Email e sequenze:
Marketing automation Cremona:
tre automazioni, non venti
Le piattaforme permettono di costruire percorsi complicatissimi. Quasi nessuna azienda ne ha bisogno.
Nella pratica, la quasi totalità del risultato arriva da poche automazioni semplici: il messaggio di benvenuto a chi lascia i dati, il recupero di chi ha abbandonato un acquisto a metà, il richiamo a chi non compra da un po’.
Sono tre cose che si impostano in poche settimane e che continuano a produrre per anni.
I percorsi complessi con decine di diramazioni sono affascinanti da disegnare, difficili da mantenere e quasi impossibili da correggere quando smettono di funzionare, perché nessuno si ricorda più come erano stati pensati.
Un’agenzia marketing automation a Cremona utile parte dal poco che rende.
Venti automazioni impostate e mai riviste valgono meno di tre curate.
Cosa si automatizza davvero:
le quattro che rendono
Al netto di quello che si può fare, le automazioni che producono risultati misurabili sono poche e sempre le stesse.
Il benvenuto. Chi lascia i dati riceve subito qualcosa di utile, e nei giorni successivi altre due o tre comunicazioni che lo aiutano a capire chi siete. È il momento in cui l’attenzione è più alta e quasi nessuno lo sfrutta.
Il carrello abbandonato. Per chi vende online è l’automazione con il ritorno più alto in assoluto, e si imposta in poche ore.
Il riacquisto. Chi ha comprato e non torna da un tempo insolito per quel prodotto. Costa molto meno che trovare un cliente nuovo.
La riattivazione. Contatti fermi da mesi: un tentativo fatto bene recupera sempre qualcosa e permette di ripulire il resto.
Se non state facendo queste quattro, non vi serve una piattaforma più potente.
Segmentare:
smettere di mandare tutto a tutti
È l’intervento che migliora i risultati più di qualsiasi automazione nuova, e non richiede tecnologia particolare.
Cosa valga la pena automatizzare dipende da come si vende, e attorno a Cremona si vende in modi diversi.
Il cremonese vive di agroalimentare e zootecnia su scala industriale, con la liuteria come eccellenza riconosciuta nel mondo. Due estremi: chi vende volumi e chi vende unicità.
Se prima dei messaggi automatici serve mettere ordine nei contatti, la pagina è CRM a Cremona.
Mandare lo stesso messaggio a chi è cliente da dieci anni e a chi ha chiesto informazioni la settimana scorsa significa dire una cosa poco utile a entrambi. Il primo si sente trattato come un estraneo, il secondo riceve comunicazioni che non capisce.
Le distinzioni che servono sono poche: cliente o non cliente, cosa ha comprato, da quanto tempo è fermo, che tipo di interesse aveva mostrato.
Con quattro gruppi ben fatti si ottiene più che con quaranta segmenti costruiti su comportamenti minuti, che poi nessuno mantiene aggiornati.
Meno messaggi e più pertinenti producono più vendite di più messaggi uguali per tutti.
Chi ci lavora:
Come lavoriamo:
numeri prima e dopo
Ogni automazione che accendiamo ha un numero di riferimento deciso prima: quanto valeva quel passaggio senza automazione, quanto dovrebbe valere con.
Per il recupero dei carrelli è la percentuale di acquisti completati; per una sequenza di benvenuto, quante persone fanno il passo successivo; per la riattivazione, quanti contatti fermi tornano a rispondere.
Senza questo confronto si finisce a guardare quante email sono state aperte, che è un numero che non dice se sono arrivati soldi.
In tutto siamo più di quaranta, e operiamo sul territorio di Cremona e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Le aperture non sono un risultato. Sono un passaggio intermedio, e pure poco affidabile.
Cosa chiediamo
prima di cominciare
Quattro informazioni, e la terza è quella che decide se il progetto regge.
Quanti contatti avete e in che stato sono: da dove arrivano, con quale consenso, quanti sono ancora attivi.
Cosa usate oggi per inviare comunicazioni, anche se è poco.
Chi scriverà i contenuti. Se la risposta non c’è, il progetto si ferma al secondo mese: la piattaforma resta accesa e non parte niente.
Cosa deve parlare con cosa. Sito, negozio online, gestionale, sistema di gestione clienti: le automazioni utili si basano su comportamenti reali.
Con queste risposte si capisce subito da dove partire. E se la lista è piccola e non c’è chi scrive, lo diciamo: conviene aspettare.
È far partire da sole le comunicazioni giuste al momento giusto, in base a quello che le persone fanno.
Gli esempi concreti sono semplici: chi lascia i dati riceve subito un messaggio di benvenuto e nei giorni successivi altri due o tre; chi abbandona un acquisto a metà riceve un promemoria; chi non compra da un tempo insolito viene ricontattato; chi ha comprato un prodotto riceve consigli su come usarlo.
Non è niente di misterioso: sono cose che un’azienda piccola farebbe a mano se avesse tempo, e che su numeri grandi si possono far succedere in automatico.
