Negozi Shopify:
Shopify a Biella:
partire in fretta senza pentirsene
La ragione più comune per cui un’azienda sceglie Shopify è la velocità: si apre prima e si spende meno all’inizio.
È vero, e non è una scorciatoia da disprezzare. Per molti prodotti la cosa sensata è partire con un impianto essenziale, vedere se il mercato risponde e investire dopo, quando si sa cosa vende.
Il rischio è un altro: che “partire in fretta” diventi “partire senza pensarci”, con un tema comprato, le descrizioni del fornitore e nessuno che si sia chiesto come arriveranno le persone.
Quel negozio apre in due settimane e resta fermo per due anni.
La fretta va bene sulla tecnologia. Non sulle domande che vengono prima.
Quando conviene Shopify:
e quando conviene un’altra strada
Diciamo prima la parte scomoda, così il resto si legge con più fiducia.
Shopify conviene se vendete ai privati, se il catalogo sta sotto qualche migliaio di codici con varianti ordinarie, se non avete tecnici interni e volete che qualcun altro si occupi di server, aggiornamenti e sicurezza. E conviene se contate di aprire in fretta.
Shopify conviene meno se vendete alle aziende con listini personalizzati e pagamenti differiti, se avete decine di migliaia di codici che cambiano di continuo, se il gestionale deve scambiare dati in modo profondo, se il percorso di acquisto deve fare qualcosa che la piattaforma non prevede.
In quei casi PrestaShop o Magento costano di più all’inizio e meno nel tempo. Se non avete ancora scelto la piattaforma, conviene partire dalla pagina sul commercio elettronico a Biella.
Se un fornitore risponde Shopify prima di aver visto il catalogo, sta descrivendo sé stesso, non il vostro progetto.
Migrare su Shopify:
cosa si sposta e cosa si perde
Portare un negozio esistente su Shopify è un lavoro ordinato, se qualcuno lo fa con metodo.
Il catalogo di un’azienda racconta il suo mercato, e quello di Biella ha più facce.
Il biellese è il distretto laniero d’eccellenza: filature e tessiture che forniscono i grandi marchi della moda internazionale, con una cultura industriale che si racconta poco per abitudine.
Se la piattaforma non l’avete ancora scelta, conviene partire da e-commerce a Biella.
Prodotti, clienti e ordini si esportano e si reimportano. La parte delicata sono due.
La prima sono gli indirizzi delle pagine. Shopify impone una struttura propria, quindi i vecchi indirizzi cambiano quasi sempre. Se non si preparano le corrispondenze corrette, il posizionamento costruito negli anni si perde in poche settimane, e recuperarlo costa più della migrazione.
La seconda sono le funzioni su misura. Quello che sulla vecchia piattaforma era un modulo, qui va ritrovato fra le app o rifatto. È il punto in cui i preventivi si allontanano dalla realtà.
Quando facciamo una migrazione la mappa dei vecchi indirizzi è il primo documento, prima della grafica.
Una migrazione fatta male si vede dopo un mese, e allora è tardi.
Come siamo fatti:
Un referente solo,
anche fra tre anni
La differenza fra un negozio che cresce e uno che si ferma sta quasi sempre in chi lo segue dopo l’apertura.
Da noi ogni progetto ha un referente che resta lo stesso nel tempo: è la persona che risponde quando serve aggiungere un metodo di spedizione, aprire un mercato nuovo o capire perché un ordine si è bloccato.
Siamo più di quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Biella come nel resto d’Italia.
Alcuni clienti ci seguono da vent’anni e nel frattempo hanno cambiato piattaforma due volte. Quella continuità è la parte che non si vede nel preventivo.
Chi ha costruito il negozio è ancora raggiungibile, e sui progetti lunghi è quello che conta di più.
Tre fasce di spesa:
dove sta di solito un progetto
Per dare un ordine di grandezza, i progetti Shopify si dividono in tre gruppi abbastanza netti.
Apertura essenziale. Tema pronto adattato, catalogo contenuto già disponibile, nessuna integrazione, spedizioni standard. Poche settimane di lavoro, serve a validare il prodotto sul mercato.
Negozio di un’azienda avviata. Tema lavorato sulle pagine che contano, centinaia o migliaia di prodotti, collegamento con il gestionale, più metodi di spedizione, magari una seconda lingua. È la fascia della maggior parte dei nostri progetti.
Progetto articolato. Più mercati, vendita anche alle aziende, funzioni su misura, migrazione da un’altra piattaforma con recupero del posizionamento. Qui il lavoro grosso non è grafico.
Dentro ogni fascia la variabile che pesa di più sono i contenuti dei prodotti.
Vi diciamo in quale fascia siete prima di preventivare, così si ragiona su numeri reali.
Ci sono due conti da fare e vanno tenuti separati, altrimenti il preventivo inganna.
Il primo è la realizzazione: tema, caricamento del catalogo, integrazioni, migrazione se c’è un negozio da spostare. Dipende soprattutto da quanti prodotti avete e in che stato sono le schede. Un catalogo pronto e uno da scrivere da zero fanno una differenza enorme.
