Dati del sito:
Web analytics Modena:
misurare meno, ma bene
Si può misurare quasi tutto, e questa possibilità è diventata un problema.
Si finisce a tracciare decine di comportamenti, accumulare eventi che nessuno guarderà mai, costruire rapporti che richiedono venti minuti per essere letti. Il risultato è un impianto costoso che non aiuta a decidere.
L’approccio opposto funziona meglio: si decide prima quali decisioni si devono prendere, si misurano solo i dati che servono a prenderle, e si butta il resto.
Per un’azienda che vende su preventivo di solito bastano cinque cose. Per un negozio online, sei o sette.
Il resto è rumore che rende più difficile vedere quello che conta.
Cosa controlliamo per primo:
la verifica dei dati
Prima di analizzare qualsiasi cosa, verifichiamo che i numeri siano affidabili. È un lavoro di qualche giorno e cambia spesso il quadro.
Il tracciamento è attivo ovunque. Capita che manchi su alcune pagine, tipicamente quelle aggiunte dopo, o che sia presente due volte, il che raddoppia i conteggi.
Le conversioni contano quello che dovrebbero. Un invio di modulo, non un caricamento di pagina che avviene anche per altri motivi.
Il traffico interno è escluso. Altrimenti l’azienda gonfia le proprie statistiche, e sulle aziende piccole la distorsione è notevole.
Il consenso è configurato bene. Se è troppo restrittivo si perdono dati; se è troppo permissivo è un problema legale.
I numeri tornano con la realtà. Il confronto con ordini e richieste vere è la prova definitiva.
Cosa misurare:
per chi vende servizi e per chi vende online
Le domande cambiano a seconda di come si vende, e conviene non fare finta che siano uguali.
Le domande che un’azienda si fa dipendono dal suo mercato, e quello di Modena non è uno solo.
Attorno a Modena ci sono la motor valley, il biomedicale di Mirandola, la ceramica e l’agroalimentare. Quattro filiere forti, ognuna con i suoi codici e le sue fiere di riferimento.
Se oltre ai numeri serve chi coordina i canali, la pagina è web marketing a Modena.
Se vendete su preventivo contano: quante richieste arrivano e da dove, quanto costa ciascuna, quante diventano trattative, quante si chiudono, quale contenuto le genera. Il percorso è lungo e la misura deve seguirlo oltre il sito.
Se vendete online contano: quanti visitatori diventano acquirenti, il valore medio dell’ordine, quanto costa ottenere un ordine per canale, in che punto si abbandona il carrello, quanti clienti tornano a comprare.
L’ultimo è il più trascurato: quasi tutti guardano l’acquisizione e quasi nessuno il riacquisto, che è dove sta il margine.
Misurare le cose sbagliate con precisione è il modo più elegante di perdere tempo.
Chi ci lavora:
Chi lavora
alla misurazione
Serve una combinazione di competenze che raramente sta in una persona sola.
Chi conosce gli strumenti e sa configurarli, chi può mettere le mani sul sito per sistemare i tracciamenti, chi capisce abbastanza di marketing da sapere quali numeri servono, e chi sa spiegare i risultati a chi deve decidere e non ha tempo.
In Dexa siamo oltre quaranta persone nello stesso studio, e questo conta: quando la verifica trova un tracciamento rotto, chi lo sistema è nella stanza accanto.
Siamo attivi a Modena e in tutta Italia. La nostra sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia, e i clienti che seguiamo sono quasi tutti altrove.
È un lavoro che si fa interamente a distanza.
Quanto costa:
due modi di impostarlo
Questo servizio si affronta in due modi, e il primo basta a parecchie aziende.
Intervento una tantum. Verifica dei dati, correzione dei tracciamenti, configurazione delle conversioni che contano, controllo del consenso, costruzione del pannello e istruzioni per leggerlo. Poche settimane e finisce lì.
Affiancamento continuativo. Ha senso quando ci sono campagne attive da ottimizzare, un negozio online con volumi, o cambiamenti frequenti al sito che rischiano di rompere i tracciamenti. Comprende letture periodiche e controlli.
Su siti semplici e senza campagne, la prima strada è quasi sempre sufficiente: si sistema, si impara a leggere, e si torna quando cambia qualcosa.
Se basta l’intervento singolo lo diciamo, anche se un canone sarebbe più comodo per noi.
A tre cose, in quest’ordine.
Verificare che i dati che avete siano veri. È il punto di partenza, ed è quello che salta fuori più spesso: tracciamenti rotti dopo un rifacimento, conversioni contate due volte, traffico interno mai escluso.
Misurare le poche cose che servono a decidere, invece di tutto quello che è tecnicamente misurabile.
Rendere quei numeri leggibili a chi deve prendere decisioni e non ha tempo di navigare fra i rapporti.
Quello che non serve è produrre analisi lunghe che nessuno legge. Se alla fine del lavoro non ci sono quattro o cinque numeri che qualcuno guarda ogni mese, il lavoro non è servito.
