Advertising:
Agenzia pubblicità Bergamo:
il mezzo conta più del messaggio
È una frase che suona male a chi fa questo mestiere, e resta vera.
Un annuncio fatto bene, mostrato a chi non è interessato, non produce niente. Un annuncio ordinario, mostrato a chi sta cercando esattamente quella cosa, porta richieste. La differenza fra le due situazioni non è il talento creativo: è la pianificazione.
Per questo il lavoro di un’agenzia pubblicità a Bergamo comincia da una domanda poco affascinante: chi deve vedere questo annuncio, e dove passa il suo tempo.
Poi si decide il formato, e a quel punto anche la creatività ha dei vincoli utili: sa a chi parla e in quanti secondi.
La creatività senza un piano è decorazione. Costa uguale e rende molto meno.
Come si pianifica una campagna:
quattro decisioni in ordine
Una campagna è una serie di scelte prese in sequenza. Se l’ordine salta, il risultato è casuale.
Obiettivo. Far conoscere un nome, portare richieste di preventivo, vendere un prodotto, riempire un evento. Sono obiettivi diversi e chiedono mezzi diversi. Mescolarli è il modo più comune di non ottenerne nessuno.
Destinatario. Non “il mercato”, ma chi decide l’acquisto: che ruolo ha, cosa lo preoccupa, quando ha bisogno di quel prodotto.
Mezzo. Dove quella persona si trova e in che momento è raggiungibile. Qui si decide anche quanto serve: sotto una certa soglia, un mezzo non vale la pena di essere usato.
Messaggio e formato. Ultimo, non primo. Il formato impone i vincoli, e sono vincoli che aiutano.
Il punto in cui si sbaglia più spesso è il terzo: si sceglie il mezzo per abitudine, non per il destinatario.
Il budget:
quanto serve perché abbia senso
Esiste una soglia sotto la quale investire in un mezzo è denaro buttato. Pochi lo dicono, perché significa rifiutare lavoro.
Il mezzo giusto cambia con il settore, e attorno a Bergamo i settori convivono.
Nel bergamasco meccanica, tessile, chimica e gomma-plastica formano una filiera che lavora molto per conto terzi. Aziende tecniche, spesso poco conosciute fuori dal loro settore, con un enorme margine da guadagnare sulla riconoscibilità.
Sul posizionamento organico, che è la strada lenta ma che resta, c’è SEO a Bergamo.
Una campagna troppo diluita non raggiunge nessuno abbastanza volte da lasciare traccia. In pubblicità la frequenza conta quanto la copertura: farsi vedere una volta da diecimila persone vale meno che farsi vedere cinque volte da duemila persone giuste.
Per questo, quando il budget è limitato, la risposta giusta non è spalmare: è scegliere un mezzo solo e presidiarlo davvero.
Quando ci chiedono un piano con una cifra che non regge i tre canali richiesti, lo diciamo e proponiamo di concentrarla.
Meglio una campagna che si vede che tre che passano inosservate.
Chi ci lavora:
Come lavoriamo:
gli stessi, campagna dopo campagna
Preferiamo squadre piccole e continuità nel tempo. In pubblicità quello che si impara da una campagna serve alla successiva, ma solo se le persone sono le stesse.
Il gruppo tipico è di tre o quattro: chi pianifica, chi scrive, chi produce i materiali, chi segue i numeri. Il referente è uno e non cambia.
Siamo più di quaranta in tutto, quindi per una produzione video, una voce per la radio o una lingua in più non serve cercare fuori.
Operiamo sul territorio di Bergamo e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Alcuni clienti fanno campagne con noi da vent’anni. È il motivo per cui sappiamo cosa non ha funzionato nel 2019.
Quanto costa una campagna:
le due voci da tenere separate
Il preventivo di una campagna ha due parti che non vanno mai confuse, e confonderle è il trucco più vecchio del mestiere.
Il budget media. Sono i soldi che vanno ai mezzi: Google, le piattaforme social, l’emittente radio, il concessionario dell’affissione. Non li prende l’agenzia, li gira.
Il lavoro. Pianificazione, testi, materiali, impostazione e gestione delle campagne, lettura dei numeri. È quello che paga l’agenzia.
Quando i due numeri sono mescolati in una cifra sola, non si capisce quanto arriva davvero al pubblico. Noi li teniamo separati sempre, anche quando è meno comodo.
Il lavoro può essere a progetto o continuativo: dipende se la campagna è un’iniziativa singola o un presidio.
Chiedete sempre quanto del totale è budget media. Se la risposta è vaga, il problema è quello.
Dipende da due voci che vanno tenute separate: quanto va ai mezzi e quanto costa il lavoro.
Il budget media è quello che finisce a Google, alle piattaforme social, alla radio o al concessionario degli spazi. È denaro che l’agenzia gira, non incassa, e determina quante persone vedranno la campagna.
Il lavoro dell’agenzia comprende pianificazione, testi, materiali, impostazione, gestione e lettura dei numeri. Può essere a progetto per una campagna singola o continuativo se c’è un presidio da mantenere.
Quando qualcuno vi dà un’unica cifra senza distinguere le due cose, chiedete il dettaglio: è lì che si capisce quanto della vostra spesa arriva davvero al pubblico.
Dipende da cosa vi serve, e ci sono casi in cui il consulente è la scelta migliore.