Il secondo è quanto costa ogni mese: canone della piattaforma, app, commissioni sugli ordini. Su volumi importanti le commissioni diventano la voce principale, più del resto messo insieme.
Quando prepariamo un preventivo li mettiamo tutti e due, con una proiezione a tre anni. È l’unico modo per confrontare Shopify con le altre piattaforme in modo onesto.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Su Shopify la distanza conta poco: non ci sono server da toccare e il lavoro si fa su catalogo, contenuti e configurazioni.
Gli incontri in azienda servono soprattutto all’inizio, quando bisogna vedere come funzionano magazzino e preparazione degli ordini, oppure quando si fotografano i prodotti.
Dopo l’avvio ci si vede quando c’è da decidere qualcosa di importante, non per abitudine.
Sì, e vale la pena sapere in anticipo cosa comporta.
I dati sono vostri e si esportano: prodotti, clienti, ordini. La difficoltà non sta lì, sta in due punti.
Il primo sono gli indirizzi delle pagine, che cambiano di nuovo e vanno mappati con cura per non perdere il posizionamento. Il secondo sono le funzioni ottenute con le app: sulla piattaforma nuova vanno ritrovate o rifatte, e a volte è un lavoro consistente.
Per questo insistiamo sulla verifica iniziale. Cambiare piattaforma due volte in tre anni è il modo più caro di gestire un negozio online, e succede quasi sempre per una scelta fatta in fretta all’inizio.
Non c’è una piattaforma migliore in assoluto: ci sono scelte adatte a situazioni diverse.
Shopify conviene se non avete tecnici interni, volete partire in fretta e preferite un canone che comprende hosting, sicurezza e aggiornamenti. Paghi di più ogni mese e pensi a meno cose.
WooCommerce conviene se avete già un sito WordPress e il contenuto conta quanto il prodotto. Costa meno di canone e di più di manutenzione, che qualcuno deve fare davvero.
PrestaShop e Magento entrano in gioco su cataloghi grandi, listini differenziati e vendita alle aziende.
Le usiamo tutte e quattro, quindi non abbiamo una piattaforma da difendere: guardiamo il catalogo e diciamo quale regge meglio.
Con catalogo pronto e tema adattato, dalle quattro alle otto settimane.
Se il catalogo va costruito, cioè servono foto e descrizioni, i tempi li determina quello: è la parte lunga di ogni progetto e non dipende dalla piattaforma.
Per una migrazione da un’altra piattaforma si va dalle sei alle dodici settimane, perché prima dello sviluppo va preparata la mappa degli indirizzi e verificata ogni funzione esistente.
I ritardi tipici hanno quasi sempre la stessa origine: il materiale sui prodotti che arriva a pezzi. Se lo si prepara prima di partire, i tempi si accorciano di parecchio.
Nella maggior parte dei casi sì, ma il costo cambia molto da gestionale a gestionale.
Per i programmi più diffusi esistono collegamenti già pronti: si configurano e viaggiano giacenze, anagrafiche, prezzi e ordini. È la situazione migliore, e costa poco.
Per i gestionali meno comuni o per le versioni personalizzate serve un lavoro su misura, che a volte pesa quanto il resto del progetto.
È la prima cosa che verifichiamo, prima di fare il preventivo: se il collegamento è complicato, può essere il motivo per cui conviene un’altra piattaforma.
Si può, entro certi limiti, ed è bene conoscerli prima.
Shopify ha funzioni pensate per la vendita alle aziende: listini dedicati, clienti con condizioni proprie, accesso riservato. Per un catalogo B2B semplice bastano.
Diventa stretto quando servono sconti a scaglioni complessi, condizioni negoziate cliente per cliente, pagamenti differiti con fidi, ordini che devono passare da un’approvazione interna. Lì si finisce a forzare la piattaforma con app che si sovrappongono.
In quei casi guardiamo altre strade e ve lo diciamo apertamente, anche se il progetto diventa più caro.
Pagamenti:
Metodi disponibili e commissioni. Il sistema di pagamento della piattaforma costa meno, gli altri vanno valutati sul volume.
Spedizioni:
Corrieri, tempi e soglie di gratuità. La spedizione gratis è un calcolo sul margine, non una cortesia.
Estero:
Lingue, valute e regole fiscali. Ogni mercato aggiunto porta contenuti nuovi e adempimenti da verificare prima.
Velocità:
Quanto è rapido il negozio sul telefono. È lì che arriva la maggior parte delle visite, ed è lì che si perdono gli ordini.
Traffico:
Posizionamento e campagne dopo l’apertura. Un negozio nuovo ha zero visitatori: nessuno ci passa davanti per caso.
Numeri:
Visite, conversione, valore medio dell’ordine, costo per ordine. Quattro numeri bastano per capire dove intervenire.
Raccontaci cosa vendi e a chi. Ti diciamo se Shopify è la scelta giusta, e se non lo è ti diciamo anche quello.
Le recensioni dei clienti che ci hanno scelto.
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