Marketing di contenuto:
Inbound marketing Trento:
quello che sapete già è il materiale
La materia prima di un progetto inbound è dentro l’azienda, e quasi sempre nessuno la considera un patrimonio.
Sta nelle risposte che i commerciali danno dieci volte al giorno, nelle domande ricorrenti che arrivano all’assistenza, negli errori che vedete fare ai clienti, nelle spiegazioni che date quando qualcuno chiede perché costate più di un concorrente.
Sono le cose che a voi sembrano ovvie, perché le sapete da vent’anni, e che per chi deve scegliere sono esattamente le informazioni che non trova da nessuna parte.
Il lavoro di un’agenzia inbound marketing a Trento è in buona parte estrarre quella conoscenza e metterla in forma utilizzabile.
Chi scrive senza parlare con i vostri tecnici produce contenuti che somigliano a quelli di chiunque altro.
Come funziona:
quattro passaggi, non tre articoli
Il meccanismo è semplice da descrivere e richiede costanza per funzionare.
Farsi trovare. Contenuti costruiti sulle domande che le persone fanno davvero prima di comprare, posizionati sui motori di ricerca.
Ottenere un contatto. Offrire qualcosa che valga il rilascio di un indirizzo: una guida pratica, un confronto fra soluzioni, uno strumento di calcolo. Non un catalogo travestito.
Coltivare. Chi ha lasciato i dati quasi mai è pronto a comprare. Va seguito con comunicazioni utili finché non lo è, senza fretta e senza insistere.
Passare ai commerciali. Al momento giusto, con la storia di quella persona: cosa ha letto, cosa ha scaricato, quando.
Il passaggio che salta sempre è il terzo. Si raccolgono contatti e poi nessuno li risente più.
I contenuti che funzionano:
e quelli che si scrivono e basta
La differenza fra i due tipi è netta e si riconosce dopo tre righe.
Questo metodo funziona dove la decisione è lunga e ponderata, e attorno a Trento certi mercati lo sono.
In Trentino turismo di montagna, agroalimentare di qualità, vino e un polo di ricerca e tecnologie convivono. Un mercato attento alla sostenibilità e al racconto del territorio.
Sulla parte automatica di questo lavoro c’è marketing automation a Trento.
Funzionano i contenuti che aiutano a decidere: quanto costa una certa soluzione e da cosa dipende, come si confrontano due alternative, cosa si sbaglia più spesso, cosa chiedere a un fornitore prima di firmare, quali sono i limiti di quello che vendete.
Non funzionano le presentazioni aziendali travestite da articoli, le novità di settore riscritte da altri, i contenuti generici che ripetono quello che c’è già ovunque.
La prova è semplice: se il contenuto potrebbe essere pubblicato identico dal vostro concorrente, non serve a niente.
Parlare anche dei limiti sembra controproducente e invece è quello che genera fiducia: chi legge sa già che il prodotto perfetto non esiste.
Il contenuto più letto è quasi sempre quello sui prezzi, e quasi nessuno lo scrive.
Come siamo fatti:
Come lavoriamo:
con i vostri tecnici, non al posto loro
I contenuti che funzionano nascono da quello che sapete voi. Il nostro lavoro è tirarlo fuori e metterlo in forma.
In pratica significa interviste periodiche con chi conosce prodotti e clienti, di solito un’ora ogni due settimane. Da un’ora di conversazione escono materiali per settimane di lavoro.
È l’impegno che chiediamo, e l’unico su cui non si può transigere: senza, si producono contenuti generici che potrebbero essere di chiunque.
In tutto siamo più di quaranta, e operiamo sul territorio di Trento e in tutta Italia; la sede è a Sarezzo, in provincia di Brescia.
Un’ora ogni due settimane del vostro tecnico migliore vale più di qualsiasi altra cosa in questo progetto.
Il preventivo:
si parte da un ciclo corto
Non proponiamo impegni lunghi al primo incontro. Si comincia da un ciclo definito e verificabile.
Prima fase. Raccolta delle domande dai vostri commerciali, analisi di cosa cercano le persone, definizione del percorso e accordo con le vendite. Poche settimane, e produce un piano concreto.
Secondo ciclo. Un numero definito di contenuti sui temi più promettenti, con la pagina di raccolta contatti e la sequenza di comunicazioni. Tre o quattro mesi.
A quel punto si guardano i primi numeri: quante persone arrivano su quei contenuti, quante lasciano i dati, che qualità hanno.
Se i segnali ci sono si continua e si accelera. Se non ci sono, si capisce perché prima di aver impegnato un anno.
Un contratto annuale al primo incontro conviene a chi lo propone, non a voi.
È un modo di generare contatti facendosi trovare da chi sta già cercando informazioni, invece di interrompere chi sta facendo altro.
In pratica: si producono contenuti che rispondono alle domande che le persone si fanno prima di comprare, si fa in modo che si trovino sui motori di ricerca, si offre qualcosa di utile in cambio di un contatto, e poi si seguono quelle persone con comunicazioni utili finché non sono pronte a parlare con un commerciale.
