Contatti qualificati:
Inbound marketing Lodi:
quanto ci vuole prima che renda
Va detto subito perché è la principale causa di rapporti interrotti male: i primi mesi non succede quasi niente.
I contenuti devono essere prodotti, devono farsi trovare, devono accumularsi. Nella maggior parte dei casi i primi contatti arrivano fra il terzo e il sesto mese, e il sistema comincia a rendere davvero verso l’anno.
Poi, però, quello che è stato costruito continua a lavorare: le pagine restano posizionate e portano contatti anche nei mesi in cui non si produce niente.
Per questo un progetto di inbound marketing a Lodi ha senso solo se avete quell’orizzonte davanti. Se servono contatti per il prossimo trimestre, serve una campagna a pagamento.
Le due cose si mettono insieme: la pubblicità copre l’attesa, l’inbound la riduce nel tempo.
A chi conviene davvero:
e a chi no
Questo è il metodo di lavoro che vendiamo meno volentieri quando non ci sono le condizioni, perché si vede subito se mancano.
Conviene quando la decisione di acquisto è ponderata e lunga: settimane o mesi. Quando il prodotto va spiegato e chi compra ha bisogno di capire prima di scegliere. Quando un cliente vale molto nel tempo, quindi si può investire per acquisirlo. Quando in azienda c’è competenza tecnica vera da raccontare.
Non conviene sugli acquisti d’impulso, sui prodotti che si scelgono per prezzo, quando il valore del cliente è basso, o quando serve risultato immediato.
Nel primo caso l’inbound è uno dei modi più redditizi di fare marketing. Nel secondo è un impianto costoso che rende meno di una campagna ben fatta.
Se siete nel secondo gruppo ve lo diciamo, e vi proponiamo altro.
Coltivare i contatti:
il passaggio che tutti saltano
Chi lascia i propri dati non è pronto a comprare: nella maggior parte dei casi si sta informando, e potrebbe decidere fra tre mesi.
Le domande che le persone si fanno prima di comprare dipendono da cosa comprano, e a Lodi si compra di tutto.
Il lodigiano vive di agroalimentare, lattiero-caseario e logistica, favorita dalla posizione sulle direttrici verso Milano. Settori dove la fiducia si costruisce sulla continuità, non sulla campagna.
Sulla parte automatica di questo lavoro c’è marketing automation a Lodi.
Quello che succede di solito è che i commerciali chiamano subito, trovano una persona che non era pronta, la classificano come contatto scadente, e non la risentono più. Poi quella persona compra da un altro sei mesi dopo.
Coltivare significa restare presenti in modo utile: poche comunicazioni, con contenuti che servono a quel punto del percorso, senza fretta.
Non serve un impianto complicato. Servono un ordine di invio pensato, contenuti che valga la pena leggere, e la disciplina di non forzare la vendita a ogni messaggio.
La maggior parte del valore di un progetto inbound sta in questa fase, ed è la meno curata.
Chi ci lavora:
Chi lavora
a un progetto inbound
È un lavoro che richiede persone diverse, e una in particolare che non si trova spesso.
Serve chi sa intervistare i tecnici e i commerciali per estrarre quello che sanno, chi scrive in modo che una persona legga volentieri, chi si occupa che i contenuti si facciano trovare, chi costruisce le pagine e le sequenze di comunicazione, chi legge i dati.
La prima è la più rara: saper fare le domande giuste a un tecnico che pensa di non avere niente da raccontare.
In Dexa siamo oltre quaranta persone e queste competenze sono tutte nello stesso studio.
Siamo attivi a Lodi e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e i clienti sono quasi tutti altrove.
Cosa chiediamo
prima di cominciare
Quattro cose, e la terza è quella che decide se il progetto può funzionare.
Quanto dura una vostra vendita tipica, dal primo contatto alla firma. Se sono giorni, l’inbound non è lo strumento giusto.
Quanto vale un cliente nel tempo. Serve a capire quanto si può investire per acquisirlo.
Chi in azienda può dedicare un’ora ogni due settimane a raccontarci quello che sa. Senza questa persona il progetto produce contenuti generici e non funziona.
Cosa ne pensano i commerciali. Se i contatti arriveranno a persone che non credono al progetto, verranno trattati male.
Con queste risposte si capisce in un incontro se ha senso. A volte la risposta è no, e si risparmiano mesi.
È un modo di generare contatti facendosi trovare da chi sta già cercando informazioni, invece di interrompere chi sta facendo altro.
