Campagne pubblicitarie:
Agenzia pubblicità Padova:
quanto rende, non quanto piace
Ci sono due modi di giudicare una campagna. Uno è chiedersi se piace, l’altro è chiedersi cosa ha prodotto.
Il primo è quello che si usa quasi sempre, perché è immediato e perché il parere ce l’hanno tutti. Il secondo richiede di aver deciso prima cosa si voleva ottenere e come lo si sarebbe misurato, ed è un lavoro che va fatto quando la campagna non è ancora partita.
Quando lavoriamo come agenzia pubblicità a Padova mettiamo per iscritto quel numero prima di produrre qualsiasi cosa.
Non per burocrazia: perché senza, a fine campagna si discute di gusti, e vince l’opinione di chi in azienda conta di più.
Il giudizio va deciso prima. Dopo è troppo comodo spostarlo.
Come lavoriamo:
si parte piccolo e si sposta il budget
Nessuno sa in anticipo quale messaggio funzionerà. Chi dice il contrario non ha mai guardato i dati di una campagna vera.
Per questo partiamo con più versioni dello stesso annuncio su una parte del budget, lasciamo correre abbastanza da avere numeri affidabili, e poi spostiamo la spesa su quello che sta funzionando.
Serve un metodo perché la tentazione è decidere dopo tre giorni, quando i dati non significano ancora niente, o non decidere mai e lasciare tutto com’è per pigrizia.
Nei mezzi tradizionali questo lavoro si fa diversamente, con meno dati e più mestiere, ma il principio regge: si verifica, non si presume.
Una campagna che nessuno guarda dopo il lancio è un preventivo, non una campagna.
Il budget:
quanto serve perché abbia senso
Esiste una soglia sotto la quale investire in un mezzo è denaro buttato. Pochi lo dicono, perché significa rifiutare lavoro.
Il mezzo giusto cambia con il settore, e attorno a Padova i settori convivono.
Attorno a Padova una delle zone industriali più grandi d’Europa convive con l’università, il biomedicale e un tessuto fittissimo di piccole imprese B2B con cicli di vendita lunghi.
Sul posizionamento organico, che è la strada lenta ma che resta, c’è SEO a Padova.
Una campagna troppo diluita non raggiunge nessuno abbastanza volte da lasciare traccia. In pubblicità la frequenza conta quanto la copertura: farsi vedere una volta da diecimila persone vale meno che farsi vedere cinque volte da duemila persone giuste.
Per questo, quando il budget è limitato, la risposta giusta non è spalmare: è scegliere un mezzo solo e presidiarlo davvero.
Quando ci chiedono un piano con una cifra che non regge i tre canali richiesti, lo diciamo e proponiamo di concentrarla.
Meglio una campagna che si vede che tre che passano inosservate.
Il team:
Chi lavora
a una campagna
Una campagna pubblicitaria mette insieme mestieri che raramente stanno nella stessa persona.
Serve chi pianifica i mezzi e tratta gli spazi, chi scrive i testi, chi disegna e monta i materiali, chi imposta e sorveglia le campagne online, chi legge i numeri e dice cosa spostare.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio: significa che chi scrive e chi guarda i dati si parlano mentre la campagna gira, non a consuntivo.
Siamo attivi a Padova e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e la maggior parte dei clienti lavora altrove.
Le riprese, gli scatti e le registrazioni si fanno dove serve farli.
Il budget:
da cosa dipende la cifra
Quanto investire non è una questione di listino, è un calcolo che parte dall’obiettivo.
Quanti clienti nuovi servono. Da lì, sapendo quanti contatti servono in media per chiuderne uno, si ricava quanti contatti servono in tutto.
Quanto costa un contatto sul mezzo scelto, nel vostro settore e nella vostra zona. È un dato che si stima e poi si verifica nelle prime settimane.
Quanto potete permettervi di spendere per ottenerne uno, che dipende dal margine e da quanto vale un cliente nel tempo.
Se i tre numeri non stanno insieme, la campagna non è sostenibile e va cambiato qualcosa: il mezzo, l’obiettivo o il prodotto che si spinge.
Preferiamo dirlo prima di partire. È il momento in cui costa zero.
Dipende da due voci che vanno tenute separate: quanto va ai mezzi e quanto costa il lavoro.
