Strategia e vendite:
Agenzia marketing Belluno:
quando conviene chiamarne una
Non serve un’agenzia per fare pubblicità. Serve quando il marketing deve diventare una funzione dell’azienda e non una serie di iniziative estemporanee.
I segnali sono ricorrenti. Le vendite dipendono da due o tre clienti storici. I contatti arrivano solo dal passaparola. Si spende in pubblicità ma nessuno sa dire quanto renda. Si lancia un prodotto nuovo e si scopre che il mercato lo valuta diversamente da come era stato pensato.
In questi casi l’agenzia marketing a Belluno non porta una campagna: porta un metodo per decidere.
Che poi è la parte che resta anche quando il contratto finisce.
Le campagne si consumano. Un posizionamento chiaro no.
Il metodo:
partire da quanto vale un cliente
C’è un numero che cambia tutte le decisioni di marketing, e quasi nessuna PMI lo conosce: quanto vale un cliente nel tempo.
Senza quel dato non si può dire se una campagna sta andando bene. Un contatto che costa ottanta euro è caro o economico? Dipende se quel cliente in tre anni ne lascia mille o ventimila. La stessa cifra può essere un affare o uno spreco.
Per questo cominciamo sempre da lì: valore medio del cliente, durata del rapporto, costo di acquisizione attuale. Sono numeri ricavabili da quello che avete già.
Da quel momento ogni scelta ha un metro: si può dire con onestà se un canale conviene, se un prezzo regge, se vale la pena inseguire un segmento o lasciarlo perdere.
Senza quel metro, il marketing è una questione di opinioni, e vince quella di chi parla più forte.
Conoscere il mercato di Belluno:
perché cambia il piano
Il territorio non è una cornice. Entra nei conti.
Il bellunese è il distretto mondiale dell’occhialeria, accanto al turismo dolomitico. Chi produce montature parla a buyer internazionali, chi lavora nel turismo a un pubblico che prenota con mesi di anticipo.
Sulla parte di identità e contenuti c’è agenzia di comunicazione a Belluno.
Chi esporta ha bisogno di materiali e canali diversi da chi vende entro cinquanta chilometri. Chi lavora su commessa ha pochi clienti che valgono molto, e per lui una campagna di massa è denaro buttato. Chi ha stagionalità marcata deve concentrare tutto in poche settimane.
Sono i vincoli veri del piano, e vengono prima delle preferenze di chiunque.
Chi ci lavora:
Strategia ed esecuzione
nello stesso studio
C’è un tipo di consulenza che consegna un documento e saluta. Funziona per le aziende grandi, che hanno un ufficio marketing capace di eseguirlo.
Per una PMI di solito non funziona: il piano resta in un cassetto perché nessuno ha il tempo o le competenze per metterlo in pratica, e dopo un anno l’unica cosa prodotta è la fattura del consulente.
Noi lavoriamo diversamente perché possiamo: in Dexa siamo oltre quaranta, con dodici sviluppatori e undici fra design e testi. Quello che il piano prevede, lo produciamo.
Significa anche che il piano è realistico fin dall’inizio, perché lo scrive qualcuno che dovrà poi eseguirlo.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia. I nostri clienti sono in tutta Italia.
Da cosa dipende
quanto costa
Due aziende simili ricevono preventivi diversi per ragioni verificabili prima di chiedere un’offerta.
Da quanto sono ordinati i dati. Chi ha un gestionale che dice da dove arrivano i clienti parte con settimane di vantaggio. Chi non ha niente deve costruirlo.
Da quanti mercati e quanti prodotti. Ogni combinazione è un piano a sé: pubblici diversi, messaggi diversi, canali diversi.
Da quanto materiale esiste già. Foto, testi, schede: se mancano, la produzione diventa la voce più pesante.
Da quante attività si tengono aperte insieme. È l’unica voce ricorrente, e quella su cui si può intervenire subito riducendo il perimetro.
Quello che possiamo dirti gratis è quale di queste quattro nel tuo caso si può ridurre senza peggiorare il risultato.
Dipende da quattro voci, e vanno sempre tenute separate:
- Analisi e piano: si paga una volta e dura un anno o più. È la voce che costa meno e pesa di più sul risultato.
