedere, cataloghi che cambiano ogni settimana e nessuno in azienda che possa aggiornarli. In questi casi un negozio online diventa un costo fisso che nessuno guarda più dopo sei mesi.
Ci sono invece situazioni in cui un e-commerce a Biella è la cosa più sensata da fare: quando il prodotto si spiega da solo, quando il margine regge il costo di acquisizione, quando c’è già una domanda che oggi si serve altrove.
La differenza si vede prima di partire, facendo due conti su un foglio.
Preferiamo dirlo prima. Un progetto che non sta in piedi non conviene nemmeno a noi.
Prima della piattaforma:
il catalogo e chi lo aggiorna
La domanda che spacca i progetti a metà non è tecnica: chi aggiorna il sito fra sei mesi?
Nei progetti che funzionano c’è una persona in azienda che ci mette mano ogni settimana. Nei progetti che si spengono non c’è nessuno, e dopo un anno il catalogo mostra prodotti finiti e prezzi vecchi.
Per questo quando lavoriamo a un e-commerce a Biella guardiamo prima come nascono i dati dei prodotti: dove stanno le schede, chi fa le foto, come si aggiornano i prezzi, se esiste un gestionale da cui pescare.
Se i dati arrivano da un gestionale conviene automatizzare e la piattaforma si sceglie in base a quanto è facile collegarla. Se i dati li scrive una persona, conviene una piattaforma semplice da usare, anche a costo di qualche funzione in meno.
Un negozio che nessuno aggiorna smette di vendere, qualunque tecnologia ci sia sotto.
Perché un negozio online non vende:
i motivi ricorrenti
Ci arrivano spesso progetti già fatti che non stanno rendendo. I motivi si somigliano.
I margini e le abitudini di acquisto cambiano da settore a settore, e attorno a Biella i settori convivono.
Il biellese è il distretto laniero d’eccellenza: filature e tessiture che forniscono i grandi marchi della moda internazionale, con una cultura industriale che si racconta poco per abitudine.
Se invece il sito deve informare e non vendere, la pagina è realizzazione siti internet a Biella.
Non ci arriva nessuno. È il caso più frequente. Il sito è fatto bene, ma nessuno ha lavorato su come farlo trovare e non c’è budget per le campagne.
Arrivano le persone sbagliate. Traffico che cerca informazioni e non prodotti, oppure campagne impostate su parole generiche che portano curiosi.
Arrivano, guardano, se ne vanno. Foto povere, descrizioni copiate dal fornitore, costi di spedizione che compaiono all’ultimo passaggio, registrazione obbligatoria per comprare.
Comprano una volta sola. Nessuno li ha più contattati. Riportare un cliente che ha già comprato costa una frazione di quanto costa trovarne uno nuovo.
Prima di rifare tutto guardiamo i numeri: quante visite, da dove, quanti carrelli, dove si fermano. Di solito il problema è uno solo, e rifare il sito non era la risposta.
Come siamo fatti:
Chi lavora
al tuo negozio online
Un progetto e-commerce che regge nel tempo richiede persone che restano, non un gruppo messo insieme per l’occasione.
Da noi il progetto ha un referente unico che risponde anche fra due anni, quando serve aggiungere un metodo di pagamento o aprire un mercato nuovo. Intorno ci sono sviluppatori, chi si occupa di interfacce, chi di posizionamento e campagne, chi di contenuti.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, in provincia di Brescia, e operiamo su Biella come sul resto d’Italia.
Ci sono clienti che seguiamo da vent’anni, con negozi online che nel frattempo hanno cambiato due volte piattaforma. Quel tipo di continuità è la parte del servizio che si vede meno e che pesa di più.
Chi ha fatto il sito è ancora raggiungibile, e non è scontato.
Quanto costa un e-commerce:
come si costruisce il preventivo
Un prezzo di listino non esiste, e chi lo dà senza aver visto il catalogo lo cambierà in corsa.
Il costo dipende da cose misurabili: quanti prodotti e come sono fatti, quante integrazioni servono con gestionale, magazzino o corrieri, che tipo di vendita è, ai privati o alle aziende con listini differenziati, quante lingue e quanti mercati.
A queste si aggiungono due voci che quasi nessuno mette nel preventivo iniziale: i contenuti, cioè foto e schede prodotto, e il budget per farsi trovare dopo l’apertura.
Il modo onesto di fare un preventivo è dividerlo: cosa serve per aprire, cosa può aspettare il secondo anno, quanto costa tenerlo in piedi ogni mese.
Il conto che conta non è il prezzo del sito. È quanto ti costa ottenere un ordine e quanto ci guadagni sopra.
Dipende da quattro cose: quanti prodotti, quante integrazioni con i sistemi che già usate, se vendete ai privati o alle aziende, quante lingue.
