Vendere online:
E-commerce Cremona:
aprire è facile, vendere no
Oggi un negozio online si apre in un pomeriggio. Ci sono servizi che lo fanno con un abbonamento mensile e un tema pronto.
Il punto è che aprire non è mai stato il problema. Il problema comincia il secondo mese, quando hanno comprato i parenti e gli amici e il traffico si ferma. A quel punto ci si accorge che mancava tutto il resto: come arrivano le persone, perché dovrebbero fidarsi, quanto costa spedire, cosa succede quando un ordine va storto.
Un progetto e-commerce Cremona serio parte da lì, non dal catalogo.
Le domande sono poche e scomode: quanto margine hai su ogni prodotto, quanto puoi spendere per ottenere un ordine, chi prepara i pacchi e chi risponde a chi scrive.
Se i conti tornano, il sito è la parte semplice. Se non tornano, nessun sito li aggiusta.
Prima della piattaforma:
il catalogo e chi lo aggiorna
La domanda che spacca i progetti a metà non è tecnica: chi aggiorna il sito fra sei mesi?
Nei progetti che funzionano c’è una persona in azienda che ci mette mano ogni settimana. Nei progetti che si spengono non c’è nessuno, e dopo un anno il catalogo mostra prodotti finiti e prezzi vecchi.
Per questo quando lavoriamo a un e-commerce a Cremona guardiamo prima come nascono i dati dei prodotti: dove stanno le schede, chi fa le foto, come si aggiornano i prezzi, se esiste un gestionale da cui pescare.
Se i dati arrivano da un gestionale conviene automatizzare e la piattaforma si sceglie in base a quanto è facile collegarla. Se i dati li scrive una persona, conviene una piattaforma semplice da usare, anche a costo di qualche funzione in meno.
Un negozio che nessuno aggiorna smette di vendere, qualunque tecnologia ci sia sotto.
Perché un negozio online non vende:
i motivi ricorrenti
Ci arrivano spesso progetti già fatti che non stanno rendendo. I motivi si somigliano.
I margini e le abitudini di acquisto cambiano da settore a settore, e attorno a Cremona i settori convivono.
Il cremonese vive di agroalimentare e zootecnia su scala industriale, con la liuteria come eccellenza riconosciuta nel mondo. Due estremi: chi vende volumi e chi vende unicità.
Se invece il sito deve informare e non vendere, la pagina è realizzazione siti internet a Cremona.
Non ci arriva nessuno. È il caso più frequente. Il sito è fatto bene, ma nessuno ha lavorato su come farlo trovare e non c’è budget per le campagne.
Arrivano le persone sbagliate. Traffico che cerca informazioni e non prodotti, oppure campagne impostate su parole generiche che portano curiosi.
Arrivano, guardano, se ne vanno. Foto povere, descrizioni copiate dal fornitore, costi di spedizione che compaiono all’ultimo passaggio, registrazione obbligatoria per comprare.
Comprano una volta sola. Nessuno li ha più contattati. Riportare un cliente che ha già comprato costa una frazione di quanto costa trovarne uno nuovo.
Prima di rifare tutto guardiamo i numeri: quante visite, da dove, quanti carrelli, dove si fermano. Di solito il problema è uno solo, e rifare il sito non era la risposta.
Il team:
Chi lavora
al tuo negozio online
Un progetto e-commerce che regge nel tempo richiede persone che restano, non un gruppo messo insieme per l’occasione.
Da noi il progetto ha un referente unico che risponde anche fra due anni, quando serve aggiungere un metodo di pagamento o aprire un mercato nuovo. Intorno ci sono sviluppatori, chi si occupa di interfacce, chi di posizionamento e campagne, chi di contenuti.
Siamo oltre quaranta persone in un unico studio a Sarezzo, in provincia di Brescia, e operiamo su Cremona come sul resto d’Italia.
Ci sono clienti che seguiamo da vent’anni, con negozi online che nel frattempo hanno cambiato due volte piattaforma. Quel tipo di continuità è la parte del servizio che si vede meno e che pesa di più.
Chi ha fatto il sito è ancora raggiungibile, e non è scontato.
Quanto costa un e-commerce:
come si costruisce il preventivo
Un prezzo di listino non esiste, e chi lo dà senza aver visto il catalogo lo cambierà in corsa.
Il costo dipende da cose misurabili: quanti prodotti e come sono fatti, quante integrazioni servono con gestionale, magazzino o corrieri, che tipo di vendita è, ai privati o alle aziende con listini differenziati, quante lingue e quanti mercati.
A queste si aggiungono due voci che quasi nessuno mette nel preventivo iniziale: i contenuti, cioè foto e schede prodotto, e il budget per farsi trovare dopo l’apertura.
Il modo onesto di fare un preventivo è dividerlo: cosa serve per aprire, cosa può aspettare il secondo anno, quanto costa tenerlo in piedi ogni mese.
Il conto che conta non è il prezzo del sito. È quanto ti costa ottenere un ordine e quanto ci guadagni sopra.
Dipende da quattro cose: quanti prodotti, quante integrazioni con i sistemi che già usate, se vendete ai privati o alle aziende, quante lingue.
Un negozio essenziale con catalogo contenuto e nessuna integrazione sta su cifre molto diverse da un progetto collegato al gestionale con listini differenziati. Fra i due estremi il rapporto è facilmente di uno a dieci, quindi un prezzo dato al telefono non vuol dire niente.
