Applicazioni mobile:
Sviluppo app Palermo:
una cosa sola, fatta bene
Le app che le persone usano davvero fanno una cosa e la fanno meglio di qualsiasi alternativa.
Quelle che nascono come contenitore di tutto quello che l’azienda vorrebbe comunicare hanno tutte lo stesso destino: si scaricano al lancio, si aprono una volta, restano lì.
Per questo nei progetti di sviluppo app a Palermo passiamo del tempo a togliere funzioni prima di scriverne una riga. Non per risparmiare: perché ogni funzione in più allontana quella principale.
La domanda che facciamo è sempre la stessa: se questa app potesse fare una cosa sola, quale sarebbe.
La risposta è difficile da dare. Ed è quella che decide se il progetto funzionerà.
La verifica iniziale:
tre domande prima di preventivare
Prima di stimare qualsiasi cosa chiediamo tre risposte. Sono le stesse che ci facciamo noi.
Quante volte una persona aprirà questa app in un mese. Se la risposta è una o due, l’app non ce la farà: verrà disinstallata quando serve spazio. Questo numero da solo decide molti progetti.
Cosa succede se non c’è connessione. Se la risposta è “niente, si aspetta”, forse basta un sito. Se invece il lavoro deve continuare lo stesso, serve un’app vera.
Chi la userà e in che condizioni. Un tecnico con i guanti su un tetto e un cliente sul divano richiedono due progetti diversi, e il primo è quello dove i dettagli contano.
Con queste risposte si capisce in mezz’ora se il progetto sta in piedi.
Il momento più economico per fermarsi è prima di cominciare.
Gli store:
quello che nessuno mette a preventivo
Pubblicare un’app non è caricare un file. È un passaggio con regole proprie, e ogni tanto con sorprese.
Chi ha persone sul campo ha esigenze precise, ed è una parte importante del tessuto di Palermo.
A Palermo il turismo, l’agroalimentare e i servizi alle imprese formano un tessuto fatto soprattutto di realtà piccole, dove la reputazione locale pesa più del budget pubblicitario.
Se quello che serve è un sito e non un’applicazione, la pagina giusta è realizzazione siti internet a Palermo.
Servono gli account da sviluppatore, che hanno un costo annuale e vanno intestati a voi, non all’agenzia: è un punto su cui insistiamo, perché un’app pubblicata sull’account del fornitore è un problema il giorno che cambiate fornitore.
Poi c’è la revisione. Ogni versione viene esaminata e può essere respinta: per una schermata di accesso poco chiara, per una richiesta di permessi non spiegata, per regole sui contenuti o sui pagamenti. Succede, si corregge e si ripresenta, ma va messo nei tempi.
Ci sono infine gli adempimenti: informativa sulla privacy, dichiarazione sui dati raccolti, requisiti di accessibilità.
Mettiamo questa fase nel preventivo perché esiste, non perché ci piace.
Chi ci lavora:
Come lavoriamo:
versioni corte, prove vere
Non consegniamo un’app finita dopo sei mesi di silenzio. È il modo migliore per scoprire alla fine che serviva un’altra cosa.
Lavoriamo per versioni: si parte da quello che deve funzionare per forza, lo si mette in mano a chi dovrà usarlo e si guarda cosa succede. Su un’app per uso interno bastano cinque persone per due settimane per capire cosa va cambiato.
La squadra tipica è di tre o quattro persone e resta la stessa dall’inizio.
In tutto siamo più di quaranta, quindi per una competenza particolare o un collegamento a un gestionale insolito non serve cercare fuori.
Operiamo sul territorio di Palermo e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Le tre fasce:
dove si colloca un progetto
Per dare un ordine di grandezza, i progetti che vediamo si dividono in tre gruppi.
App essenziale. Poche schermate, una funzione principale, nessun collegamento con i vostri sistemi. Multipiattaforma. Si fa in qualche settimana e serve a verificare che l’idea funzioni.
App aziendale collegata. Raccolta dati o servizio, con parte server, accesso degli utenti e dialogo con il gestionale. È la fascia della maggior parte dei progetti che seguiamo, e il lavoro grosso sta nei collegamenti.
App complessa. Pagamenti, molti profili di utente, funzionamento senza connessione con sincronizzazione, integrazioni multiple. Qui servono mesi e un gruppo di lavoro stabile.
In tutte e tre il mantenimento annuale resta una voce a sé.
Vi diciamo in quale fascia siete prima di scrivere numeri, così si ragiona su qualcosa di reale.
Dipende quasi tutto da una cosa: quante funzioni deve avere. Ogni schermata è progettazione, sviluppo e prove su due sistemi operativi.
Le altre variabili che pesano sono la scelta fra nativa e multipiattaforma, e soprattutto cosa c’è dietro: se l’app deve dialogare con i vostri gestionali, il lavoro sul server può costare quanto l’app.
C’è poi una voce che va tenuta separata e che quasi nessuno mette nel primo preventivo: il mantenimento annuale. Non è assistenza opzionale, è quello che tiene l’app pubblicata quando i sistemi si aggiornano.
Il nostro modo di lavorare è definire prima cosa deve fare l’app, schermata per schermata, e stimare su quello. Una cifra data prima di quel passaggio è un’ipotesi che cambierà.
