Misurazione:
Web analytics Palermo:
misurare meno, ma bene
Si può misurare quasi tutto, e questa possibilità è diventata un problema.
Si finisce a tracciare decine di comportamenti, accumulare eventi che nessuno guarderà mai, costruire rapporti che richiedono venti minuti per essere letti. Il risultato è un impianto costoso che non aiuta a decidere.
L’approccio opposto funziona meglio: si decide prima quali decisioni si devono prendere, si misurano solo i dati che servono a prenderle, e si butta il resto.
Per un’azienda che vende su preventivo di solito bastano cinque cose. Per un negozio online, sei o sette.
Il resto è rumore che rende più difficile vedere quello che conta.
Come lavoriamo:
quattro numeri, in un posto solo
Il risultato di un lavoro fatto bene non è un rapporto lungo: è un quadro breve che qualcuno guarda davvero.
Costruiamo un pannello con pochi numeri, quelli decisi insieme, aggiornati da soli, accessibile a chi deve decidere. Niente da esportare, niente da chiedere a noi.
Accanto mettiamo una spiegazione scritta di cosa significa ciascun numero e quale decisione dovrebbe orientare. Serve perché fra sei mesi nessuno si ricorda perché quel dato era lì.
Poi una lettura periodica insieme, in genere ogni tre mesi, per guardare i cambiamenti e capire cosa fare.
Se un numero non porta a una decisione, lo togliamo dal pannello. Anche se è interessante.
Cosa misurare:
per chi vende servizi e per chi vende online
Le domande cambiano a seconda di come si vende, e conviene non fare finta che siano uguali.
Le domande che un’azienda si fa dipendono dal suo mercato, e quello di Palermo non è uno solo.
A Palermo il turismo, l’agroalimentare e i servizi alle imprese formano un tessuto fatto soprattutto di realtà piccole, dove la reputazione locale pesa più del budget pubblicitario.
Se oltre ai numeri serve chi coordina i canali, la pagina è web marketing a Palermo.
Se vendete su preventivo contano: quante richieste arrivano e da dove, quanto costa ciascuna, quante diventano trattative, quante si chiudono, quale contenuto le genera. Il percorso è lungo e la misura deve seguirlo oltre il sito.
Se vendete online contano: quanti visitatori diventano acquirenti, il valore medio dell’ordine, quanto costa ottenere un ordine per canale, in che punto si abbandona il carrello, quanti clienti tornano a comprare.
L’ultimo è il più trascurato: quasi tutti guardano l’acquisizione e quasi nessuno il riacquisto, che è dove sta il margine.
Misurare le cose sbagliate con precisione è il modo più elegante di perdere tempo.
Come siamo fatti:
Gli account restano vostri,
sempre
Su questo servizio più che su altri è una condizione: gli strumenti di misura devono essere intestati alla vostra azienda.
Contengono lo storico dei vostri dati, che ha un valore crescente nel tempo: senza confronto con l’anno precedente, metà delle analisi non si possono fare.
Noi lavoriamo con i permessi che ci date e che potete revocare. Se cambiate fornitore, i dati restano dove sono.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Palermo come nel resto d’Italia.
Capita ancora di trovare aziende che hanno perso anni di dati in un passaggio di fornitore. È un danno che non si recupera.
Quanto costa:
due modi di impostarlo
Questo servizio si affronta in due modi, e il primo basta a parecchie aziende.
Intervento una tantum. Verifica dei dati, correzione dei tracciamenti, configurazione delle conversioni che contano, controllo del consenso, costruzione del pannello e istruzioni per leggerlo. Poche settimane e finisce lì.
Affiancamento continuativo. Ha senso quando ci sono campagne attive da ottimizzare, un negozio online con volumi, o cambiamenti frequenti al sito che rischiano di rompere i tracciamenti. Comprende letture periodiche e controlli.
Su siti semplici e senza campagne, la prima strada è quasi sempre sufficiente: si sistema, si impara a leggere, e si torna quando cambia qualcosa.
Se basta l’intervento singolo lo diciamo, anche se un canone sarebbe più comodo per noi.
A tre cose, in quest’ordine.
Verificare che i dati che avete siano veri. È il punto di partenza, ed è quello che salta fuori più spesso: tracciamenti rotti dopo un rifacimento, conversioni contate due volte, traffico interno mai escluso.
Misurare le poche cose che servono a decidere, invece di tutto quello che è tecnicamente misurabile.
Rendere quei numeri leggibili a chi deve prendere decisioni e non ha tempo di navigare fra i rapporti.
Quello che non serve è produrre analisi lunghe che nessuno legge. Se alla fine del lavoro non ci sono quattro o cinque numeri che qualcuno guarda ogni mese, il lavoro non è servito.
Sì, ed è una condizione su cui non transigiamo.
Gli strumenti di analisi, Search Console e gli account pubblicitari vanno intestati alla vostra azienda. Noi lavoriamo con permessi che potete revocare.