Il budget media è quello che finisce a Google, alle piattaforme social, alla radio o al concessionario degli spazi. È denaro che l’agenzia gira, non incassa, e determina quante persone vedranno la campagna.
Il lavoro dell’agenzia comprende pianificazione, testi, materiali, impostazione, gestione e lettura dei numeri. Può essere a progetto per una campagna singola o continuativo se c’è un presidio da mantenere.
Quando qualcuno vi dà un’unica cifra senza distinguere le due cose, chiedete il dettaglio: è lì che si capisce quanto della vostra spesa arriva davvero al pubblico.
Non c’è una cifra valida per tutti, ma c’è una soglia sotto la quale un mezzo non vale la pena di essere usato.
Il motivo è la frequenza: una campagna troppo diluita mostra l’annuncio una volta sola a tante persone, e una volta sola non lascia traccia. Meglio farsi vedere più volte da un pubblico più ristretto e più pertinente.
In pratica, con budget contenuti la risposta quasi sempre è concentrare su un solo mezzo invece di spalmare su tre.
Se il budget disponibile non regge nemmeno un mezzo in modo sensato, ve lo diciamo. Prendere il lavoro sapendo che non produrrà risultati non conviene a nessuno dei due.
Fanno due lavori diversi e la scelta dipende da cosa vendete.
La pubblicità sulla ricerca di Google intercetta chi sta già cercando quel prodotto o servizio. È la più diretta e di solito la più redditizia, quando la domanda esiste. Se nessuno cerca quello che vendete, non c’è nulla da intercettare.
La pubblicità sui social propone qualcosa a chi non lo stava cercando. Serve a far conoscere, a spingere prodotti che si capiscono da un’immagine, a raggiungere chi ha già visitato il sito.
Per molte aziende la combinazione utile è: social per farsi conoscere, ricerca per raccogliere chi poi cerca il nome. Ma dipende dal settore, e si verifica con una prova, non per principio.
In certi casi sì, e lo diciamo pur essendo un’agenzia nata sul digitale.
Radio locale e affissione funzionano ancora bene su bacini geografici ristretti, con messaggi semplici e per attività che hanno un pubblico ampio sul territorio. I costi sono spesso più ragionevoli di quanto ci si aspetti.
La stampa di settore conserva un peso reale nel B2B: poche riviste lette dalle persone giuste valgono più di grandi numeri generici.
Quello che è cambiato è che oggi va misurata: un numero di telefono dedicato, un indirizzo web specifico, un codice. Senza, resta un investimento che nessuno sa giudicare.
Dipende dall’obiettivo, e le due situazioni vanno tenute distinte.
Se l’obiettivo è raccogliere richieste da chi sta già cercando, i primi risultati arrivano in giorni. Le prime due o tre settimane servono a capire quali annunci e quali parole funzionano, poi si sposta il budget su quelli.
Se l’obiettivo è far conoscere un nome o un prodotto nuovo, i tempi sono altri: mesi, non settimane, perché la notorietà si costruisce con la ripetizione.
Il momento in cui si giudica va deciso prima di partire. Spegnere una campagna dopo dieci giorni perché “non sta rendendo” è un errore che si paga due volte: si perde l’investimento fatto e non si impara niente.
Misura:
Richieste, costo per richiesta, trattative, chiusure. Visualizzazioni e coperture dicono solo se il mezzo sta girando.
Correzione:
Spostare il budget su quello che funziona, ogni mese. Una campagna che nessuno guarda dopo il lancio è un preventivo.
Obiettivo:
Cosa deve succedere davvero: richieste, vendite, visite. Deciso prima di produrre qualsiasi cosa, altrimenti a fine campagna si discute di gusti.
Pubblico:
Chi decide l’acquisto, non “il mercato”. Che ruolo ha, cosa lo preoccupa e in che momento è raggiungibile.
Mezzi:
Dove investire e dove no. Presidiarne due con abbastanza budget rende più che comparire su sei con le briciole.
Google:
Intercetta chi sta già cercando. Il ritorno più diretto, quando la domanda esiste. Se nessuno cerca, non c’è niente da intercettare.
Raccontaci cosa vendi e a chi. Ti diciamo su quali mezzi ha senso investire, con che budget minimo e cosa guarderemo per dire se ha funzionato.
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