Un negozio essenziale con catalogo contenuto e nessuna integrazione sta su cifre molto diverse da un progetto collegato al gestionale con listini differenziati. Fra i due estremi il rapporto è facilmente di uno a dieci, quindi un prezzo dato al telefono non vuol dire niente.
Quello che possiamo fare subito è dirvi in quale fascia siete e quali voci peseranno di più. Di solito sono le integrazioni e i contenuti dei prodotti, non la grafica.
Nel preventivo mettiamo anche il costo di gestione annuale e quello per farsi trovare: senza quelle due voci il conto è incompleto e si scopre dopo.
Quasi sempre sì, e nella maggior parte dei casi conviene.
Il collegamento serve a far viaggiare giacenze, anagrafiche, prezzi e ordini senza che qualcuno li ricopi a mano. Il risparmio non è tanto di tempo quanto di errori: vendere un prodotto esaurito costa un cliente.
Quanto costa dipende dal gestionale. Alcuni hanno già un modo pulito per scambiare dati, altri richiedono un lavoro su misura che può pesare quanto il resto del progetto.
È una delle prime cose che verifichiamo, perché cambia il preventivo più di quasi ogni altra scelta.
Cambia parecchio, al punto che è un altro progetto.
Nella vendita alle aziende servono prezzi diversi per cliente, sconti a scaglioni, ordini ripetuti e riordini rapidi, pagamenti differiti, gestione di più utenti della stessa azienda. Il percorso di acquisto somiglia più a un portale che a un negozio.
Anche l’obiettivo è diverso: non si cerca il cliente nuovo a ogni ordine, si rende comodo riordinare a chi già compra. Spesso il risultato più concreto è che i commerciali smettono di prendere ordini per telefono.
Ce ne occupiamo, e in quel caso l’impianto e la piattaforma si scelgono di conseguenza.
Spesso no, ed è la prima cosa che verifichiamo.
Prima di proporre di rifare guardiamo i numeri: quante visite arrivano, da dove, quante persone mettono qualcosa nel carrello e in che punto si fermano. Da lì si capisce se il problema è il traffico, il tipo di traffico o il sito.
Nella maggior parte dei casi il problema è a monte: non ci arriva nessuno, oppure arrivano persone che non cercavano quel prodotto. Rifare il sito in quelle condizioni non cambia niente e costa parecchio.
Quando invece il sito perde le persone in fase di acquisto, si interviene su quei passaggi, che di solito sono pochi e identificabili.
Si può fare in tre modi e vanno decisi all’inizio, perché è la voce che fa slittare i tempi più di ogni altra.
Li fate voi, ed è la strada più economica se avete già materiale decente e qualcuno che può dedicarci tempo. Li facciamo noi, e allora vanno messi a preventivo: le schede prodotto sono anche il contenuto che vi fa trovare su Google. Oppure si parte da quello che passa il fornitore e si migliora dove serve.
L’ultima strada è la più diffusa ed è anche la più rischiosa: descrizioni identiche a quelle di altri cento negozi non aiutano nessuno a sceglierti.
Sui prodotti che fanno il fatturato conviene sempre scrivere qualcosa di proprio.
Ci sono tre voci e vanno guardate insieme.
La prima è tecnica: hosting o canone della piattaforma, aggiornamenti, sicurezza, backup. Su una piattaforma in abbonamento è un costo prevedibile; su una installata dipende da quanto è complesso l’impianto.
La seconda è la gestione: aggiornare il catalogo, i prezzi, le promozioni. Può farla l’azienda o possiamo farla noi, ma qualcuno la fa.
La terza, la più pesante, è farsi trovare: campagne, posizionamento, contenuti. Non è una spesa accessoria, è quella che determina se il negozio vende.
Mettiamo tutte e tre nel preventivo iniziale, perché scoprirle dopo è il modo più comune di abbandonare un progetto a metà.
Schede:
Descrizioni e foto che fanno vendere e che vi fanno trovare. Copiare quelle del fornitore vi mette in coda a cento negozi identici.
Gestionale:
Giacenze, anagrafiche e ordini che viaggiano da soli fra sito e azienda. Toglie lavoro manuale e soprattutto toglie errori.
Pagamenti:
Carta, PayPal, bonifico, contrassegno dove serve ancora. Ogni metodo ha una commissione e un effetto diverso sugli abbandoni.
Spedizioni:
Corrieri, tempi, soglie di gratuità. La spedizione gratis è un calcolo sul margine, non un gesto commerciale.
Resi:
Regole chiare e processo semplice. Un reso facile fa comprare di più, ma qualcuno in azienda lo deve gestire.
B2B:
Listini per cliente, sconti a scaglioni, riordini rapidi, pagamento differito. Vendere alle aziende è un impianto diverso, non un’opzione.
Hai già un negozio online che rende meno del previsto? Guardiamo i numeri insieme e ti diciamo dove si perde, prima di proporti di rifarlo.
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