Presenza sui social:
Social media marketing a Mestre:
cosa cambia fra esserci e presidiare
Esserci vuol dire avere un profilo aggiornato ogni tanto. Presidiare vuol dire tutt’altro.
Significa sapere cosa esce nelle prossime sei settimane e perché. Significa avere materiale già prodotto invece di rincorrerlo. Significa accorgersi che un formato sta funzionando e spingerci sopra il budget mentre è ancora caldo, non a fine mese quando si guardano i report.
Significa anche rispondere ai messaggi in giornata, perché una domanda lasciata lì due giorni è una richiesta andata a un concorrente.
Un’agenzia social media marketing a Mestre serve a questo: trasformare una presenza intermittente in un canale che lavora tutti i giorni.
Il contrario si vede subito. Tre post a settembre, poi il vuoto fino a marzo, e la sensazione che l’azienda abbia chiuso.
Come gestiamo i social:
strategia, piano, contenuti, campagne
Analisi. Guardiamo i tuoi profili e quelli di chi ti fa concorrenza. Non per copiarli: per capire cosa sta già saturando il feed del tuo pubblico e dove resta spazio. Da qui escono gli obiettivi, che devono essere numeri e non aggettivi.
Piano editoriale. Cosa esce, dove, con che frequenza e con che tono. Un post non nasce da un’idea della mattina: nasce da una linea decisa prima, che tiene insieme mesi di pubblicazioni.
Contenuti. Testi, grafiche, foto, video. È la parte che si vede ed è quella che decide se qualcuno si ferma a guardare.
Campagne e misura. Le sponsorizzate si aggiustano in corsa, non a fine mese. Se un pubblico non risponde lo cambiamo, se un formato funziona ci spingiamo sopra.
Poi si ricomincia dall’analisi. Quello che funzionava a gennaio raramente funziona ancora a settembre.
Conoscere il mercato di Mestre:
perché cambia il piano editoriale
Il territorio non è un dettaglio da citare nella didascalia. Cambia decisioni concrete.
Mestre è la porta di terraferma di Venezia: servizi, logistica, terziario e un tessuto commerciale che lavora su un bacino ben più ampio del centro storico.
Se serve un piano che tenga insieme tutti i canali, non solo i social, c’è agenzia di comunicazione a Mestre.
Da questo dipendono cose molto pratiche: se servono contenuti in più lingue, se il picco di attenzione è concentrato in pochi mesi, se il pubblico da raggiungere è a dieci chilometri o in un altro paese, se conviene investire in sponsorizzate geolocalizzate o allargare il raggio.
Sono scelte che si fanno all’inizio e che pesano sul budget più di qualsiasi decisione creativa.
Il team:
Dove finisce
il traffico che generi
È la parte che quasi nessuno controlla. Abbiamo visto campagne con numeri ottimi mandare traffico su pagine che ci mettevano sei secondi ad aprirsi da telefono, o su un modulo di contatto con nove campi obbligatori.
Noi la guardiamo sempre, perché possiamo intervenirci: in Dexa ci sono dodici sviluppatori oltre a chi si occupa di social, e sistemare una pagina lenta non richiede di aprire un altro contratto con un altro fornitore.
Quando il problema è a valle, lo diciamo prima di far partire le campagne.
Portare traffico è la parte facile. Farlo arrivare da qualche parte che funziona è il resto del lavoro.
Quanto costa la gestione social:
tre voci, tenute separate
La gestione. Strategia, piano editoriale, produzione dei contenuti, pubblicazione, risposta a commenti e messaggi. Dipende da quanti canali presidi e con che frequenza pubblichi. È la voce più stabile nel tempo.
La produzione. Servizi fotografici, video, grafiche. Varia molto: chi ha già un archivio di immagini utilizzabili parte da un punto diverso rispetto a chi deve costruirlo da zero.
Il budget pubblicitario. Questo non è un costo di agenzia, è denaro che va alle piattaforme. Va deciso a parte e tenuto separato, altrimenti non si capisce mai quanto sta rendendo.
Se una proposta mette tutto insieme, chiedi di dividerla. Non per diffidenza: perché divisa si può discutere, e a corpo unico no.
