Dati del sito:
Web analytics Treviso:
perché nessuno apre i rapporti
Quasi tutte le aziende hanno uno strumento di analisi installato. Quasi nessuna lo guarda, e non è per pigrizia.
È perché quello strumento risponde a domande che nessuno si è posto: quanti utenti, quante sessioni, quanto tempo sulla pagina. Mentre le domande vere sono altre: da dove arrivano le richieste che poi chiudono, quanto costa ottenerne una, quale pagina le genera, dove si fermano le persone.
Una consulenza web analytics a Treviso utile parte dalle domande dell’azienda e costruisce la misura di conseguenza, non il contrario.
Alla fine restano quattro o cinque numeri, in un posto solo, che chi decide guarda davvero.
Un pannello con quaranta grafici non lo apre nessuno dopo la seconda settimana.
Come lavoriamo:
quattro numeri, in un posto solo
Il risultato di un lavoro fatto bene non è un rapporto lungo: è un quadro breve che qualcuno guarda davvero.
Costruiamo un pannello con pochi numeri, quelli decisi insieme, aggiornati da soli, accessibile a chi deve decidere. Niente da esportare, niente da chiedere a noi.
Accanto mettiamo una spiegazione scritta di cosa significa ciascun numero e quale decisione dovrebbe orientare. Serve perché fra sei mesi nessuno si ricorda perché quel dato era lì.
Poi una lettura periodica insieme, in genere ogni tre mesi, per guardare i cambiamenti e capire cosa fare.
Se un numero non porta a una decisione, lo togliamo dal pannello. Anche se è interessante.
Collegare il sito all’azienda:
il passaggio che manca
Gli strumenti di analisi sanno cosa succede sul sito. Non sanno cosa succede dopo, ed è lì che si decide se un canale rende.
Un percorso di acquisto lungo si misura diversamente da uno breve, e a Treviso ci sono entrambi.
Il trevigiano vive di arredo, sportsystem, meccanica e Prosecco. Distretti che hanno costruito marchi noti nel mondo accanto a centinaia di aziende che lavorano per conto terzi e non hanno mai avuto un nome.
Se oltre ai numeri serve chi coordina i canali, la pagina è web marketing a Treviso.
Il sito registra che è arrivata una richiesta. Se quella richiesta sia diventata una trattativa, e poi un cliente, e per quale importo, lo sa solo l’azienda.
Collegare le due cose non richiede impianti complicati: serve che l’origine di ogni richiesta venga conservata, che i contatti finiscano in un posto solo, e che qualcuno segni cosa ne è stato.
Quando questo giro funziona si scopre quasi sempre qualcosa di inatteso: un canale che porta tanti contatti che non chiudono mai, e uno che ne porta pochi ma buoni.
È il passaggio che trasforma l’analisi da esercizio a strumento di decisione.
Il team:
Come lavoriamo:
vi insegniamo a leggerli
L’obiettivo non è che dipendiate da noi per sapere come va: è che possiate guardare i numeri quando volete.
Per questo il pannello che costruiamo è fatto per essere letto da voi, con una spiegazione scritta di cosa significa ciascun dato e quale decisione dovrebbe orientare.
Facciamo anche una sessione di affiancamento con chi in azienda userà quei numeri, di solito chi segue il commerciale o la direzione.
In tutto siamo più di quaranta, e operiamo sul territorio di Treviso e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Se per sapere come va il sito dovete chiamare noi, il lavoro non è finito bene.
Cosa serve
per cominciare
Tre cose, e due le avete già.
Gli accessi agli strumenti: analisi delle visite, Search Console, eventuali account pubblicitari. Se non sapete chi li ha, il primo lavoro è recuperarli, e capita spesso.
Quali decisioni dovete prendere. Dove investire, cosa sistemare sul sito, se una campagna rende. La misura si costruisce su queste, non in astratto.
I numeri veri dell’azienda: quante richieste arrivano davvero, quanti ordini, quante trattative si chiudono. Servono per il confronto, che è l’unico modo per sapere se i dati del sito sono affidabili.
Con questi elementi la verifica si fa in pochi giorni.
Il terzo punto è quello che manca più spesso, ed è quello che rende tutto il resto utile.
A tre cose, in quest’ordine.