Il motivo è il valore dello storico: senza confronto con l’anno precedente metà delle analisi non si possono fare, e quel confronto si costruisce solo con il tempo.
Capita ancora di trovare aziende che hanno perso anni di dati perché tutto era sull’account di un fornitore. È un danno che non si recupera in alcun modo: i dati non si possono ricostruire a posteriori.
Se oggi non sapete a chi sono intestati i vostri strumenti, è la prima cosa da verificare.
La correzione dei tracciamenti richiede giorni. Avere dati affidabili su cui ragionare richiede qualche settimana in più.
Il motivo è che dopo aver sistemato la misurazione bisogna accumulare un periodo pulito: prima di quel momento i confronti con il passato sono inquinati dagli errori precedenti.
In genere dopo quattro o sei settimane di dati corretti si possono cominciare a trarre conclusioni sulle cose che hanno volumi sufficienti. Per le analisi che richiedono confronti stagionali serve più tempo.
Questa è anche la ragione per cui conviene sistemare la misurazione prima di lanciare campagne importanti: partire con tracciamenti rotti significa non poter giudicare quello che si sta pagando.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo aziende in tutta Italia. Questo lavoro si fa interamente a distanza: servono accessi agli strumenti e qualche conversazione.
L’unica parte che richiede attenzione è quella iniziale, dove bisogna capire quali decisioni l’azienda deve prendere e quali sono i numeri veri delle vendite. Si fa in videochiamata, ma con le persone giuste: chi vende e chi decide, non solo chi si occupa del sito.
Per le letture periodiche una videochiamata ogni trimestre è più che sufficiente.
Sì, ed è il motivo per cui questo servizio ha senso dentro una struttura invece che da solo.
La misurazione dice dove si perde: una pagina che le persone abbandonano, un modulo troppo lungo, un passaggio del carrello dove ci si ferma, tempi di caricamento che allontanano chi arriva dal telefono.
Trovare il problema è metà del lavoro. L’altra metà è sistemarlo, e se chi analizza non può intervenire si apre una pratica con un altro fornitore, che spesso si conclude con mesi di ritardo o non si conclude affatto.
Da noi chi mette le mani sul sito è nella stanza accanto, quindi fra l’individuare un problema e correggerlo passano giorni invece che mesi. Se il quadro da rimettere in ordine è più ampio dei soli dati, la pagina è web marketing a Palermo.
È la situazione più diffusa, e il motivo non è la pigrizia.
Lo strumento nella sua configurazione predefinita risponde a domande che nessuno in azienda si pone: quanti utenti, quante sessioni, quanto tempo sulla pagina. Le domande vere sono altre: da dove arrivano le richieste che poi chiudono, quanto costa ottenerne una, quale pagina le genera.
Per rispondere a quelle serve configurarlo apposta: definire cosa è una conversione per voi, collegare le campagne, e costruire una vista con pochi numeri utili.
Dopo quel lavoro le persone lo guardano, perché trovano risposte invece che grafici. La differenza non è nello strumento: è in cosa gli si chiede di misurare.
Confrontandoli con quello che sapete già, ed è un controllo che potete fare anche da soli.
Prendete un mese e contate le richieste arrivate davvero: email, moduli, telefonate tracciabili. Poi guardate cosa dice lo strumento per lo stesso periodo. Se i due numeri sono molto diversi, c’è un problema.
Gli scarti tipici hanno cause riconoscibili: conversioni gonfiate perché contano ogni visita a una pagina di ringraziamento invece dell’invio del modulo; traffico gonfiato perché l’azienda non è esclusa; dati mancanti perché il tracciamento non è su tutte le pagine o perché il banner del consenso li blocca male.
Questa verifica è la prima cosa che facciamo, e nella maggior parte dei casi trova almeno un problema.
Tracciamento:
Presente su tutte le pagine, una volta sola. Mancante o duplicato sono i due errori più comuni.
Conversioni:
Devono contare l’invio di un modulo, non il caricamento di una pagina che avviene anche per altro.
Traffico interno:
Escluso, altrimenti l’azienda gonfia le proprie statistiche. Sulle aziende piccole la distorsione è forte.
Consenso:
Configurato in modo da rispettare le scelte e conservare i dati di chi accetta. Un calo improvviso è quasi sempre qui.
Domande:
La misura si costruisce sulle decisioni da prendere, non sulle possibilità dello strumento.
Origine:
Da dove arrivava chi poi ha comprato. Richiede di collegare i dati del sito a quelli dell’azienda.
Dacci accesso ai tuoi strumenti di analisi. In pochi giorni ti diciamo se i numeri che stai guardando sono veri, e quasi sempre qualcosa da sistemare c’è.
Le recensioni dei clienti che ci hanno scelto.
Sviluppiamo strategie di comunicazione, marketing digitale, branding e innovazione su misura, integrando competenze creative e tecnologiche per accompagnare aziende e organizzazioni nel raggiungimento dei propri obiettivi.
Diventa il nostro prossimo cliente soddisfatto
