Canali online:
Agenzia web marketing Belluno:
meno canali, presidiati meglio
C’è un’idea diffusa e costosa: che bisogna esserci ovunque. Il sito, i social, le campagne, la newsletter, il video, il blog.
Con un budget da PMI questo significa essere presenti su sei canali con un impegno insufficiente su ciascuno. Nessuno produce abbastanza per contare, e alla fine dell’anno il totale speso è consistente e i risultati no.
Il lavoro utile è quasi sempre il contrario: capire quali due o tre canali portano davvero clienti nel vostro mercato, concentrarci sopra il budget, e lasciare perdere gli altri senza sensi di colpa.
Per questo un’agenzia web marketing a Belluno dovrebbe proporvi anche cosa smettere di fare.
La lista delle cose da non fare è la parte più utile di un piano, e la meno richiesta.
Il metodo:
collegare i dati che avete già
Quasi tutti i dati che servono esistono già, sparsi in posti che non si parlano.
Le visite stanno nello strumento di analisi, le campagne nelle rispettive piattaforme, le richieste in una casella di posta o in un foglio di calcolo, le trattative nella testa dei commerciali o nel gestionale, le vendite in amministrazione.
Il lavoro consiste nel far attraversare l’informazione dell’origine tutta la catena: quando un cliente firma, si deve poter risalire a da dove era arrivato.
Tecnicamente non è complicato: richiede che i moduli registrino l’origine, che i contatti finiscano in un posto solo e che qualcuno segni cosa ne è stato.
Il giorno in cui sapete da dove arrivano i clienti che chiudono, metà delle decisioni si prendono da sole.
I numeri che servono:
e quelli che ingombrano
Gli strumenti digitali producono una quantità di dati che serve soprattutto a riempire rapporti.
Quanto vale un cliente cambia con la filiera, e attorno a Belluno le filiere sono diverse.
Il bellunese è il distretto mondiale dell’occhialeria, accanto al turismo dolomitico. Chi produce montature parla a buyer internazionali, chi lavora nel turismo a un pubblico che prenota con mesi di anticipo.
Se la parte che manca è la strategia commerciale a monte, la pagina è agenzia marketing a Belluno.
Numeri che non fanno decidere: visualizzazioni, copertura, interazioni, tempo medio sul sito, numero di seguaci. Descrivono attività, non risultati.
Numeri che fanno decidere: quante richieste arrivano da ciascun canale, quanto costa ciascuna, quante diventano trattative, quante si chiudono e con che margine.
Gli ultimi due li conosce solo l’azienda, ed è il motivo per cui vanno condivisi con chi si occupa del marketing. Senza, si ottimizza sul numero di contatti, che è il numero sbagliato: cento contatti che non chiudono costano più di dieci che chiudono.
Nei rapporti che facciamo i numeri sono pochi e sempre gli stessi, così si vedono i cambiamenti.
Un rapporto di venti pagine di solito serve a non dire che il costo per cliente è salito.
Chi ci lavora:
Un referente:
e i vostri fornitori restano dove sono
Non chiediamo di sostituire chi lavora già bene per voi. Capita spesso il contrario: ci occupiamo del quadro generale e i fornitori esistenti continuano a fare il loro pezzo.
Serve però un punto solo dove i numeri si sommano e qualcuno che possa dire, a fine trimestre, cosa ha funzionato e cosa no.
Da noi quel punto è il referente di progetto, che resta lo stesso nel tempo e conosce la vostra situazione senza doverla ristudiare ogni volta.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Belluno come nel resto d’Italia.
Se un fornitore va sostituito lo diciamo, con i numeri e non per prendergli il lavoro.
Quanto costa:
tre voci da tenere distinte
In un progetto di marketing digitale le voci sono tre e mescolarle rende impossibile capire cosa si sta pagando.
L’analisi iniziale. Una volta sola: si mette insieme la situazione, si traccia il percorso, si calcola il costo per cliente per canale. Poche settimane, e il documento che ne esce è vostro.
Il budget da investire nei canali. Soldi che vanno alle piattaforme pubblicitarie, non a noi. Devono essere sempre visibili come voce separata.
Il lavoro continuativo. Coordinamento, gestione dei canali che seguiamo noi, misura e revisioni periodiche. Si dimensiona su quanti canali e quanta operatività.
Una PMI che parte spende quasi sempre più in budget che in lavoro. Se il rapporto è rovesciato, conviene chiedersi perché.
Chiedete sempre quanto del totale arriva davvero al pubblico.
Dipende da come è impostato il rapporto, e vale la pena chiarirlo perché sotto questo nome si vendono cose molto diverse.
C’è chi esegue attività su singoli canali: campagne, social, contenuti. È lavoro operativo e serve, ma può farlo anche un professionista specializzato.
Quello di cui ci occupiamo noi è il livello sopra: capire quali canali hanno senso per voi, come dividere il budget, misurare quanto costa acquisire un cliente su ciascuno, e trovare dove si perdono le richieste lungo il percorso.
Poi, se serve, eseguiamo anche. Ma il valore sta nel coordinamento: è la parte che manca nella maggior parte delle aziende che hanno tre o quattro fornitori diversi, ognuno bravo nel suo pezzo e nessuno che guardi il totale.