Verificare che i dati che avete siano veri. È il punto di partenza, ed è quello che salta fuori più spesso: tracciamenti rotti dopo un rifacimento, conversioni contate due volte, traffico interno mai escluso.
Misurare le poche cose che servono a decidere, invece di tutto quello che è tecnicamente misurabile.
Rendere quei numeri leggibili a chi deve prendere decisioni e non ha tempo di navigare fra i rapporti.
Quello che non serve è produrre analisi lunghe che nessuno legge. Se alla fine del lavoro non ci sono quattro o cinque numeri che qualcuno guarda ogni mese, il lavoro non è servito.
È la situazione più diffusa, e il motivo non è la pigrizia.
Lo strumento nella sua configurazione predefinita risponde a domande che nessuno in azienda si pone: quanti utenti, quante sessioni, quanto tempo sulla pagina. Le domande vere sono altre: da dove arrivano le richieste che poi chiudono, quanto costa ottenerne una, quale pagina le genera.
Per rispondere a quelle serve configurarlo apposta: definire cosa è una conversione per voi, collegare le campagne, e costruire una vista con pochi numeri utili.
Dopo quel lavoro le persone lo guardano, perché trovano risposte invece che grafici. La differenza non è nello strumento: è in cosa gli si chiede di misurare.
Confrontandoli con quello che sapete già, ed è un controllo che potete fare anche da soli.
Prendete un mese e contate le richieste arrivate davvero: email, moduli, telefonate tracciabili. Poi guardate cosa dice lo strumento per lo stesso periodo. Se i due numeri sono molto diversi, c’è un problema.
Gli scarti tipici hanno cause riconoscibili: conversioni gonfiate perché contano ogni visita a una pagina di ringraziamento invece dell’invio del modulo; traffico gonfiato perché l’azienda non è esclusa; dati mancanti perché il tracciamento non è su tutte le pagine o perché il banner del consenso li blocca male.
Questa verifica è la prima cosa che facciamo, e nella maggior parte dei casi trova almeno un problema.
Dipende da quale delle due strade serve.
Un intervento una tantum comprende verifica, correzione dei tracciamenti, configurazione delle conversioni, controllo del consenso, costruzione di un pannello e istruzioni. Si esaurisce in poche settimane e non lascia canoni.
Un affiancamento continuativo ha senso quando ci sono campagne attive, un negozio online con volumi, o un sito che cambia spesso. Comprende letture periodiche e controlli che i tracciamenti non si siano rotti.
Per un sito aziendale senza campagne, la prima strada è quasi sempre sufficiente. Lo diciamo anche se il canone sarebbe più comodo per noi: proporre un affiancamento mensile a chi ha un sito che cambia una volta l’anno non ha senso.
Una parte sì, ed è fisiologico: chi rifiuta non viene tracciato, ed è giusto così.
Il problema è quando si perde più del necessario per una configurazione sbagliata. Succede spesso: il banner blocca cose che potrebbe non bloccare, oppure è impostato in modo che i dati non vengano raccolti nemmeno da chi ha accettato.
Il segnale tipico è un calo improvviso e consistente dei dati dopo l’installazione o l’aggiornamento del banner, che non corrisponde a un calo reale di attività.
La configurazione corretta rispetta le scelte delle persone e conserva i dati di chi ha acconsentito. Va verificata periodicamente, perché il comportamento cambia quando si aggiornano il sito o gli strumenti. È uno dei controlli che facciamo per primi.
Pannello:
Quattro o cinque numeri in un posto solo, aggiornati da soli. Quaranta grafici non li apre nessuno.
Lettura:
Una spiegazione scritta di cosa significa ogni numero. Fra sei mesi nessuno ricorda perché era lì.
Riacquisto:
Quanti clienti tornano. Tutti guardano l’acquisizione, quasi nessuno questo, ed è dove sta il margine.
Controlli:
I tracciamenti si rompono quando il sito cambia. Un controllo periodico evita di scoprirlo dopo sei mesi.
Proprietà:
Strumenti e storico intestati a voi. I dati persi in un cambio di fornitore non si ricostruiscono.
Correzione:
Trovare il problema è metà del lavoro. L’altra metà è sistemarlo, e conviene che lo faccia chi è nella stanza accanto.
Se non sai da dove arrivano le richieste che poi diventano clienti, quello è il punto di partenza. Raccontaci come vendi e costruiamo la misura su quello.
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