Sviluppo Shopify:
Shopify a Lodi:
partire in fretta senza pentirsene
La ragione più comune per cui un’azienda sceglie Shopify è la velocità: si apre prima e si spende meno all’inizio.
È vero, e non è una scorciatoia da disprezzare. Per molti prodotti la cosa sensata è partire con un impianto essenziale, vedere se il mercato risponde e investire dopo, quando si sa cosa vende.
Il rischio è un altro: che “partire in fretta” diventi “partire senza pensarci”, con un tema comprato, le descrizioni del fornitore e nessuno che si sia chiesto come arriveranno le persone.
Quel negozio apre in due settimane e resta fermo per due anni.
La fretta va bene sulla tecnologia. Non sulle domande che vengono prima.
Quando conviene Shopify:
e quando conviene un’altra strada
Diciamo prima la parte scomoda, così il resto si legge con più fiducia.
Shopify conviene se vendete ai privati, se il catalogo sta sotto qualche migliaio di codici con varianti ordinarie, se non avete tecnici interni e volete che qualcun altro si occupi di server, aggiornamenti e sicurezza. E conviene se contate di aprire in fretta.
Shopify conviene meno se vendete alle aziende con listini personalizzati e pagamenti differiti, se avete decine di migliaia di codici che cambiano di continuo, se il gestionale deve scambiare dati in modo profondo, se il percorso di acquisto deve fare qualcosa che la piattaforma non prevede.
In quei casi PrestaShop o Magento costano di più all’inizio e meno nel tempo. Se non avete ancora scelto la piattaforma, conviene partire dalla pagina sul commercio elettronico a Lodi.
Se un fornitore risponde Shopify prima di aver visto il catalogo, sta descrivendo sé stesso, non il vostro progetto.
Il tema:
comprato, modificato o su misura
Ci sono tre strade e costano in modo molto diverso. Tutte e tre possono andare bene.
La piattaforma si sceglie sul prodotto, e i prodotti che si fanno attorno a Lodi non sono tutti uguali.
Il lodigiano vive di agroalimentare, lattiero-caseario e logistica, favorita dalla posizione sulle direttrici verso Milano. Settori dove la fiducia si costruisce sulla continuità, non sulla campagna.
Se la piattaforma non l’avete ancora scelta, conviene partire da e-commerce a Lodi.
Tema pronto, usato com’è. Spesa minima, apertura rapidissima. Il negozio somiglia ad altri mille, che per certi prodotti non è un problema e per un marchio che punta sull’immagine lo è.
Tema pronto, adattato. La strada che consigliamo più spesso: si parte da una base solida e si lavora sui punti che contano, cioè scheda prodotto e carrello. Buon rapporto fra spesa e risultato.
Tema su misura. Ha senso quando il marchio è l’elemento di vendita o quando il percorso di acquisto è particolare. Costa di più e va mantenuto.
Il consiglio che diamo quasi sempre: mettete i soldi sulla scheda prodotto e sul carrello, non sulla pagina iniziale. Le persone comprano lì, non nella home.
Come siamo fatti:
Un referente solo,
anche fra tre anni
La differenza fra un negozio che cresce e uno che si ferma sta quasi sempre in chi lo segue dopo l’apertura.
Da noi ogni progetto ha un referente che resta lo stesso nel tempo: è la persona che risponde quando serve aggiungere un metodo di spedizione, aprire un mercato nuovo o capire perché un ordine si è bloccato.
Siamo più di quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, vicino a Brescia, e operiamo su Lodi come nel resto d’Italia.
Alcuni clienti ci seguono da vent’anni e nel frattempo hanno cambiato piattaforma due volte. Quella continuità è la parte che non si vede nel preventivo.
Chi ha costruito il negozio è ancora raggiungibile, e sui progetti lunghi è quello che conta di più.
Quanto costa un negozio Shopify:
come si costruisce il preventivo
Il prezzo di un progetto Shopify dipende da poche variabili, e sono tutte verificabili prima di firmare.
Il tema. Pronto, adattato o su misura: è la scelta che sposta di più la spesa iniziale.
I prodotti. Quanti sono, come sono fatti, e soprattutto se le schede esistono già. Caricare e scrivere un catalogo è spesso la voce più pesante e la meno preventivata.
Le integrazioni. Gestionale, corrieri, fatturazione. Se esiste un collegamento pronto è una cifra modesta, se va costruito è tutto un altro conto.
Le lingue e i mercati. Ogni mercato in più aggiunge contenuti, regole fiscali e spedizioni.
Poi ci sono i costi ricorrenti: canone, app, commissioni. Li mettiamo nel preventivo, perché è il totale a tre anni che dice se conviene.