In pratica: si producono contenuti che rispondono alle domande che le persone si fanno prima di comprare, si fa in modo che si trovino sui motori di ricerca, si offre qualcosa di utile in cambio di un contatto, e poi si seguono quelle persone con comunicazioni utili finché non sono pronte a parlare con un commerciale.
La differenza rispetto alla pubblicità è che chi arriva ha già un interesse, quindi la conversazione parte da un altro punto.
La differenza rispetto al solo posizionamento sui motori è che qui il percorso continua dopo la visita: si raccoglie un contatto e lo si coltiva nel tempo, che è la parte dove sta la maggior parte del valore.
Meno di quanti se ne sentono nominare, e scelti meglio.
Il ritmo che consigliamo è di due o tre contenuti solidi al mese, costruiti su domande che le persone fanno davvero. Non serve pubblicare ogni settimana: serve che ogni contenuto abbia una ragione per esistere e risponda meglio di quelli già in circolazione.
Dopo sei mesi si hanno una quindicina di contenuti, e già a quel punto si vede quali portano visite e contatti. Da lì si insiste sulla direzione che funziona, invece di continuare ad allargare.
Una considerazione pratica: quasi sempre il contenuto che rende di più è quello che parla di prezzi e di come si costruisce un preventivo. È anche quello che le aziende esitano di più a scrivere.
Dipende da quattro condizioni, e vale la pena verificarle prima di spendere.
Funziona se la decisione di acquisto è ponderata e richiede tempo, se il prodotto va spiegato, se un cliente vale abbastanza da giustificare un investimento nell’acquisirlo, e se in azienda c’è competenza tecnica vera da raccontare.
Non funziona sugli acquisti d’impulso, sui prodotti scelti solo per prezzo, quando il valore del cliente è basso, o quando servono risultati nel trimestre.
Nel B2B industriale, nei servizi professionali e nei prodotti tecnici le condizioni ci sono quasi sempre. Nel commercio al dettaglio di prodotti semplici quasi mai.
Lo verifichiamo nel primo incontro con due o tre domande. Se non ci siamo, lo diciamo e proponiamo altro: prendere un progetto inbound che non può funzionare non conviene nemmeno a noi.
Nella maggior parte dei casi fra il terzo e il sesto mese, con un rendimento reale verso l’anno.
Il motivo è che i contenuti devono essere prodotti e poi farsi trovare, e il posizionamento sui motori richiede tempo. Non è una previsione prudente: è il funzionamento del meccanismo.
Si può accorciare l’attesa spingendo i primi contenuti con un po’ di pubblicità: si ottengono contatti prima e soprattutto si capisce in fretta se il materiale prodotto interessa a qualcuno. È una spesa che consigliamo nei primi mesi.
I progetti che falliscono sono quasi sempre quelli interrotti al quinto mese, poco prima che cominciassero a rendere. Per questo i tempi li diciamo all’inizio, e indichiamo quali segnali guardare nel frattempo.
La voce principale è la produzione dei contenuti, quindi il costo dipende da quanti se ne producono e da quanto sono impegnativi.
C’è poi l’impostazione iniziale, una volta sola, gli strumenti per gestire contatti e invii, e un eventuale budget pubblicitario per dare visibilità ai contenuti nei primi mesi.
Sugli strumenti si può partire leggeri: esistono soluzioni semplici che bastano per i primi mesi. Le piattaforme complete hanno senso quando i contatti diventano tanti.
Il conto va fatto sull’anno, non sul mese, perché prima non ci sono ritorni. La domanda giusta da farsi è: quanto vale un cliente nuovo, e quanti ne servono in un anno perché questo investimento abbia senso. Di solito bastano pochi clienti per ripagarlo, se il valore per cliente è alto.
Tempi:
Primi contatti fra tre e sei mesi, rendimento verso l’anno. Chi promette risultati in sei settimane parla d’altro.
Spinta:
Un po’ di pubblicità sui primi contenuti accorcia l’attesa e dice subito se il materiale interessa.
Strumenti:
Si parte leggeri. Una piattaforma costosa con tre contenuti pubblicati è un canone per un sistema vuoto.
Ritmo:
Due o tre contenuti solidi al mese. Pubblicare ogni settimana per riempire è lavoro pagato che non rende.
Durata:
Quello che si costruisce resta: le pagine portano contatti anche nei mesi in cui non si produce niente.
Verifica:
Se l’inbound ha senso per quello che vendete. Serve una vendita lunga e un cliente che valga: altrimenti conviene altro.
Raccontaci quanto dura una tua vendita tipica e quanto vale un cliente. In un incontro capiamo se l’inbound ha senso per te o se conviene altro.
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