Presenza digitale:
Agenzia web marketing Palermo:
il problema non è fare, è collegare
Quasi tutte le aziende che ci contattano stanno già facendo qualcosa online. Spesso parecchio.
C’è chi segue i social, chi ha impostato le campagne, chi ha fatto il sito, magari qualcuno che si occupa di posizionamento. Ognuno manda un rapporto e ognuno, preso da solo, sembra andare bene.
Quello che manca è qualcuno che guardi il totale: quanto si sta spendendo in tutto, quanti clienti nuovi ne sono arrivati, quindi quanto è costato ciascuno. È una domanda semplice a cui in genere nessuno sa rispondere.
Il lavoro di un’agenzia web marketing a Palermo comincia da lì: mettere in fila pezzi che esistono già e farli parlare fra loro.
Cinque rapporti mensili non sostituiscono un numero solo.
Come si mettono in fila i canali:
quattro passaggi
È un lavoro ordinato e si fa nello stesso modo in quasi tutte le aziende.
Si misura quello che c’è. Tutti i canali attivi, quanto costano davvero compreso il lavoro interno, quante richieste portano. Già questo passaggio riserva sorprese.
Si traccia il percorso. Dal primo contatto alla vendita: quante persone arrivano, quante lasciano i dati, quante diventano trattative, quante chiudono. I numeri centrali quasi sempre mancano.
Si calcola il costo per cliente per ciascun canale. È il numero che permette di decidere invece di discutere.
Si sposta il budget verso quello che funziona e si tolgono i canali che non reggono il confronto.
I primi due passaggi da soli di solito trovano abbastanza sprechi da pagare il lavoro.
Dove si perde:
i punti di rottura ricorrenti
Analizzando decine di situazioni, i punti dove si perdono richieste sono quasi sempre gli stessi cinque.
Quali canali portino clienti dipende dal mercato, e quello attorno a Palermo non è omogeneo.
A Palermo il turismo, l’agroalimentare e i servizi alle imprese formano un tessuto fatto soprattutto di realtà piccole, dove la reputazione locale pesa più del budget pubblicitario.
Se la parte che manca è la strategia commerciale a monte, la pagina è agenzia marketing a Palermo.
Fra l’annuncio e la pagina. L’annuncio promette una cosa, la pagina ne racconta un’altra. Le persone se ne vanno in pochi secondi e il costo è già stato pagato.
Nel modulo. Troppi campi, informazioni chieste troppo presto, nessuna indicazione su cosa succederà dopo.
Nel tempo di risposta. È il punto più costoso di tutti: una richiesta richiamata dopo giorni vale una frazione della stessa richiamata subito.
Nel passaggio ai commerciali. Richieste che arrivano per email e non vengono prese in carico da nessuno in particolare.
Dopo il primo no. Contatti buoni che non erano pronti in quel momento e che nessuno risente più.
Nessuno di questi punti si sistema aumentando il budget.
Il team:
Un referente:
e i vostri fornitori restano dove sono
Non chiediamo di sostituire chi lavora già bene per voi. Capita spesso il contrario: ci occupiamo del quadro generale e i fornitori esistenti continuano a fare il loro pezzo.
Serve però un punto solo dove i numeri si sommano e qualcuno che possa dire, a fine trimestre, cosa ha funzionato e cosa no.
Da noi quel punto è il referente di progetto, che resta lo stesso nel tempo e conosce la vostra situazione senza doverla ristudiare ogni volta.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Palermo come nel resto d’Italia.
Se un fornitore va sostituito lo diciamo, con i numeri e non per prendergli il lavoro.
Cosa chiediamo
prima di cominciare
Quattro cose, e tre sono accessi che avete già.
Gli accessi agli strumenti. Analisi delle visite, Search Console, piattaforme delle campagne. Dicono in poche ore cose che altrimenti sono ipotesi.
Quanto spendete oggi in tutto. Compresi i fornitori esterni e il tempo di chi in azienda se ne occupa. È la voce che si dimentica sempre.
Quanti clienti nuovi avete acquisito nell’ultimo anno e, se possibile, da dove arrivavano.
Quanto vale un cliente per voi. Margine medio e durata del rapporto: senza, non si può dire se un costo di acquisizione è alto o basso.
L’ultima è quella che manca più spesso, e si può ricavare insieme in un paio d’ore.
Con quei quattro elementi si smette di discutere di opinioni.
Dipende da come è impostato il rapporto, e vale la pena chiarirlo perché sotto questo nome si vendono cose molto diverse.
C’è chi esegue attività su singoli canali: campagne, social, contenuti. È lavoro operativo e serve, ma può farlo anche un professionista specializzato.