Ci sono due conti da fare e vanno tenuti separati, altrimenti il preventivo inganna.
Il primo è la realizzazione: tema, caricamento del catalogo, integrazioni, migrazione se c’è un negozio da spostare. Dipende soprattutto da quanti prodotti avete e in che stato sono le schede. Un catalogo pronto e uno da scrivere da zero fanno una differenza enorme.
Il secondo è quanto costa ogni mese: canone della piattaforma, app, commissioni sugli ordini. Su volumi importanti le commissioni diventano la voce principale, più del resto messo insieme.
Quando prepariamo un preventivo li mettiamo tutti e due, con una proiezione a tre anni. È l’unico modo per confrontare Shopify con le altre piattaforme in modo onesto.
Meno di quante ne suggerisce il negozio delle app, ed è una delle cose su cui insistiamo di più.
Ogni app aggiunge un costo mensile e un pezzo di codice che rallenta il sito. Venti app rendono il negozio lento, e la lentezza sui telefoni si traduce in ordini persi.
Nei progetti che seguiamo cerchiamo di stare sotto le cinque o sei, coprendo le funzioni che servono davvero: recensioni, spedizioni, fatturazione, forse un canale di vendita in più.
Prima di aggiungerne una guardiamo se la funzione si può ottenere con il tema. Costa un po’ di lavoro una volta invece di un abbonamento per sempre.
Si decide all’inizio e va messo nero su bianco, perché è la voce che fa slittare i tempi più di ogni altra.
Se avete già foto e descrizioni decenti, il caricamento è un lavoro meccanico e si può fare in buona parte in automatico, anche su cataloghi grandi.
Se il materiale non c’è, qualcuno lo deve produrre: possiamo occuparcene noi, oppure lo fate voi con un modello che vi diamo. In entrambi i casi va messo a preventivo, perché le schede prodotto non sono un dettaglio: sono anche il contenuto che vi fa trovare su Google.
La strada che sconsigliamo è incollare le descrizioni del fornitore, identiche a quelle di altri cento negozi.
Shopify ha una base tecnica solida, quindi non parte svantaggiato. Ma la piattaforma non posiziona niente da sola.
Quello che fa la differenza sono le schede prodotto scritte per chi cerca, le categorie organizzate come le persone cercano davvero, e contenuti che rispondano alle domande prima dell’acquisto.
Ci sono limiti da conoscere: la struttura degli indirizzi è in parte imposta e alcune scelte tecniche non si possono cambiare. Sono limiti gestibili, non decisivi.
Nei progetti dove ce ne occupiamo, questa parte comincia durante lo sviluppo, non dopo l’apertura. Rimediare a catalogo già caricato costa di più.
Comincia la parte che decide se il progetto rende.
Un negozio nuovo ha zero visitatori: nessuno ci passa davanti per caso. Il traffico si costruisce con posizionamento, campagne a pagamento e lavoro su chi ha già comprato. Servono quasi sempre tutte e tre le cose.
Nei primi mesi guardiamo pochi numeri ma buoni: da dove arrivano le visite, quante persone mettono qualcosa nel carrello, dove si fermano, quanto costa ottenere un ordine.
Da lì si capisce dove intervenire. Quasi mai la risposta è rifare il sito: di solito è una cosa sola, e si sistema in poco tempo.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Su Shopify la distanza conta poco: non ci sono server da toccare e il lavoro si fa su catalogo, contenuti e configurazioni.
Gli incontri in azienda servono soprattutto all’inizio, quando bisogna vedere come funzionano magazzino e preparazione degli ordini, oppure quando si fotografano i prodotti.
Dopo l’avvio ci si vede quando c’è da decidere qualcosa di importante, non per abitudine.
Velocità:
Quanto è rapido il negozio sul telefono. È lì che arriva la maggior parte delle visite, ed è lì che si perdono gli ordini.
Traffico:
Posizionamento e campagne dopo l’apertura. Un negozio nuovo ha zero visitatori: nessuno ci passa davanti per caso.
Numeri:
Visite, conversione, valore medio dell’ordine, costo per ordine. Quattro numeri bastano per capire dove intervenire.
Verifica:
Se Shopify sia la piattaforma giusta per quello che vendete. Mezz’ora di domande prima, invece di una migrazione fra due anni.
Apertura:
Configurazione, tema, catalogo, pagamenti e spedizioni. Dalle quattro alle otto settimane quando il materiale sui prodotti c’è già.
Tema:
Pronto, adattato o su misura. Il consiglio ricorrente: investire su scheda prodotto e carrello, non sulla pagina iniziale.
Raccontaci cosa vendi e a chi. Ti diciamo se Shopify è la scelta giusta, e se non lo è ti diciamo anche quello.
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