Strategia e vendite:
Agenzia marketing Lecco:
quando conviene chiamarne una
Non serve un’agenzia per fare pubblicità. Serve quando il marketing deve diventare una funzione dell’azienda e non una serie di iniziative estemporanee.
I segnali sono ricorrenti. Le vendite dipendono da due o tre clienti storici. I contatti arrivano solo dal passaparola. Si spende in pubblicità ma nessuno sa dire quanto renda. Si lancia un prodotto nuovo e si scopre che il mercato lo valuta diversamente da come era stato pensato.
In questi casi l’agenzia marketing a Lecco non porta una campagna: porta un metodo per decidere.
Che poi è la parte che resta anche quando il contratto finisce.
Le campagne si consumano. Un posizionamento chiaro no.
Come lavoriamo:
tre domande prima di ogni proposta
Prima di proporre qualsiasi attività facciamo tre domande, e le risposte determinano tutto il resto.
Chi vogliamo raggiungere, in concreto. Non “le aziende del settore”, ma che ruolo ha la persona che decide, cosa la preoccupa e dove cerca informazioni quando deve scegliere.
Cosa deve succedere. Una richiesta di preventivo, una visita in azienda, un ordine online, un appuntamento in fiera. Obiettivi diversi richiedono attività diverse, e mescolarli è il modo più comune di non ottenere nessuno dei due.
Come lo sapremo. Quale numero guarderemo fra tre mesi per dire se ha funzionato. Deciso prima, non dopo.
Se una di queste tre risposte non c’è, non partiamo: significa che manca il lavoro a monte, e quello va fatto prima.
Sembra lento. È l’unico modo di non rifare tutto fra un anno.
Conoscere il mercato di Lecco:
perché cambia il piano
Il territorio non è una cornice. Entra nei conti.
Il lecchese vive di metallurgia, trafilerie e meccanica, con il turismo del lago come seconda gamba. Aziende storiche, spesso familiari, che comunicano ancora poco rispetto a quanto valgono.
Sulla parte di identità e contenuti c’è agenzia di comunicazione a Lecco.
Chi esporta ha bisogno di materiali e canali diversi da chi vende entro cinquanta chilometri. Chi lavora su commessa ha pochi clienti che valgono molto, e per lui una campagna di massa è denaro buttato. Chi ha stagionalità marcata deve concentrare tutto in poche settimane.
Sono i vincoli veri del piano, e vengono prima delle preferenze di chiunque.
Chi ci lavora:
Strategia ed esecuzione
nello stesso studio
C’è un tipo di consulenza che consegna un documento e saluta. Funziona per le aziende grandi, che hanno un ufficio marketing capace di eseguirlo.
Per una PMI di solito non funziona: il piano resta in un cassetto perché nessuno ha il tempo o le competenze per metterlo in pratica, e dopo un anno l’unica cosa prodotta è la fattura del consulente.
Noi lavoriamo diversamente perché possiamo: in Dexa siamo oltre quaranta, con dodici sviluppatori e undici fra design e testi. Quello che il piano prevede, lo produciamo.
Significa anche che il piano è realistico fin dall’inizio, perché lo scrive qualcuno che dovrà poi eseguirlo.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia. I nostri clienti sono in tutta Italia.
Il budget:
quanto serve davvero per partire
La domanda ricorrente è quanto bisogna investire. La risposta dipende da un numero che potete calcolare prima di sentire qualsiasi agenzia.
Prendete quanto vale un cliente per voi in tre anni e quanti clienti nuovi vorreste in un anno. Quel prodotto è il valore in gioco. Un budget marketing ragionevole è una frazione di quella cifra, non una percentuale astratta del fatturato.
Se il conto non regge, il problema non è il budget: è il modello. Può voler dire che il prezzo è troppo basso, o che state inseguendo il cliente sbagliato. Saperlo prima vale più di qualsiasi campagna.
È anche il motivo per cui a volte diciamo di non spendere ancora, e di sistemare prima altro.
Il primo lavoro utile costa poco. È mettere in fila i numeri che avete già.