- Attività ricorrenti: gestione campagne, contenuti, presidio dei canali. È il costo mensile.
- Produzione: materiali, foto, video, pagine. Concentrata nei primi mesi.
- Budget media: va alle piattaforme, non all’agenzia. Si decide a parte.
Una cifra unica a corpo non si può confrontare con nessun’altra offerta. Chiedi la divisione.
Le attività di generazione contatti danno numeri in poche settimane: quante richieste, a che costo, di che qualità.
Il posizionamento è un’altra cosa e si giudica su un anno. I primi segnali arrivano da come cambiano le conversazioni commerciali: meno trattative sul prezzo, clienti che arrivano già informati, meno tempo perso con richieste fuori target.
Quello che si vede subito, spesso al primo mese, sono gli sprechi: attività che costano e non producono, e che nessuno aveva mai misurato.
Sì, ed è gran parte del nostro lavoro.
Le PMI hanno un vantaggio rispetto alle grandi: decidono in fretta e possono cambiare rotta senza tre mesi di approvazioni. Lo svantaggio è che spesso non hanno nessuno dedicato al marketing, e il titolare se ne occupa fra le altre cose.
In quei casi il valore non è la campagna, è avere un metodo e qualcuno che lo porti avanti con continuità.
Sì, e a volte è la cosa giusta.
Se avete già chi esegue, internamente o con altri fornitori, l’analisi e il piano hanno senso da soli: restano vostri e orientano il lavoro di chiunque.
L’unica cosa che chiediamo è che poi qualcuno li usi. Un piano che nessuno esegue è un costo puro, ed è il motivo per cui tanta consulenza ha una cattiva fama.
Su numeri che riguardano le vendite, non la visibilità.
Contatti generati e quanti diventano trattative. Costo per contatto acquisito, per canale. Tasso di chiusura. Valore medio dell’ordine. Tempo fra primo contatto e firma.
Impressioni e visualizzazioni le guardiamo, ma non sono il risultato: servono a capire se un canale sta funzionando, non a dire che il marketing sta funzionando.
Non all’inizio, ma prima o poi sì.
Senza uno strumento che tracci da dove arrivano i contatti e cosa ne è stato, il costo di acquisizione resta una stima. Si può partire anche con un foglio di calcolo tenuto bene: quello che conta è l’abitudine di registrare, non il software.
Quando il volume cresce, un CRM vero diventa necessario. Ce ne occupiamo anche noi, ma solo quando serve davvero.
Nella maggior parte dei casi che vediamo, per uno di tre motivi.
Il pubblico è sbagliato: la campagna raggiunge persone che non compreranno mai. L’offerta non è chiara: chi arriva non capisce in dieci secondi cosa gli state proponendo. Oppure il percorso si interrompe a valle, su una pagina lenta o un modulo troppo lungo.
Sono tutti problemi che si vedono guardando i dati della campagna e la pagina di destinazione. È la prima cosa che facciamo.
Aiuta a partire prima, ma non è la cosa più importante.
Un’agenzia che ha fatto venti progetti nello stesso comparto tende a riproporre le stesse soluzioni, e nel vostro mercato assomigliereste a tutti gli altri.
Quello che conta di più è il metodo con cui si arriva a capire un’azienda, e la disponibilità a passare del tempo in reparto con chi il prodotto lo fa. Il settore si impara.
Contatti:
Generazione di richieste qualificate, non di volume. Cento contatti che non chiudono costano più di dieci che chiudono.
Canali:
Dove investire e dove smettere. Presidiarne pochi e bene rende più che esserci ovunque a metà.
Prezzo:
Quanto potete chiedere e perché. È la leva più veloce sul margine e la meno usata, per timore più che per analisi.
Lancio:
Portare sul mercato un prodotto nuovo o entrare in un mercato nuovo. La fase in cui gli errori costano di più e si recuperano peggio.
Export:
Vendere fuori dall’Italia richiede materiali, canali e tempi diversi. Non è la stessa strategia tradotta.
Fiere:
Preparazione, materiali e soprattutto il seguito. Nel B2B i contatti si raccolgono in fiera e si perdono nelle tre settimane dopo.
Hai un obiettivo commerciale per il prossimo anno e non sai come arrivarci? La prima conversazione serve a capire se possiamo esserti utili.
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