Quello che possiamo fare subito è dirvi in quale fascia siete e quali voci peseranno di più. Di solito sono le integrazioni e i contenuti dei prodotti, non la grafica.
Nel preventivo mettiamo anche il costo di gestione annuale e quello per farsi trovare: senza quelle due voci il conto è incompleto e si scopre dopo.
Dipende dal margine e da cosa volete costruire.
I marketplace portano volume subito, perché il traffico c’è già. In cambio prendono una commissione su ogni ordine, vi mettono accanto ai concorrenti e non vi lasciano il rapporto con il cliente: quella persona resta loro, non vostra.
Per molte aziende la combinazione sensata è entrambe le cose: il marketplace per far girare il magazzino e farsi conoscere, il negozio proprio per costruire clienti che tornano e su cui il margine è pieno.
La scelta va fatta con i numeri davanti, non per principio. Se la commissione si mangia tutto il margine, il volume non serve a niente.
Le stesse persone che hanno fatto il progetto.
Non abbiamo un gruppo che sviluppa e uno che assiste: chi ha costruito il negozio è chi risponde quando c’è da aggiungere un metodo di pagamento o capire perché un ordine si è bloccato. È il motivo principale per cui certi clienti sono con noi da vent’anni.
Il primo periodo dopo l’apertura è quello in cui serve più attenzione: si vedono i primi ordini veri e saltano fuori le cose che in prova non si erano viste.
Su come proseguire decidete voi: possiamo occuparci anche di campagne e contenuti, oppure limitarci alla parte tecnica se il marketing lo fate internamente.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo progetti in tutta Italia. Su un e-commerce la distanza pesa poco: il lavoro si fa sul catalogo, sui dati e sui processi, e quasi tutto si segue a distanza.
Gli incontri in azienda si concentrano all’inizio, quando serve vedere come funzionano magazzino e preparazione degli ordini. Quelle cose in videochiamata non si capiscono.
Dopo l’avvio ci si vede quando c’è da decidere qualcosa di grosso, non per abitudine.
Si può fare, ed è meno drammatico di quanto sembri, a patto di aver tenuto i dati in ordine.
Prodotti, clienti e ordini si esportano e si portano altrove. La parte delicata sono gli indirizzi delle pagine: se cambiano senza le giuste corrispondenze, si perde il posizionamento guadagnato negli anni ed è un danno vero.
Quando facciamo una migrazione la mappa dei vecchi indirizzi verso i nuovi è il primo documento che prepariamo, prima ancora della grafica.
Abbiamo seguito negozi che hanno cambiato piattaforma due volte in dieci anni. Se la prima volta il lavoro è stato fatto con criterio, la seconda costa molto meno.
Per un negozio semplice, con catalogo già pronto e nessuna integrazione, dalle sei alle dieci settimane.
Per un progetto collegato al gestionale, con listini o più lingue, si va dai tre ai sei mesi. La parte lunga quasi mai è lo sviluppo: sono i dati dei prodotti, le foto e le descrizioni.
Il ritardo tipico non dipende da noi né dalla tecnologia. Dipende da quanto tempo l’azienda riesce a dedicare a mettere in ordine il catalogo, che è un lavoro noioso e che nessuno ha voglia di fare.
Se il catalogo esiste già in forma decente, i tempi si dimezzano.
Dipende da chi sei e da cosa vendi, e sono due risposte diverse.
Shopify conviene quando vuoi partire in fretta, hai un catalogo gestibile e preferisci un canone che comprende hosting, aggiornamenti e sicurezza. In cambio hai meno libertà su integrazioni e logiche di prezzo particolari.
WooCommerce conviene quando hai già un sito WordPress, il contenuto conta quanto il prodotto e vuoi controllo pieno. In cambio la manutenzione è a carico tuo o di chi ti segue, e va fatta davvero.
Se il catalogo è grande o vendi alle aziende con listini differenziati, la domanda giusta di solito non è questa: si guarda a PrestaShop o Magento.
Quasi sempre sì, e nella maggior parte dei casi conviene.
Il collegamento serve a far viaggiare giacenze, anagrafiche, prezzi e ordini senza che qualcuno li ricopi a mano. Il risparmio non è tanto di tempo quanto di errori: vendere un prodotto esaurito costa un cliente.
Quanto costa dipende dal gestionale. Alcuni hanno già un modo pulito per scambiare dati, altri richiedono un lavoro su misura che può pesare quanto il resto del progetto.
È una delle prime cose che verifichiamo, perché cambia il preventivo più di quasi ogni altra scelta.
Clienti:
Far tornare chi ha già comprato costa una frazione rispetto a trovarne di nuovi. È la leva più redditizia e la meno usata.
Numeri:
Visite, conversione, valore medio dell’ordine, costo per ordine acquisito. Senza questi quattro si naviga a sensazione.
Analisi:
Se il prodotto regge la vendita online e a quali condizioni. Margine, peso, concorrenza e costo di spedizione dicono quasi tutto prima di spendere una riga di codice.
Piattaforma:
Shopify, PrestaShop, Magento o WooCommerce. Si sceglie sul catalogo e su chi dovrà gestirlo, non sulle mode del momento.
Catalogo:
Struttura di categorie, varianti e filtri. È la parte che decide se una persona trova quello che cerca o esce dopo venti secondi.
Schede:
Descrizioni e foto che fanno vendere e che vi fanno trovare. Copiare quelle del fornitore vi mette in coda a cento negozi identici.
Se stai valutando di aprire, la prima conversazione serve a fare due conti sul margine. Se non tornano è meglio saperlo adesso.
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