Comunicazioni automatiche:
Marketing automation Piacenza:
l’automazione non aggiusta niente
È la premessa che facciamo sempre, e ogni tanto fa perdere un incarico.
Automatizzare significa far succedere più in fretta e più spesso una cosa che già succede. Se quella cosa funziona, l’automazione moltiplica il risultato. Se non funziona, moltiplica il problema e lo rende visibile a più persone.
Un esempio concreto: automatizzare l’invio di un messaggio dopo una richiesta di preventivo è utile solo se poi qualcuno richiama davvero. Altrimenti si è solo automatizzata una promessa che non viene mantenuta.
Per questo un progetto di marketing automation a Piacenza comincia guardando il processo, non la piattaforma.
Prima si sistema, poi si automatizza. L’ordine inverso è il modo più comune di sprecare un canone.
Come lavoriamo:
prima il database, poi le sequenze
La prima cosa che guardiamo non sono le automazioni: è cosa c’è nel vostro elenco di contatti.
Quanti sono, da dove arrivano, quanti hanno dato un consenso valido, quanti indirizzi sono ancora attivi, se si riesce a distinguere un cliente da chi ha solo chiesto informazioni.
Questo determina tutto: senza poter separare i gruppi, si finisce a mandare la stessa cosa a tutti, che è il motivo principale per cui le persone smettono di aprire.
Spesso il lavoro più utile dei primi mesi è mettere ordine qui: recuperare l’origine dei contatti, marcare chi è cliente e chi no, togliere gli indirizzi morti che rovinano la consegna dei messaggi.
Una lista sporca fa finire nella posta indesiderata anche i messaggi buoni.
Le regole da rispettare:
consenso e consegna
Due aspetti tecnici che determinano se i messaggi arrivano davvero, e che vengono sottovalutati fino al giorno in cui smettono di funzionare.
Chi ha clienti che riacquistano ha leve che altri non hanno, ed è comune in certe filiere di Piacenza.
Il piacentino è diventato uno dei poli logistici italiani, accanto a meccanica, agroalimentare e vino dei colli. La logistica vende efficienza, il vino racconta un territorio: due lingue diverse.
Se prima dei messaggi automatici serve mettere ordine nei contatti, la pagina è CRM a Piacenza.
Il consenso. Va raccolto in modo valido e va dimostrabile: quando, come, per cosa. Le liste comprate o raccolte senza consenso non sono solo un problema legale, sono anche inefficaci, perché generano segnalazioni di spam che danneggiano tutti i vostri invii.
La consegna. Dipende da configurazioni tecniche del dominio che vanno fatte bene, dalla pulizia della lista, e da quanto le persone interagiscono con i vostri messaggi. Se tanti non aprono mai, prima o poi finite tutti nella posta indesiderata.
Togliere dalla lista chi non apre da un anno sembra buttare via contatti. In realtà migliora la consegna a chi resta.
Una lista più piccola e pulita rende più di una grande e morta.
Il team:
Chi lavora
alle vostre automazioni
Servono tre cose insieme, e la tecnica è la meno rara.
Chi configura la piattaforma e costruisce i percorsi, chi scrive messaggi che una persona apra volentieri, chi legge i numeri e capisce quale passaggio non funziona. Più chi tiene il collegamento con il sito e con il gestionale, perché le automazioni utili si basano su cosa fanno davvero le persone.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio, quindi chi scrive e chi imposta i percorsi lavorano insieme invece di passarsi documenti.
Siamo attivi a Piacenza e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e i clienti sono quasi tutti altrove.
È un lavoro che si fa interamente a distanza.
Il preventivo:
si parte dal recupero di quello che c’è
Nella maggior parte dei casi il primo intervento non è costruire, è recuperare.
Si guarda cosa avete già: che piattaforma, quanti contatti, quali automazioni attive, cosa funziona. Spesso ci sono strumenti pagati e usati al dieci per cento, e la cosa più redditizia è farli lavorare invece di sostituirli.
Da lì si imposta un ciclo breve: pulizia della lista, una o due automazioni prioritarie, misura dopo sei settimane.
Con quei numeri si decide se ha senso investire di più. Sono dati vostri, quindi la decisione è informata.
Proporre una piattaforma nuova prima di aver verificato perché quella attuale non viene usata è un modo per ripetere lo stesso errore.
È far partire da sole le comunicazioni giuste al momento giusto, in base a quello che le persone fanno.
Gli esempi concreti sono semplici: chi lascia i dati riceve subito un messaggio di benvenuto e nei giorni successivi altri due o tre; chi abbandona un acquisto a metà riceve un promemoria; chi non compra da un tempo insolito viene ricontattato; chi ha comprato un prodotto riceve consigli su come usarlo.
Non è niente di misterioso: sono cose che un’azienda piccola farebbe a mano se avesse tempo, e che su numeri grandi si possono far succedere in automatico.
La parte difficile non è la tecnologia. È decidere cosa mandare, a chi e quando, e avere qualcosa di utile da dire.
Non è indispensabile all’inizio, ma la combinazione rende molto di più.
Si può partire con una piattaforma di invio collegata al sito o al negozio online: bastano per benvenuto, carrelli abbandonati e riacquisto, che sono già le automazioni con il ritorno migliore.