Dipende da tre voci, che vanno tenute separate:
- La gestione: strategia, piano editoriale, contenuti, pubblicazione, risposta ai messaggi. Varia con il numero di canali e la frequenza.
- La produzione: foto, video, grafiche. Chi ha già un archivio utilizzabile parte avvantaggiato.
- Il budget pubblicitario: non è un costo di agenzia, sono soldi che vanno alle piattaforme. Va sempre tenuto a parte.
Prima di fare un preventivo guardiamo i tuoi canali e cosa hai già prodotto. Cambia parecchio la prima voce e ancora di più la seconda.
Sì, e quasi sempre conviene recuperarli invece di aprirne di nuovi: il pubblico che avete già vale più di zero.
La prima cosa è capire se quel pubblico è ancora il vostro. Spesso i follower raccolti anni fa con concorsi o campagne generiche non c’entrano niente con chi compra oggi, e in quel caso vanno semplicemente ignorati nei numeri.
Si riparte con una struttura chiara e poche uscite regolari. La ripresa è più lenta di una partenza da zero nei primi due mesi, poi accelera.
Sì, la maggior parte dei nostri clienti non è vicina a noi.
Siamo a Sarezzo, in provincia di Brescia, e seguiamo aziende in tutta Italia. La gestione quotidiana si fa a distanza senza perdere niente: quello che serve è un contatto rapido con chi in azienda conosce i prodotti.
Dove la presenza serve davvero è nelle giornate di produzione di foto e video, ed è lì che ci si vede.
Su quelli dove sta chi vuoi raggiungere, che non è quasi mai la stessa risposta per due aziende diverse.
Se vendi a privati e il prodotto si vede, Instagram e TikTok hanno senso. Se vendi ad altre aziende, LinkedIn trova le persone che firmano mentre Instagram ti fa perdere tempo. Se lavori nel turismo, il canale cambia anche in base ai mercati esteri che ti interessano.
Essere su tutti è la scelta peggiore: la stessa energia divisa per cinque non basta per nessuno.
Non c’è un numero giusto, e chi te lo dà prima di conoscerti sta vendendo un pacchetto, non una strategia.
La frequenza dipende dal canale, dal settore e soprattutto da quanto materiale reale hai da raccontare. Pubblicare tre volte a settimana per riempire un calendario, con contenuti che non dicono niente, fa più danno che bene: le piattaforme se ne accorgono prima delle persone.
Meglio poche uscite con qualcosa da dire, e un budget che le porti alle persone giuste.
Le campagne a pagamento danno segnali in due o tre settimane: abbastanza per capire quali pubblici e quali formati funzionano.
La crescita organica è un’altra storia e ragiona su mesi. Costruire una presenza riconoscibile richiede continuità, e i primi tre mesi servono soprattutto a capire cosa risponde.
Quello che vediamo subito, spesso al primo controllo, sono gli sprechi: campagne su pubblici sbagliati o traffico mandato su pagine che non convertono.
Community:
Far parlare le persone fra loro e con voi. Vale più di qualsiasi campagna, e non si compra: si costruisce rispondendo per mesi.
Brand:
Identità visiva e voce coerenti su tutti i canali. Se il profilo sembra di un’altra azienda rispetto al sito, la riconoscibilità riparte da zero ogni volta.
Misura:
Messaggi ricevuti, richieste arrivate, costo per contatto. I follower li guardiamo, ma non sono il risultato.
Stagioni:
Concentrare uscite e budget quando le persone decidono davvero. Su molte attività pochi mesi valgono più dell’intero resto dell’anno.
Produzione:
Giornate di riprese e scatti in azienda, ogni due o tre mesi. Alimentano settimane di uscite e costano meno che rincorrere il contenuto.
Influencer:
Collaborazioni con chi ha già il pubblico che ti interessa. Funziona se la scelta è fatta sui numeri reali e non sulla notorietà.
Se i social ti sembrano un impegno che non porta niente, probabilmente manca una direzione. Scrivici e vediamo se possiamo dargliela.
Le recensioni dei clienti che ci hanno scelto.
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