È la prima domanda che facciamo, e in parecchi casi la risposta onesta è che basta un sito.
Un sito moderno si apre senza installare niente, si trova su Google e fa quasi tutto: informare, prenotare, vendere, farsi contattare. Installare un’app invece è un ostacolo, e chi lo supera vuole qualcosa in più.
Un’app serve quando c’è uso frequente e ripetuto, quando deve funzionare senza connessione, quando usa in modo intensivo fotocamera, posizione o lettore di codici, quando le notifiche devono arrivare davvero, o quando la usano persone che lavorano sul campo.
Se il vostro caso non rientra in questi, l’app diventa un costo che si aggiunge al sito invece di sostituirlo, e la strada giusta è la realizzazione di un sito fatta bene. Preferiamo dirlo prima di prendere il lavoro.
Per la maggior parte dei progetti aziendali oggi la multipiattaforma è la scelta giusta.
Si scrive un codice solo che diventa sia l’app iOS sia quella Android: il costo scende in modo sensibile e la manutenzione è una invece di due. Per app gestionali, di servizio e di raccolta dati la differenza di qualità non si percepisce.
La nativa resta necessaria quando servono prestazioni grafiche spinte, uso molto intensivo di funzioni specifiche del telefono, o integrazioni profonde con il sistema operativo.
Non abbiamo una preferenza da difendere: valutiamo sul progetto. Quello che consigliamo è di chiedere sempre perché vi viene proposta una strada, e diffidare se la risposta parla della tecnologia invece che del vostro caso.
Per un’app essenziale, poche schermate e nessun collegamento con i vostri sistemi, dalle otto alle dodici settimane.
Per un’app aziendale con parte server, accesso utenti e dialogo con il gestionale, dai quattro ai sei mesi. La parte lunga raramente è l’app: sono i collegamenti e le prove sul campo.
A questi tempi va aggiunta la pubblicazione sugli store, che richiede una revisione da parte loro. Di solito è questione di giorni, ma può capitare un rifiuto da correggere, quindi conviene non fissare il lancio con margini stretti.
Lavoriamo per versioni successive: si mette in mano alle persone qualcosa di funzionante presto, così se serve cambiare direzione lo si scopre al secondo mese e non al quinto.
È la domanda giusta, e va fatta prima di firmare.
Un’app, a differenza di un sito, si degrada se nessuno la tocca. I sistemi operativi si aggiornano una o due volte l’anno e cambiano requisiti, permessi e componenti. Gli store impongono scadenze per adeguarsi, e un’app non aggiornata prima o poi viene rimossa o smette di aprirsi sui telefoni nuovi.
Quindi esiste un costo annuale anche se non aggiungete nessuna funzione. Va considerato parte del progetto, non un extra.
Nei nostri preventivi lo indichiamo dall’inizio con una cifra di riferimento. Le app che ci arrivano da fuori da sistemare sono quasi sempre app di cui nessuno aveva spiegato questa parte.
Sul vostro, sempre, ed è un punto su cui insistiamo anche quando all’inizio sembra un fastidio burocratico.
Gli account da sviluppatore hanno un costo annuale e vanno intestati alla vostra azienda. Un’app pubblicata sull’account del fornitore diventa un problema il giorno in cui volete cambiare fornitore: recensioni, storico e continuità degli aggiornamenti sono legati a quell’account.
Vi aiutiamo ad aprirli e configurarli, e li usiamo con le autorizzazioni che ci date.
Vale lo stesso per il codice: è vostro e documentato. Se un domani il progetto va altrove, chi lo riceve deve poterci lavorare senza ricominciare da zero.
Sì, e per molte app aziendali è la ragione principale per cui si fa un’app invece di un sito.
L’app tiene i dati sul dispositivo e li sincronizza quando la connessione torna. È la situazione tipica di chi lavora in cantiere, in capannone, in campagna o in zone con copertura scarsa.
La complessità sta nella sincronizzazione: cosa succede se due persone modificano la stessa cosa mentre sono scollegate, quali dati vincono, come si segnalano i conflitti. Sono decisioni da prendere all’inizio, perché determinano l’impianto.
È un lavoro che aggiunge costo, e nei casi in cui serve ripaga più di qualsiasi altra funzione.
Notifiche:
Utili quando comunicano qualcosa che cambia: uno stato, un turno, una scadenza. Usate per promuovere, fanno disinstallare.
Store:
Account intestati a voi, revisione e possibili rifiuti, adempimenti su privacy e dati. Una fase con tempi propri.
Prove:
Su telefoni veri e con le persone che useranno l’app. Cinque utenti per due settimane dicono più di qualsiasi riunione.
Mantenimento:
Costo annuale non evitabile: i sistemi si aggiornano e un’app ferma smette di funzionare. Va messo a budget dall’inizio.
Proprietà:
Codice e account sono vostri, documentati. Se un domani il progetto va altrove, non si ricomincia da zero.
Diffusione:
Come farla installare, se è rivolta al pubblico. Va deciso prima di svilupparla, non dopo il lancio.
Raccontaci cosa dovrebbe fare. Ti diciamo se serve un’app, se basta un sito e quanto costerebbe l’una o l’altra strada.
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