Campagne pubblicitarie:
Agenzia pubblicità Roma:
quanto rende, non quanto piace
Ci sono due modi di giudicare una campagna. Uno è chiedersi se piace, l’altro è chiedersi cosa ha prodotto.
Il primo è quello che si usa quasi sempre, perché è immediato e perché il parere ce l’hanno tutti. Il secondo richiede di aver deciso prima cosa si voleva ottenere e come lo si sarebbe misurato, ed è un lavoro che va fatto quando la campagna non è ancora partita.
Quando lavoriamo come agenzia pubblicità a Roma mettiamo per iscritto quel numero prima di produrre qualsiasi cosa.
Non per burocrazia: perché senza, a fine campagna si discute di gusti, e vince l’opinione di chi in azienda conta di più.
Il giudizio va deciso prima. Dopo è troppo comodo spostarlo.
Il metodo:
partire da quanto vale un contatto
Prima di parlare di campagne chiediamo un numero: quanto vale per voi un cliente nuovo.
Sembra una domanda da commercialista, e invece decide tutto. Se un cliente vale ottocento euro di margine nel primo anno, potete permettervi di spendere una certa cifra per ottenerlo. Se ne vale ottomila, la cifra è un’altra e cambiano i mezzi che avete a disposizione.
Senza quel numero non si può dire se una campagna sta andando bene. Un contatto da cinquanta euro può essere ottimo o pessimo, e la differenza non sta nella campagna.
Da quel dato ricaviamo quanto si può investire, su quali mezzi e per quanto tempo prima di aspettarsi un ritorno.
Con quel numero la pubblicità diventa una decisione. Senza, resta una scommessa che si rinnova ogni anno.
Misurare:
cosa guardare e cosa ignorare
I numeri della pubblicità digitale sono tanti e quasi tutti inutili per decidere.
Quanto si può spendere per un contatto dipende da cosa si vende, e a Roma si vendono cose diverse.
A Roma il peso della pubblica amministrazione, dell’audiovisivo e del turismo convive con un tessuto di piccole imprese di servizi molto frammentato. Due mondi che comunicano in modo completamente diverso.
Sul posizionamento organico, che è la strada lenta ma che resta, c’è SEO a Roma.
Visualizzazioni, coperture, interazioni servono a capire se il mezzo sta girando. Non dicono se la campagna sta producendo qualcosa. Eppure sono quelli che finiscono nei riepiloghi, perché sono grandi e fanno bella figura.
I numeri che contano sono pochi: quante richieste sono arrivate, quante sono diventate trattative, quanto è costata ciascuna, quante si sono chiuse. Gli ultimi due li conosce l’azienda, non l’agenzia, e per questo vanno messi in comune fin dall’inizio.
Nei mezzi tradizionali si misura in modo più rozzo: un numero dedicato, un codice sconto, la domanda al telefono. Funziona lo stesso.
Un riepilogo pieno di numeri grandi di solito serve a non parlare di quelli piccoli.
Chi ci lavora:
Come lavoriamo:
gli stessi, campagna dopo campagna
Preferiamo squadre piccole e continuità nel tempo. In pubblicità quello che si impara da una campagna serve alla successiva, ma solo se le persone sono le stesse.
Il gruppo tipico è di tre o quattro: chi pianifica, chi scrive, chi produce i materiali, chi segue i numeri. Il referente è uno e non cambia.
Siamo più di quaranta in tutto, quindi per una produzione video, una voce per la radio o una lingua in più non serve cercare fuori.
Operiamo sul territorio di Roma e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Alcuni clienti fanno campagne con noi da vent’anni. È il motivo per cui sappiamo cosa non ha funzionato nel 2019.
Quanto costa una campagna:
le due voci da tenere separate
Il preventivo di una campagna ha due parti che non vanno mai confuse, e confonderle è il trucco più vecchio del mestiere.
Il budget media. Sono i soldi che vanno ai mezzi: Google, le piattaforme social, l’emittente radio, il concessionario dell’affissione. Non li prende l’agenzia, li gira.
Il lavoro. Pianificazione, testi, materiali, impostazione e gestione delle campagne, lettura dei numeri. È quello che paga l’agenzia.
Quando i due numeri sono mescolati in una cifra sola, non si capisce quanto arriva davvero al pubblico. Noi li teniamo separati sempre, anche quando è meno comodo.
Il lavoro può essere a progetto o continuativo: dipende se la campagna è un’iniziativa singola o un presidio.
Chiedete sempre quanto del totale è budget media. Se la risposta è vaga, il problema è quello.