Il sistema di gestione clienti serve quando la vendita passa da persone: sapere che un contatto è diventato trattativa, o cliente, permette di smettere di mandargli comunicazioni da estraneo, che è uno degli errori più visibili.
Se dovete scegliere da cosa partire e la vostra vendita è gestita dai commerciali, di solito conviene prima il CRM. Se vendete online, prima le automazioni.
Possiamo scriverli noi, o lavorare su quello che producete voi, ma la domanda va risolta prima di cominciare.
È il punto dove questi progetti si fermano più spesso: la piattaforma è configurata, i percorsi sono pronti, e non parte niente perché nessuno ha tempo di scrivere.
Per le automazioni il lavoro è contenuto: sono messaggi che si scrivono una volta e girano per anni. Il problema sono le comunicazioni periodiche, che richiedono argomenti nuovi ogni volta.
La soluzione che funziona è decidere all’inizio da dove arrivano gli argomenti: le domande dei clienti, le novità di prodotto, quello che i tecnici spiegano tutti i giorni. Senza una fonte stabile, dopo due mesi si finisce a mandare promozioni perché è l’unica cosa che si riesce a produrre.
Dipende da come vendete, e la risposta è quasi sempre una di queste due.
Se vendete online, dal recupero dei carrelli abbandonati: è la più rapida da attivare e quella che produce prima. Subito dopo viene il riacquisto, cioè ricontattare chi ha comprato e non torna da un tempo insolito per quel prodotto.
Se vendete servizi o prodotti su preventivo, dalla sequenza che parte dopo una richiesta: un messaggio immediato che conferma e dice cosa succederà, poi due o tre comunicazioni utili nei giorni successivi mentre la persona sta valutando.
In entrambi i casi si parte da una sola, si misura per sei settimane, e solo dopo si aggiunge la seconda. Accenderne cinque insieme rende impossibile capire cosa ha funzionato.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Questo lavoro si fa interamente a distanza: configurazioni, percorsi, contenuti e misura.
Serve una conversazione iniziale con chi conosce i clienti e con chi vende, per capire cosa ha senso comunicare e in che momenti. Quella si fa in videochiamata senza perdere nulla.
Se c’è già una piattaforma attiva, il primo passo è un accesso in lettura per vedere com’è impostata: in mezza giornata si capisce cosa recuperare.
Guardando pochi numeri, e non quelli che si guardano di solito.
Le aperture sono un dato poco affidabile, perché i sistemi di posta le contano in modo scorretto. I clic dicono qualcosa di più, ma restano un passaggio intermedio.
Quello che conta è cosa è successo dopo: quanti acquisti sono stati recuperati, quante richieste di preventivo sono arrivate da una sequenza, quanti contatti fermi sono tornati attivi, e quanto valgono in euro.
Per ogni automazione che accendiamo definiamo prima questo numero e lo confrontiamo con la situazione precedente. È l’unico modo per sapere se il canone della piattaforma si ripaga, che è la domanda vera.
Ci sono due voci e la seconda pesa più della prima, anche se di solito si guarda solo quella.
La piattaforma si paga con un canone che cresce con il numero di contatti. Si può partire con strumenti semplici, che bastano per le prime automazioni, e passare a soluzioni più complete quando servono davvero.
L’altra voce è il lavoro: analisi del processo, pulizia della lista, configurazione tecnica, costruzione dei percorsi, scrittura dei messaggi. All’avvio è la spesa principale.
Il conto sensato si fa così: prendete un’automazione, per esempio il recupero dei carrelli abbandonati, stimate quanti acquisti recupererebbe in un anno e quanto valgono. Nella maggior parte dei negozi online quella sola voce ripaga tutto il resto.
Dipende da tre cose: quanti contatti avete, cosa deve parlare con cosa, e chi ci metterà le mani.
Per chi comincia, gli strumenti semplici di invio con qualche automazione bastano e costano poco. Coprono benvenuto, carrelli abbandonati e riattivazione, che è già la maggior parte del valore.
Le piattaforme complete diventano utili quando i contatti sono molti, quando servono percorsi differenziati per tipo di cliente, e soprattutto quando il sistema deve collegarsi al gestionale o al CRM.
La cosa che vediamo più spesso è l’opposto: piattaforme importanti pagate da anni e usate per mandare una newsletter ogni tanto. Prima di consigliare uno strumento guardiamo cosa userete davvero, e in genere la risposta è: meno di quanto pensate.
Carrelli:
Per chi vende online è l’automazione con il ritorno più alto. Due o tre messaggi, e nessuno sconto immediato.
Riacquisto:
Chi ha comprato e non torna da un tempo insolito. Costa una frazione rispetto a trovare un cliente nuovo.
Riattivazione:
Contatti fermi da mesi. Un tentativo fatto bene recupera sempre qualcosa e permette di ripulire il resto.
Consegna:
Configurazioni del dominio fatte come si deve. Senza, una parte dei messaggi non arriva e non lo sapete.
Consenso:
Raccolto in modo valido e dimostrabile. Le liste comprate danneggiano anche gli invii legittimi.
Contenuti:
Il vero collo di bottiglia. Va deciso prima chi scrive e da dove arrivano gli argomenti.
Se vendi online e non stai recuperando i carrelli abbandonati, quella è la prima cosa da fare. Si attiva in poche ore e si misura subito.
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