Dipende da quattro voci, e vanno sempre tenute separate:
- Analisi e piano: si paga una volta e dura un anno o più. È la voce che costa meno e pesa di più sul risultato.
- Attività ricorrenti: gestione campagne, contenuti, presidio dei canali. È il costo mensile.
- Produzione: materiali, foto, video, pagine. Concentrata nei primi mesi.
- Budget media: va alle piattaforme, non all’agenzia. Si decide a parte.
Una cifra unica a corpo non si può confrontare con nessun’altra offerta. Chiedi la divisione.
Da tre numeri che avete già, sparsi fra gestionale, commerciali e memoria delle persone.
Quanto vale un cliente nel tempo, quanti clienti nuovi fate in un anno e da dove arrivano, quanto costa oggi acquisirne uno. Metterli insieme richiede qualche giorno e cambia tutte le conversazioni successive.
Senza quei numeri qualsiasi discussione sul budget è una scommessa: non si può dire se un contatto a ottanta euro sia caro o economico.
Il marketing decide cosa vendere, a chi, a che prezzo e attraverso quali canali. La comunicazione costruisce il messaggio e lo porta alle persone.
Sono due mestieri che si sovrappongono parecchio, e in molte aziende vengono confusi. La conseguenza tipica è investire in comunicazione per risolvere un problema di marketing: campagne bellissime su un prodotto posizionato male.
Noi facciamo entrambe le cose, ma in quest’ordine. E se il problema è a monte lo diciamo prima di preventivare qualsiasi campagna.
Le attività di generazione contatti danno numeri in poche settimane: quante richieste, a che costo, di che qualità.
Il posizionamento è un’altra cosa e si giudica su un anno. I primi segnali arrivano da come cambiano le conversazioni commerciali: meno trattative sul prezzo, clienti che arrivano già informati, meno tempo perso con richieste fuori target.
Quello che si vede subito, spesso al primo mese, sono gli sprechi: attività che costano e non producono, e che nessuno aveva mai misurato.
Sì, ed è gran parte del nostro lavoro.
Le PMI hanno un vantaggio rispetto alle grandi: decidono in fretta e possono cambiare rotta senza tre mesi di approvazioni. Lo svantaggio è che spesso non hanno nessuno dedicato al marketing, e il titolare se ne occupa fra le altre cose.
In quei casi il valore non è la campagna, è avere un metodo e qualcuno che lo porti avanti con continuità.
Sì, e a volte è la cosa giusta.
Se avete già chi esegue, internamente o con altri fornitori, l’analisi e il piano hanno senso da soli: restano vostri e orientano il lavoro di chiunque.
L’unica cosa che chiediamo è che poi qualcuno li usi. Un piano che nessuno esegue è un costo puro, ed è il motivo per cui tanta consulenza ha una cattiva fama.
Su numeri che riguardano le vendite, non la visibilità.
Contatti generati e quanti diventano trattative. Costo per contatto acquisito, per canale. Tasso di chiusura. Valore medio dell’ordine. Tempo fra primo contatto e firma.
Impressioni e visualizzazioni le guardiamo, ma non sono il risultato: servono a capire se un canale sta funzionando, non a dire che il marketing sta funzionando.
Canali:
Dove investire e dove smettere. Presidiarne pochi e bene rende più che esserci ovunque a metà.
Prezzo:
Quanto potete chiedere e perché. È la leva più veloce sul margine e la meno usata, per timore più che per analisi.
Lancio:
Portare sul mercato un prodotto nuovo o entrare in un mercato nuovo. La fase in cui gli errori costano di più e si recuperano peggio.
Export:
Vendere fuori dall’Italia richiede materiali, canali e tempi diversi. Non è la stessa strategia tradotta.
Fiere:
Preparazione, materiali e soprattutto il seguito. Nel B2B i contatti si raccolgono in fiera e si perdono nelle tre settimane dopo.
CRM:
Tracciare da dove arriva ogni contatto e che fine fa. Senza, il costo di acquisizione resta una stima e il budget una scommessa.
Se spendi in marketing senza sapere quanto rende, il primo lavoro utile costa poco: mettere in fila i dati che hai già. Scrivici.
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