Dipende da due voci che vanno tenute separate: quanto va ai mezzi e quanto costa il lavoro.
Il budget media è quello che finisce a Google, alle piattaforme social, alla radio o al concessionario degli spazi. È denaro che l’agenzia gira, non incassa, e determina quante persone vedranno la campagna.
Il lavoro dell’agenzia comprende pianificazione, testi, materiali, impostazione, gestione e lettura dei numeri. Può essere a progetto per una campagna singola o continuativo se c’è un presidio da mantenere.
Quando qualcuno vi dà un’unica cifra senza distinguere le due cose, chiedete il dettaglio: è lì che si capisce quanto della vostra spesa arriva davvero al pubblico.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo campagne in tutta Italia. Pianificazione, gestione e misura si fanno a distanza senza perdere nulla.
Gli incontri servono all’inizio, per capire il prodotto e il mercato, e nelle riprese o negli scatti, che si fanno dove stanno i prodotti e le persone.
Per le campagne locali conosciamo il funzionamento dei mezzi sul territorio, che è una cosa che si impara lavorandoci, non leggendo un listino.
Dipende da cosa vi serve, e ci sono casi in cui il consulente è la scelta migliore.
Se avete bisogno di qualcuno che gestisca bene le campagne su un canale, un professionista esperto costa meno e fa un ottimo lavoro.
La differenza si sente quando servono più mestieri insieme: pianificazione su più mezzi, produzione di materiali, testi, lettura dei dati. Tenere insieme quattro fornitori diversi è un lavoro che finisce per farlo qualcuno in azienda.
L’altra differenza è la continuità: siamo oltre quaranta persone e non ci fermiamo se qualcuno è in ferie o cambia lavoro. Su una campagna che gira, è un dettaglio che conta.
Non c’è una cifra valida per tutti, ma c’è una soglia sotto la quale un mezzo non vale la pena di essere usato.
Il motivo è la frequenza: una campagna troppo diluita mostra l’annuncio una volta sola a tante persone, e una volta sola non lascia traccia. Meglio farsi vedere più volte da un pubblico più ristretto e più pertinente.
In pratica, con budget contenuti la risposta quasi sempre è concentrare su un solo mezzo invece di spalmare su tre.
Se il budget disponibile non regge nemmeno un mezzo in modo sensato, ve lo diciamo. Prendere il lavoro sapendo che non produrrà risultati non conviene a nessuno dei due.
Fanno due lavori diversi e la scelta dipende da cosa vendete.
La pubblicità sulla ricerca di Google intercetta chi sta già cercando quel prodotto o servizio. È la più diretta e di solito la più redditizia, quando la domanda esiste. Se nessuno cerca quello che vendete, non c’è nulla da intercettare.
La pubblicità sui social propone qualcosa a chi non lo stava cercando. Serve a far conoscere, a spingere prodotti che si capiscono da un’immagine, a raggiungere chi ha già visitato il sito.
Per molte aziende la combinazione utile è: social per farsi conoscere, ricerca per raccogliere chi poi cerca il nome. Ma dipende dal settore, e si verifica con una prova, non per principio.
In certi casi sì, e lo diciamo pur essendo un’agenzia nata sul digitale.
Radio locale e affissione funzionano ancora bene su bacini geografici ristretti, con messaggi semplici e per attività che hanno un pubblico ampio sul territorio. I costi sono spesso più ragionevoli di quanto ci si aspetti.
La stampa di settore conserva un peso reale nel B2B: poche riviste lette dalle persone giuste valgono più di grandi numeri generici.
Quello che è cambiato è che oggi va misurata: un numero di telefono dedicato, un indirizzo web specifico, un codice. Senza, resta un investimento che nessuno sa giudicare.
Radio:
Sottovalutata. Su un bacino ristretto e con un messaggio semplice costruisce notorietà a costi ragionevoli.
Affissione:
Presenza fisica sul territorio. Poco misurabile di per sé, misurabile con un indirizzo web dedicato o un codice.
Stampa:
Nel B2B conserva peso reale. Poche riviste lette dalle persone giuste battono i grandi numeri generici.
Creatività:
Testi e materiali costruiti sul formato e sul destinatario. Bella e fuori contesto significa rifarla.
Produzione:
Video, scatti e voci nei formati richiesti dai mezzi scelti. Il materiale sbagliato è il ritardo più comune.
Budget:
Diviso in modo trasparente fra quanto va ai mezzi e quanto al lavoro. Se qualcuno non lo distingue, il problema è quello.
Hai già fatto campagne che non hanno reso? Guardiamo insieme i dati di quelle: quasi sempre dicono dove si era rotto qualcosa.
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