Negozi online:
E-commerce Brescia:
quando conviene farlo davvero
Non tutte le aziende devono vendere online, e non lo diciamo per modestia.
Ci sono prodotti che online rendono poco: margini stretti che non reggono la spedizione, articoli che il cliente vuole vedere, cataloghi che cambiano ogni settimana e nessuno in azienda che possa aggiornarli. In questi casi un negozio online diventa un costo fisso che nessuno guarda più dopo sei mesi.
Ci sono invece situazioni in cui un e-commerce a Brescia è la cosa più sensata da fare: quando il prodotto si spiega da solo, quando il margine regge il costo di acquisizione, quando c’è già una domanda che oggi si serve altrove.
La differenza si vede prima di partire, facendo due conti su un foglio.
Preferiamo dirlo prima. Un progetto che non sta in piedi non conviene nemmeno a noi.
La scelta tecnica:
tre domande che decidono tutto
Prima di parlare di software ne chiariamo tre cose, e da lì la piattaforma quasi si sceglie da sola.
Quanti prodotti e quanto cambiano. Duecento articoli stabili e quindicimila codici stagionali sono due mestieri diversi. Nel secondo caso il problema non è il sito: è come ci entrano i dati e chi li tiene aggiornati.
A chi vendi. Al privato serve un percorso semplice e pagamento immediato. All’azienda servono listini per cliente, sconti a scaglioni, ordini ripetuti, pagamento differito. Sono impianti diversi, non impostazioni diverse.
Cosa c’è già in azienda. Un gestionale che tiene giacenze e anagrafiche cambia l’ordine dei lavori: il sito diventa una vetrina di dati che stanno altrove, e il grosso del lavoro è il dialogo fra i due.
Rispondere richiede un paio d’ore. Sbagliare si paga per anni, perché migrare un negozio che vende è un intervento delicato.
Shopify, PrestaShop, Magento e WooCommerce le usiamo tutte. Non abbiamo una preferita da difendere.
Dopo il lancio:
la parte che nessuno preventiva
Il giorno dell’apertura un negozio online ha zero clienti. Non è come un negozio in centro, dove passa qualcuno comunque.
Prima di parlare di piattaforme guardiamo cosa vendete e a chi, perché il mercato di Brescia non è uno solo.
Il bresciano è uno dei distretti manifatturieri più densi d’Europa: metalmeccanica, valvolame, siderurgia, macchine utensili, e poi vino e turismo sul lago. Un’industria che esporta molto e si racconta poco.
Se invece il sito deve informare e non vendere, la pagina è realizzazione siti internet a Brescia.
Il traffico va costruito, e costa. Ci sono tre strade e di solito servono tutte e tre: le ricerche su Google, che rendono nel tempo ma chiedono mesi e contenuti veri; le campagne a pagamento, che rendono subito e smettono di rendere quando smetti di pagare; il rapporto con chi ha già comprato, che è la più redditizia e la più trascurata.
Questa parte pesa quanto la realizzazione, spesso di più, e va messa nel conto dall’inizio.
Quando facciamo un preventivo per un e-commerce a Brescia lo diciamo esplicitamente: se il budget copre solo il sito, il sito resta fermo.
Meglio un negozio più semplice e qualcosa da investire dopo, che un negozio perfetto senza visitatori.
Come siamo fatti:
Come lavoriamo:
poche persone, sempre le stesse
Preferiamo squadre piccole e stabili. Su un e-commerce chi conosce il catalogo e le abitudini dell’azienda lavora al doppio della velocità.
Il gruppo di lavoro tipico è di tre o quattro persone: chi progetta, chi sviluppa, chi segue contenuti e posizionamento, più il referente che tiene i rapporti. Sono le stesse dall’inizio alla fine.
Siamo più di quaranta in tutto, quindi quando serve una competenza specifica, un’integrazione particolare o una lingua in più, si aggiunge senza cercarla fuori.
Operiamo sul territorio di Brescia e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, vicino a Brescia.
Il nostro metro è banale: quanti dei clienti che hanno aperto con noi vendono ancora dopo tre anni.
Preventivo:
cosa chiediamo prima di farlo
Per dare un numero che non cambi dopo un mese ci servono cinque risposte, e nessuna richiede documenti particolari.
Quanti prodotti vendi e come sono organizzati. Taglie, colori, varianti e configurazioni cambiano il lavoro più del numero di articoli.
Chi compra. Privati, aziende o entrambi. Se ci sono aziende, servono listini e condizioni differenziate.