La parte difficile non è la tecnologia. È decidere cosa mandare, a chi e quando, e avere qualcosa di utile da dire.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Questo lavoro si fa interamente a distanza: configurazioni, percorsi, contenuti e misura.
Serve una conversazione iniziale con chi conosce i clienti e con chi vende, per capire cosa ha senso comunicare e in che momenti. Quella si fa in videochiamata senza perdere nulla.
Se c’è già una piattaforma attiva, il primo passo è un accesso in lettura per vedere com’è impostata: in mezza giornata si capisce cosa recuperare.
Guardando pochi numeri, e non quelli che si guardano di solito.
Le aperture sono un dato poco affidabile, perché i sistemi di posta le contano in modo scorretto. I clic dicono qualcosa di più, ma restano un passaggio intermedio.
Quello che conta è cosa è successo dopo: quanti acquisti sono stati recuperati, quante richieste di preventivo sono arrivate da una sequenza, quanti contatti fermi sono tornati attivi, e quanto valgono in euro.
Per ogni automazione che accendiamo definiamo prima questo numero e lo confrontiamo con la situazione precedente. È l’unico modo per sapere se il canone della piattaforma si ripaga, che è la domanda vera.
Ci sono due voci e la seconda pesa più della prima, anche se di solito si guarda solo quella.
La piattaforma si paga con un canone che cresce con il numero di contatti. Si può partire con strumenti semplici, che bastano per le prime automazioni, e passare a soluzioni più complete quando servono davvero.
L’altra voce è il lavoro: analisi del processo, pulizia della lista, configurazione tecnica, costruzione dei percorsi, scrittura dei messaggi. All’avvio è la spesa principale.
Il conto sensato si fa così: prendete un’automazione, per esempio il recupero dei carrelli abbandonati, stimate quanti acquisti recupererebbe in un anno e quanto valgono. Nella maggior parte dei negozi online quella sola voce ripaga tutto il resto.
Dipende da tre cose: quanti contatti avete, cosa deve parlare con cosa, e chi ci metterà le mani.
Per chi comincia, gli strumenti semplici di invio con qualche automazione bastano e costano poco. Coprono benvenuto, carrelli abbandonati e riattivazione, che è già la maggior parte del valore.
Le piattaforme complete diventano utili quando i contatti sono molti, quando servono percorsi differenziati per tipo di cliente, e soprattutto quando il sistema deve collegarsi al gestionale o al CRM.
La cosa che vediamo più spesso è l’opposto: piattaforme importanti pagate da anni e usate per mandare una newsletter ogni tanto. Prima di consigliare uno strumento guardiamo cosa userete davvero, e in genere la risposta è: meno di quanto pensate.
Dipende da come è stata raccolta, e va verificato prima di inviare qualsiasi cosa.
Se i contatti avevano dato un consenso valido e si può dimostrare quando e per cosa, si può riprendere a scrivere. Conviene farlo con un messaggio che riconosca il tempo passato e dia un motivo chiaro per restare.
Se il consenso non c’è o non è dimostrabile, non si usa: oltre al problema legale, quelle persone segnalano i messaggi come indesiderati e questo danneggia tutti i vostri invii successivi.
Una lista ferma da anni ha inoltre molti indirizzi non più attivi: vanno tolti prima di partire, altrimenti la prima spedizione fa danni alla reputazione del vostro dominio.
Il primo invio a una lista vecchia va fatto a scaglioni e con attenzione. È una di quelle cose in cui la fretta costa.
È l’automazione con il ritorno più alto in assoluto per chi vende online, e anche la più semplice da attivare.
Il motivo è ovvio: quelle persone avevano già scelto il prodotto e si sono fermate all’ultimo passo. Un promemoria discreto recupera una parte di quegli acquisti, e sono acquisti che avevate già perso.
Quanto esattamente dipende dal settore e dal prezzo medio, quindi diffidate di chi vi dà una percentuale prima di aver visto i vostri numeri. Quello che possiamo dire è che nella maggior parte dei negozi questa sola automazione ripaga l’intero progetto nel primo anno.
Due accortezze: non più di due o tre messaggi, e non offrire subito uno sconto, altrimenti insegnate ai clienti ad abbandonare il carrello per ottenerlo.
Consegna:
Configurazioni del dominio fatte come si deve. Senza, una parte dei messaggi non arriva e non lo sapete.
Consenso:
Raccolto in modo valido e dimostrabile. Le liste comprate danneggiano anche gli invii legittimi.
Contenuti:
Il vero collo di bottiglia. Va deciso prima chi scrive e da dove arrivano gli argomenti.
Revisione:
Rileggere le automazioni attive due volte l’anno. Capita di trovarne che citano promozioni finite nel 2022.
Numeri:
Acquisti recuperati, richieste generate, contatti riattivati. Le aperture non sono un risultato.
Gradualità:
Una automazione per volta, misurata sei settimane. Accenderne cinque insieme impedisce di capire cosa funziona.
Dicci quanti contatti hai in archivio e cosa usi per scrivergli. Ti diciamo da quale automazione partire e quanto potrebbe valere.
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