Sì, ed è una condizione su cui non transigiamo.
Gli strumenti di analisi, Search Console e gli account pubblicitari vanno intestati alla vostra azienda. Noi lavoriamo con permessi che potete revocare.
Il motivo è il valore dello storico: senza confronto con l’anno precedente metà delle analisi non si possono fare, e quel confronto si costruisce solo con il tempo.
Capita ancora di trovare aziende che hanno perso anni di dati perché tutto era sull’account di un fornitore. È un danno che non si recupera in alcun modo: i dati non si possono ricostruire a posteriori.
Se oggi non sapete a chi sono intestati i vostri strumenti, è la prima cosa da verificare.
La correzione dei tracciamenti richiede giorni. Avere dati affidabili su cui ragionare richiede qualche settimana in più.
Il motivo è che dopo aver sistemato la misurazione bisogna accumulare un periodo pulito: prima di quel momento i confronti con il passato sono inquinati dagli errori precedenti.
In genere dopo quattro o sei settimane di dati corretti si possono cominciare a trarre conclusioni sulle cose che hanno volumi sufficienti. Per le analisi che richiedono confronti stagionali serve più tempo.
Questa è anche la ragione per cui conviene sistemare la misurazione prima di lanciare campagne importanti: partire con tracciamenti rotti significa non poter giudicare quello che si sta pagando.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo aziende in tutta Italia. Questo lavoro si fa interamente a distanza: servono accessi agli strumenti e qualche conversazione.
L’unica parte che richiede attenzione è quella iniziale, dove bisogna capire quali decisioni l’azienda deve prendere e quali sono i numeri veri delle vendite. Si fa in videochiamata, ma con le persone giuste: chi vende e chi decide, non solo chi si occupa del sito.
Per le letture periodiche una videochiamata ogni trimestre è più che sufficiente.
Sì, ed è il motivo per cui questo servizio ha senso dentro una struttura invece che da solo.
La misurazione dice dove si perde: una pagina che le persone abbandonano, un modulo troppo lungo, un passaggio del carrello dove ci si ferma, tempi di caricamento che allontanano chi arriva dal telefono.
Trovare il problema è metà del lavoro. L’altra metà è sistemarlo, e se chi analizza non può intervenire si apre una pratica con un altro fornitore, che spesso si conclude con mesi di ritardo o non si conclude affatto.
Da noi chi mette le mani sul sito è nella stanza accanto, quindi fra l’individuare un problema e correggerlo passano giorni invece che mesi. Se il quadro da rimettere in ordine è più ampio dei soli dati, la pagina è web marketing a Modena.
È la situazione più diffusa, e il motivo non è la pigrizia.
Lo strumento nella sua configurazione predefinita risponde a domande che nessuno in azienda si pone: quanti utenti, quante sessioni, quanto tempo sulla pagina. Le domande vere sono altre: da dove arrivano le richieste che poi chiudono, quanto costa ottenerne una, quale pagina le genera.
Per rispondere a quelle serve configurarlo apposta: definire cosa è una conversione per voi, collegare le campagne, e costruire una vista con pochi numeri utili.
Dopo quel lavoro le persone lo guardano, perché trovano risposte invece che grafici. La differenza non è nello strumento: è in cosa gli si chiede di misurare.
Confrontandoli con quello che sapete già, ed è un controllo che potete fare anche da soli.
Prendete un mese e contate le richieste arrivate davvero: email, moduli, telefonate tracciabili. Poi guardate cosa dice lo strumento per lo stesso periodo. Se i due numeri sono molto diversi, c’è un problema.
Gli scarti tipici hanno cause riconoscibili: conversioni gonfiate perché contano ogni visita a una pagina di ringraziamento invece dell’invio del modulo; traffico gonfiato perché l’azienda non è esclusa; dati mancanti perché il tracciamento non è su tutte le pagine o perché il banner del consenso li blocca male.
Questa verifica è la prima cosa che facciamo, e nella maggior parte dei casi trova almeno un problema.
Lettura:
Una spiegazione scritta di cosa significa ogni numero. Fra sei mesi nessuno ricorda perché era lì.
Riacquisto:
Quanti clienti tornano. Tutti guardano l’acquisizione, quasi nessuno questo, ed è dove sta il margine.
Controlli:
I tracciamenti si rompono quando il sito cambia. Un controllo periodico evita di scoprirlo dopo sei mesi.
Proprietà:
Strumenti e storico intestati a voi. I dati persi in un cambio di fornitore non si ricostruiscono.
Correzione:
Trovare il problema è metà del lavoro. L’altra metà è sistemarlo, e conviene che lo faccia chi è nella stanza accanto.
Verifica:
I numeri corrispondono alla realtà? Si confronta con ordini e richieste vere. Quasi sempre salta fuori qualcosa.
Dacci accesso ai tuoi strumenti di analisi. In pochi giorni ti diciamo se i numeri che stai guardando sono veri, e quasi sempre qualcosa da sistemare c’è.
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