La differenza rispetto alla pubblicità è che chi arriva ha già un interesse, quindi la conversazione parte da un altro punto.
La differenza rispetto al solo posizionamento sui motori è che qui il percorso continua dopo la visita: si raccoglie un contatto e lo si coltiva nel tempo, che è la parte dove sta la maggior parte del valore.
Qualcosa che valga davvero il rilascio di un indirizzo, e la soglia si è alzata parecchio negli anni.
Funzionano i materiali che aiutano a decidere: una guida su come si costruisce un preventivo in quel settore, un confronto onesto fra soluzioni alternative, una lista di verifiche da fare prima di scegliere un fornitore, uno strumento di calcolo, un esempio documentato di un progetto reale.
Non funzionano i cataloghi travestiti da guide, le presentazioni aziendali e i contenuti generici scaricabili ovunque.
Una regola pratica: se il documento potrebbe essere pubblicato identico da un concorrente, non vale un indirizzo email. La parte utile di solito è quella che gli altri non scrivono perché la considerano un segreto commerciale, e che invece genera fiducia.
Le cause sono tre e si distinguono guardando cosa succede dopo la raccolta.
La prima: il materiale offerto attira persone che non compreranno mai, tipicamente studenti o curiosi. Si corregge cambiando cosa si offre, rendendolo più specifico del vostro mercato.
La seconda, la più frequente: i contatti sono buoni ma non erano pronti, sono stati chiamati subito da un commerciale, trattati come contatti scadenti e archiviati. Compreranno fra qualche mese, da qualcun altro.
La terza: nessuno li ha più risentiti dopo il primo contatto.
La seconda e la terza si risolvono con la fase di coltivazione, che è quella che quasi tutti saltano. Non serve un impianto complicato: servono poche comunicazioni utili nel tempo e l’accordo con i commerciali su quando vale la pena chiamare.
No, non all’inizio, ed è una spesa che viene proposta troppo presto.
Nei primi mesi servono tre cose: pagine dove raccogliere i contatti, un sistema per inviare comunicazioni, un posto dove tenere traccia di chi è chi. Si ottengono con strumenti semplici e poco costosi.
Le piattaforme complete diventano utili quando i contatti sono molti, quando servono percorsi differenziati per tipo di cliente, e quando bisogna collegare tutto al sistema di gestione commerciale.
Partire con una piattaforma importante senza avere ancora contenuti significa pagare un canone per un sistema vuoto. Abbiamo visto aziende con abbonamenti costosi e tre contenuti pubblicati: il problema non era lo strumento.
Si sovrappongono in parte, e la differenza sta in dove si ferma il lavoro.
Il posizionamento sui motori porta le persone sul sito: è il primo pezzo, e in un progetto inbound è indispensabile, perché senza visite non si raccoglie niente.
L’inbound continua dopo: raccoglie un contatto, lo segue nel tempo con comunicazioni utili, lo prepara alla conversazione commerciale e lo passa alle vendite al momento giusto.
Detto altrimenti: si può fare posizionamento senza inbound, ottenendo visite e qualche richiesta spontanea. Non si può fare inbound senza posizionamento, o senza pagare per portare traffico.
Nei progetti che seguiamo le due cose sono la stessa squadra, perché i contenuti devono funzionare per entrambe le finalità.
Sì, e se non lo sono il progetto non regge. È la condizione che verifichiamo per prima.
Servono in tre momenti. All’inizio, per raccogliere le domande vere che i clienti fanno: sono loro a sentirle tutti i giorni. Durante, per definire quando un contatto è pronto per una telefonata. Dopo, per dire quali contatti hanno chiuso, che è l’unico modo per capire quali contenuti generano clienti veri.
Quando le vendite non sono coinvolte succede sempre la stessa cosa: i contatti arrivano senza contesto, vengono trattati come chiamate a freddo, e dopo un mese i commerciali smettono di prenderli sul serio.
Bastano poche ore all’inizio e un confronto periodico breve. Ma sono ore che non si possono saltare.
Interviste:
Un’ora ogni due settimane con chi conosce prodotti e clienti. È l’impegno su cui non si può transigere.
Scambio:
Qualcosa che valga un indirizzo email. La soglia si è alzata: un catalogo travestito da guida non basta più.
Pagine:
Dove si raccolgono i contatti. Poche informazioni chieste, e chiare su cosa succederà dopo.
Coltivazione:
Comunicazioni utili nel tempo a chi non è ancora pronto. È la fase dove sta il valore e quella che salta sempre.
Passaggio:
Quando un contatto va ai commerciali e cosa vedono di lui. Deciso insieme alle vendite, prima di partire.
Ritorno:
Sapere quali contatti hanno chiuso. È l’unico modo per capire quali contenuti generano clienti veri.
Se i tuoi commerciali rispondono alle stesse domande tutti i giorni, quello è il materiale da cui si parte. Basta un’ora per capire quanto ne avete.
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