Quello di cui ci occupiamo noi è il livello sopra: capire quali canali hanno senso per voi, come dividere il budget, misurare quanto costa acquisire un cliente su ciascuno, e trovare dove si perdono le richieste lungo il percorso.
Poi, se serve, eseguiamo anche. Ma il valore sta nel coordinamento: è la parte che manca nella maggior parte delle aziende che hanno tre o quattro fornitori diversi, ognuno bravo nel suo pezzo e nessuno che guardi il totale.
Sì, e va verificato con qualsiasi fornitore, non solo con noi.
Gli strumenti di analisi, Search Console, gli account pubblicitari e i profili social devono essere intestati alla vostra azienda. Chi vi segue lavora con permessi che gli concedete e che potete revocare.
La ragione è concreta: quei sistemi contengono lo storico dei vostri dati e delle vostre campagne. Se sono sull’account di un fornitore, il giorno che cambiate ricominciate da zero, e nella pubblicità lo storico ha un valore reale.
Capita di trovare aziende che hanno perso anni di dati in un passaggio di fornitore. Non è raro come sembra.
Dipende da quanto piccoli, e preferiamo dirlo prima.
Sotto una certa soglia il coordinamento non ha senso: se avete un solo canale attivo e una spesa contenuta, non serve qualcuno che metta in fila i pezzi, perché il pezzo è uno.
In quelle situazioni la cosa più utile è un intervento breve: si guarda com’è impostato, si sistemano le perdite evidenti sul sito e nella gestione dei contatti, si lasciano istruzioni. Poi ci si risente quando il budget cresce.
Il coordinamento diventa utile quando ci sono più canali attivi, più fornitori, o quando la spesa complessiva è abbastanza alta che una decisione sbagliata costa più dell’analisi.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo aziende in tutta Italia. Analisi, coordinamento e gestione dei canali si fanno a distanza senza perdere niente.
Gli incontri servono all’inizio, quando bisogna capire il mercato e come lavora la parte commerciale, e nelle revisioni importanti, dove è meglio essere nella stessa stanza.
Una parte del lavoro richiede di parlare con chi vende, perché sono loro a sapere quali contatti erano buoni e quali no. Quella conversazione la facciamo volentieri di persona.
Sono cose diverse e spesso vengono confuse, anche in buona fede.
Il posizionamento sui motori e le campagne pubblicitarie sono canali: ciascuno ha le sue tecniche, i suoi tempi e i suoi specialisti. Chi fa bene una cosa non necessariamente fa bene l’altra.
Quello di cui parliamo qui è il livello sopra: decidere quali canali usare, come dividere il budget, come far funzionare insieme le parti, e misurare il risultato complessivo invece che canale per canale.
Nella pratica le due cose si sovrappongono, perché chi coordina deve conoscere i canali abbastanza da capire cosa può dare ciascuno. Ma il compito è diverso, e in azienda serve che qualcuno lo faccia: se non lo fa nessuno, finisce per farlo il titolare nei ritagli di tempo.
Ci sono tre voci e vanno guardate separate.
L’analisi iniziale è una spesa unica di poche settimane di lavoro: serve a capire la situazione e produce un documento che resta vostro.
Il budget per i canali sono soldi che vanno alle piattaforme pubblicitarie, non all’agenzia. Devono essere sempre una voce visibile e separata: se qualcuno vi dà una cifra unica, chiedete il dettaglio.
Il lavoro continuativo dipende da quanti canali si presidiano e da quanta operatività fate voi.
Un ordine di grandezza utile: in una PMI che parte, il budget investito nei canali di solito supera il costo del lavoro. Se il rapporto è rovesciato, state pagando molto coordinamento per poca spesa pubblicitaria, e conviene chiedersi se ha senso.
Numeri:
Richieste, costo, trattative, chiusure. Visualizzazioni e interazioni descrivono attività, non risultati.
Revisione:
Ogni trimestre si sposta il budget su quello che funziona. Ogni settimana è troppo presto per capire.
Fornitori:
Chi lavora bene resta. Ci occupiamo del quadro, non di prendere il posto di chi sta già facendo il suo pezzo.
Accessi:
Strumenti e account intestati a voi. Cambiare fornitore non deve significare perdere anni di storico.
Quadro:
Tutti i canali attivi, quanto costano davvero, cosa portano. Quasi nessuna azienda lo ha visto tutto insieme.
Percorso:
Dal primo contatto alla vendita, passo per passo. I numeri centrali mancano quasi sempre, ed è lì che si perde.
Dacci gli accessi agli strumenti che usi già. In poche settimane ti diciamo quanto ti costa oggi un cliente, canale per canale, e dove stai perdendo richieste.
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