Dipende da quanto piccoli, e preferiamo dirlo prima.
Sotto una certa soglia il coordinamento non ha senso: se avete un solo canale attivo e una spesa contenuta, non serve qualcuno che metta in fila i pezzi, perché il pezzo è uno.
In quelle situazioni la cosa più utile è un intervento breve: si guarda com’è impostato, si sistemano le perdite evidenti sul sito e nella gestione dei contatti, si lasciano istruzioni. Poi ci si risente quando il budget cresce.
Il coordinamento diventa utile quando ci sono più canali attivi, più fornitori, o quando la spesa complessiva è abbastanza alta che una decisione sbagliata costa più dell’analisi.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo aziende in tutta Italia. Analisi, coordinamento e gestione dei canali si fanno a distanza senza perdere niente.
Gli incontri servono all’inizio, quando bisogna capire il mercato e come lavora la parte commerciale, e nelle revisioni importanti, dove è meglio essere nella stessa stanza.
Una parte del lavoro richiede di parlare con chi vende, perché sono loro a sapere quali contatti erano buoni e quali no. Quella conversazione la facciamo volentieri di persona.
Sono cose diverse e spesso vengono confuse, anche in buona fede.
Il posizionamento sui motori e le campagne pubblicitarie sono canali: ciascuno ha le sue tecniche, i suoi tempi e i suoi specialisti. Chi fa bene una cosa non necessariamente fa bene l’altra.
Quello di cui parliamo qui è il livello sopra: decidere quali canali usare, come dividere il budget, come far funzionare insieme le parti, e misurare il risultato complessivo invece che canale per canale.
Nella pratica le due cose si sovrappongono, perché chi coordina deve conoscere i canali abbastanza da capire cosa può dare ciascuno. Ma il compito è diverso, e in azienda serve che qualcuno lo faccia: se non lo fa nessuno, finisce per farlo il titolare nei ritagli di tempo.
Ci sono tre voci e vanno guardate separate.
L’analisi iniziale è una spesa unica di poche settimane di lavoro: serve a capire la situazione e produce un documento che resta vostro.
Il budget per i canali sono soldi che vanno alle piattaforme pubblicitarie, non all’agenzia. Devono essere sempre una voce visibile e separata: se qualcuno vi dà una cifra unica, chiedete il dettaglio.
Il lavoro continuativo dipende da quanti canali si presidiano e da quanta operatività fate voi.
Un ordine di grandezza utile: in una PMI che parte, il budget investito nei canali di solito supera il costo del lavoro. Se il rapporto è rovesciato, state pagando molto coordinamento per poca spesa pubblicitaria, e conviene chiedersi se ha senso.
Non necessariamente, e la risposta si trova guardando due cose.
La prima: qualcuno sa dire quanto vi costa acquisire un cliente e da quale canale arriva? Se sì, il coordinamento c’è già e probabilmente funziona.
La seconda: i vostri fornitori si parlano? Se le campagne portano persone su pagine che nessuno ha ottimizzato, o se le richieste arrivano in una casella che nessuno presidia, c’è una perdita che nessuno dei due vede perché sta nel mezzo.
Quando interveniamo in queste situazioni, spesso i fornitori esistenti restano al loro posto: ci occupiamo del quadro generale e loro continuano a fare il loro lavoro.
Se dall’analisi risulta che è tutto in ordine, ve lo diciamo e il rapporto finisce lì.
Meno di quanti se ne usano di solito. Per una PMI, due o tre presidiati bene battono sei fatti a metà.
Il motivo è che sotto una certa soglia di impegno un canale non produce: la campagna è troppo piccola per raccogliere dati utili, il profilo social è troppo fermo per essere notato, i contenuti sono troppo pochi per posizionarsi.
Quali due o tre dipende dal vostro mercato e si scopre misurando, non decidendo a tavolino. Nel B2B industriale spesso sono la ricerca su Google e il lavoro sui contatti già acquisiti. Nel commercio al pubblico cambia parecchio.
La parte difficile è chiudere i canali che non rendono, perché c’è sempre qualcuno affezionato. Per questo la decisione va presa con i numeri davanti e non in riunione.
Quadro:
Tutti i canali attivi, quanto costano davvero, cosa portano. Quasi nessuna azienda lo ha visto tutto insieme.
Percorso:
Dal primo contatto alla vendita, passo per passo. I numeri centrali mancano quasi sempre, ed è lì che si perde.
Costo cliente:
Quanto costa acquisirne uno su ciascun canale. È il numero che permette di decidere invece di discutere.
Tetto:
Quanto potete permettervi di spendere per un cliente. Dipende dal margine e da quanto vale nel tempo.
Selezione:
Due o tre canali presidiati bene battono sei fatti a metà. La parte difficile è chiudere quelli che non rendono.
Atterraggio:
Le pagine dove arrivano le campagne. Se promettono una cosa diversa dall’annuncio, il budget è già speso e perso.
Hai più fornitori e nessuno che guardi il totale? La prima cosa utile è mettere insieme i numeri: di solito basta a far emergere almeno uno spreco che paga il lavoro.
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