Cosa usi in azienda. Gestionale, magazzino, programmi di fatturazione. Se devono parlare con il sito, è metà del progetto.
Chi ci metterà le mani dopo. Determina quanto deve essere semplice il pannello di gestione.
Quanto puoi investire per farti trovare nei primi sei mesi. Se la risposta è zero, conviene rivedere il piano prima di partire.
Con queste risposte il preventivo è preciso. Senza, è un numero buttato lì che serve solo a far firmare.
Dipende da quattro cose: quanti prodotti, quante integrazioni con i sistemi che già usate, se vendete ai privati o alle aziende, quante lingue.
Un negozio essenziale con catalogo contenuto e nessuna integrazione sta su cifre molto diverse da un progetto collegato al gestionale con listini differenziati. Fra i due estremi il rapporto è facilmente di uno a dieci, quindi un prezzo dato al telefono non vuol dire niente.
Quello che possiamo fare subito è dirvi in quale fascia siete e quali voci peseranno di più. Di solito sono le integrazioni e i contenuti dei prodotti, non la grafica.
Nel preventivo mettiamo anche il costo di gestione annuale e quello per farsi trovare: senza quelle due voci il conto è incompleto e si scopre dopo.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Su un e-commerce la distanza pesa poco: il lavoro si fa sul catalogo, sui dati e sui processi, e quasi tutto si segue a distanza.
Gli incontri in azienda si concentrano all’inizio, quando serve vedere come funzionano magazzino e preparazione degli ordini. Quelle cose in videochiamata non si capiscono.
Dopo l’avvio ci si vede quando c’è da decidere qualcosa di grosso, non per abitudine.
Si può fare, ed è meno drammatico di quanto sembri, a patto di aver tenuto i dati in ordine.
Prodotti, clienti e ordini si esportano e si portano altrove. La parte delicata sono gli indirizzi delle pagine: se cambiano senza le giuste corrispondenze, si perde il posizionamento guadagnato negli anni ed è un danno vero.
Quando facciamo una migrazione la mappa dei vecchi indirizzi verso i nuovi è il primo documento che prepariamo, prima ancora della grafica.
Abbiamo seguito negozi che hanno cambiato piattaforma due volte in dieci anni. Se la prima volta il lavoro è stato fatto con criterio, la seconda costa molto meno.
Per un negozio semplice, con catalogo già pronto e nessuna integrazione, dalle sei alle dieci settimane.
Per un progetto collegato al gestionale, con listini o più lingue, si va dai tre ai sei mesi. La parte lunga quasi mai è lo sviluppo: sono i dati dei prodotti, le foto e le descrizioni.
Il ritardo tipico non dipende da noi né dalla tecnologia. Dipende da quanto tempo l’azienda riesce a dedicare a mettere in ordine il catalogo, che è un lavoro noioso e che nessuno ha voglia di fare.
Se il catalogo esiste già in forma decente, i tempi si dimezzano.
Dipende da chi sei e da cosa vendi, e sono due risposte diverse.
Shopify conviene quando vuoi partire in fretta, hai un catalogo gestibile e preferisci un canone che comprende hosting, aggiornamenti e sicurezza. In cambio hai meno libertà su integrazioni e logiche di prezzo particolari.
WooCommerce conviene quando hai già un sito WordPress, il contenuto conta quanto il prodotto e vuoi controllo pieno. In cambio la manutenzione è a carico tuo o di chi ti segue, e va fatta davvero.
Se il catalogo è grande o vendi alle aziende con listini differenziati, la domanda giusta di solito non è questa: si guarda a PrestaShop o Magento.
B2B:
Listini per cliente, sconti a scaglioni, riordini rapidi, pagamento differito. Vendere alle aziende è un impianto diverso, non un’opzione.
Estero:
Lingue, valute, imposte e spedizioni fuori dall’Italia. Ogni mercato aggiunge regole, e vanno verificate prima di aprirlo.
Traffico:
Posizionamento e campagne. Un negozio nuovo ha zero visitatori il primo giorno e nessuno passa per caso.
Carrello:
Dove le persone si fermano e perché. Costi a sorpresa e registrazione obbligatoria sono i due motivi più comuni di abbandono.
Clienti:
Far tornare chi ha già comprato costa una frazione rispetto a trovarne di nuovi. È la leva più redditizia e la meno usata.
Numeri:
Visite, conversione, valore medio dell’ordine, costo per ordine acquisito. Senza questi quattro si naviga a sensazione.
Hai già un negozio online che rende meno del previsto? Guardiamo i numeri insieme e ti diciamo dove si perde, prima di proporti di rifarlo.
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