Se avete bisogno di qualcuno che gestisca bene le campagne su un canale, un professionista esperto costa meno e fa un ottimo lavoro.
La differenza si sente quando servono più mestieri insieme: pianificazione su più mezzi, produzione di materiali, testi, lettura dei dati. Tenere insieme quattro fornitori diversi è un lavoro che finisce per farlo qualcuno in azienda.
L’altra differenza è la continuità: siamo oltre quaranta persone e non ci fermiamo se qualcuno è in ferie o cambia lavoro. Su una campagna che gira, è un dettaglio che conta.
Non c’è una cifra valida per tutti, ma c’è una soglia sotto la quale un mezzo non vale la pena di essere usato.
Il motivo è la frequenza: una campagna troppo diluita mostra l’annuncio una volta sola a tante persone, e una volta sola non lascia traccia. Meglio farsi vedere più volte da un pubblico più ristretto e più pertinente.
In pratica, con budget contenuti la risposta quasi sempre è concentrare su un solo mezzo invece di spalmare su tre.
Se il budget disponibile non regge nemmeno un mezzo in modo sensato, ve lo diciamo. Prendere il lavoro sapendo che non produrrà risultati non conviene a nessuno dei due.
Fanno due lavori diversi e la scelta dipende da cosa vendete.
La pubblicità sulla ricerca di Google intercetta chi sta già cercando quel prodotto o servizio. È la più diretta e di solito la più redditizia, quando la domanda esiste. Se nessuno cerca quello che vendete, non c’è nulla da intercettare.
La pubblicità sui social propone qualcosa a chi non lo stava cercando. Serve a far conoscere, a spingere prodotti che si capiscono da un’immagine, a raggiungere chi ha già visitato il sito.
Per molte aziende la combinazione utile è: social per farsi conoscere, ricerca per raccogliere chi poi cerca il nome. Ma dipende dal settore, e si verifica con una prova, non per principio.
In certi casi sì, e lo diciamo pur essendo un’agenzia nata sul digitale.
Radio locale e affissione funzionano ancora bene su bacini geografici ristretti, con messaggi semplici e per attività che hanno un pubblico ampio sul territorio. I costi sono spesso più ragionevoli di quanto ci si aspetti.
La stampa di settore conserva un peso reale nel B2B: poche riviste lette dalle persone giuste valgono più di grandi numeri generici.
Quello che è cambiato è che oggi va misurata: un numero di telefono dedicato, un indirizzo web specifico, un codice. Senza, resta un investimento che nessuno sa giudicare.
Dipende dall’obiettivo, e le due situazioni vanno tenute distinte.
Se l’obiettivo è raccogliere richieste da chi sta già cercando, i primi risultati arrivano in giorni. Le prime due o tre settimane servono a capire quali annunci e quali parole funzionano, poi si sposta il budget su quelli.
Se l’obiettivo è far conoscere un nome o un prodotto nuovo, i tempi sono altri: mesi, non settimane, perché la notorietà si costruisce con la ripetizione.
Il momento in cui si giudica va deciso prima di partire. Spegnere una campagna dopo dieci giorni perché “non sta rendendo” è un errore che si paga due volte: si perde l’investimento fatto e non si impara niente.
Ce ne occupiamo noi, ed è un vantaggio pratico più che una questione di qualità.
Quando pianificazione e produzione stanno nello stesso posto, i materiali nascono già nei formati giusti per i mezzi scelti. Il problema più comune con fornitori separati è banale: arriva un video bellissimo nel formato sbagliato, o troppo lungo per dove deve andare.
Se avete già un fornitore per video o fotografia con cui vi trovate bene, lavoriamo con lui: ci occupiamo di dargli le specifiche giuste e i tempi.
Quello che non facciamo è produrre materiali senza sapere dove andranno. È il modo più sicuro di doverli rifare.
Guardando pochi numeri, decisi prima che la campagna parta.
I numeri utili sono: quante richieste o vendite sono arrivate, quanto è costata ciascuna, quante si sono trasformate in trattative, quante si sono chiuse. Gli ultimi due li conosce solo l’azienda, per questo vanno condivisi.
I numeri che non servono a decidere sono visualizzazioni, coperture e interazioni. Dicono se il mezzo sta girando, non se sta producendo. Finiscono nei riepiloghi perché sono grandi.
Nei nostri resoconti mettiamo prima i numeri piccoli, quelli che contano, e solo dopo gli altri. Qualche volta è una conversazione scomoda, ed è il motivo per cui la facciamo.
Mezzi:
Dove investire e dove no. Presidiarne due con abbastanza budget rende più che comparire su sei con le briciole.
Google:
Intercetta chi sta già cercando. Il ritorno più diretto, quando la domanda esiste. Se nessuno cerca, non c’è niente da intercettare.
Social:
Non intercetta, propone. Serve a far conoscere e funziona con prodotti che si capiscono da un’immagine.
Radio:
Sottovalutata. Su un bacino ristretto e con un messaggio semplice costruisce notorietà a costi ragionevoli.
Affissione:
Presenza fisica sul territorio. Poco misurabile di per sé, misurabile con un indirizzo web dedicato o un codice.
Stampa:
Nel B2B conserva peso reale. Poche riviste lette dalle persone giuste battono i grandi numeri generici.
Se stai valutando un investimento pubblicitario, la prima conversazione serve a capire quanto ti costa oggi acquisire un cliente. Da lì il resto è più semplice.
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